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Un anno da Cenerentola e il brusco risveglio: il Gubbio retrocede in Prima Divisione

Un anno da Cenerentola e il brusco risveglio: il Gubbio retrocede in Prima Divisione
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GUBBIO (PG), 16 MAGGIO – E’ stata una squadra che ha suscitato la simpatia di tanti tifosi, una compagine che si è affacciata alla Serie B dopo un’eterna vita fra C1, C2 e dilettanti, una società che, dopo un campionato mai particolarmente esaltante, si risveglia dal dolce sogno durato dodici mesi e ripiomba in Lega Pro: stiamo parlando del Gubbio, cenerentola della Serie B la cui favola è finita troppo presto.

La squadra umbra, dopo un campionato di vertice condotto alla grande dal duo Gigi Simoni-Vincenzo Torrente, viene promossa in Serie B a pieni meriti. Una volta arrivata in cadetteria la squadra fatica ad ingranare e la prima vittoria arriva soltanto il 9 ottobre (2-1 sulla Nocerina): fino a quel momento gli eugubini avevano raccolto soltanto quattro punti in otto partite. Questo ruolino di marcia scadente costa il posto a Fabio Pecchia, allenatore designato come successore di Torrente .Al suo posto torna in panchina Gigi Simoni e la squadra sembra rialzare lentamente la cresta.

A gennaio Fioriti regala alla sua squadra il fantasista Guzman, lo svincolato Graffiedi e la punta Mastronunzio, ma la loro esperienza non serve per salvare la squadra. A nulla servono gli avvicendamenti di Alessandrini e di Apolloni: dopo la netta sconfitta di Padova subita nello scorso week end, i rossoblu retrocedono mestamente dopo una sola stagione passata in Serie B. Durante l’anno la compagine umbra è stata anche scossa da Scommessopoli in quanto Simone Farina, terzino rossoblu, aveva rifiutato un’ingente somma di denaro offertagli da Zamperini per truccare una partita della sua squadra. Farina balza agli onori della cronaca e il Gubbio viene improvvisamente conosciuto da tutto lo Stivale.

La squadra rossoblu ha ripercorso in modo speculare le gesta del Portogruaro: squadra di giovani e di gregari che, grazie ad un progetto duraturo, è riuscita a regalare ai propri tifosi e alla propria città un palcoscenico che non si vedeva da più di mezzo secolo. Come per la società veneta, però, la retrocessione è arrivata mesta e troppo velocemente.

A cura di Nicolò Bonazzi

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