Giovanni Nole

Fognini 2.0: anche Amburgo è tua!

Fognini 2.0: anche Amburgo è tua!
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In un match difficilissimo, Fognini regola Delbonis, esecutore di Federer, annullando tre match point e conquistando ad Amburgo il secondo trofeo consecutivo.

fabio-fognini-vincente-amburgo-tennis-epa-telefoto-258-258Il destino di tanti italiani, da decenni a questa parte, è strettamente legato alle storie narrate nelle regioni tedesche: son tanti i racconti di vita di gente che, dall’Italia, con disperazione e necessità, nel secondo dopoguerra ha superato le alpi per giungere in terra teutonica in cerca di lavoro e serenità economica. Tant’ è che moltissimi nostri connazionali hanno ormai messo le radici in Germania, formando famiglie e generazioni discendenti dal mescolamento di due culture così diverse. Ma se è vero che la Germania è stata per molti italiani una culla, una madre protettrice, con le dovute modifiche e riassestamenti proporzionali anche per Fognini la regione tedesca è stata fonte di nuova giovinezza, di rinascita: la zona mitteleuropea ci riconsegna, dopo due settimane di grande tennis, un giocatore rinato, letteralmente rivoluzionato, e con esso rinasce anche la fiducia in un tennis nostrano storicamente avaro di risultati, almeno nell’epoca moderna, e che adesso può finalmente vantare la presenza di due rappresentanti tricolori nella Top25. Dopo la vittoria di Stoccarda, infatti, Fognini conferma il suo buonissimo momento e infila la decima vittoria di fila nel match più importante della sua carriera, nella finale più prestigiosa disputata dal tennista ligure: Fabio non trema di fronte all’ego di una finale così importante e conquista anche il 500 di Amburgo, battendo il finale, in tre set, il sorprendente argentino Federico Delbonis, posizionato oltre la centesima posizione nella classifica ATP. Non un match facile per il Fogna, tutt’altro; ma le difficoltà che il nostro connazionale è riuscito a superare rappresentano l’ennesimo esame di maturità superato per il 26enne, che da domani diventerà il numero 19 al mondo. L’impresa che Fabio Fognini ha compiuto prende ancor più eco comparata alla situazione tennistica italiana: era da 29 anni che un italiano non disputava due finali consecutive, ai tempi fu Cancellotti a riuscirci, senza però riuscire a conquistare entrambi i trofei.

PRIMO SET: SPRECHI E RIMPIANTI – Sulla strada di Fognini verso la gloria, come detto, l’argentino Delbonis, capace di regolare, tra il clamore di tutti gli appassionati, il Re Roger Federe in due tiebreak. Quasi un regalo per il Fogna, che si ritrova in finale un avversario sicuramente molto più alla portata dello svizzero. L’argentino, però, si dimostra un osso duro, un giocatore che sicuramente non merita il ranking che ha e che è giunto in finale dimostrando solidità e fermezza nei momenti importanti. Come quando, al quinto gioco del primo set, dopo quattro game di calma piatta dove entrambi han tenuto i relativi servizi senza offrire spunti particolari, annulla tre palle break consecutive (che diventeranno poi 5 durante i vantaggi), rimontando da 0-40 e mantenendo il servizio. Fognini risente tantissimo di questa opportunità sprecata (in particolare una volèe relativamente semplice da chiudere per un giocatore del suo calibro, sul 15-40, malamente mandata a rete), e da teso che sembrava essere già da inizio match, ora il suo nervosismo si accentua ancor di più. Regalando, comunque, spunti e giocate d’alta scuola: come quando, ad esempio, nello stesso game su vantaggio dell’argentino, dopo due recuperi assurdi su un rovescio e un dritto dell’argentino che fanno fare il tergicristallo all’italiano, trafigge l’avversario con un passante di rovescio su uno smash mal capitalizzato del giocatore di Azul. Ma che ora sia l’italiano ad essere più in difficoltà nel difendere i turni di servizio lo si vede nei game successivi: se sul 3-4 e servizio Fognini riesce a rimontare da 0-30 e chiudere il gioco a proprio favore, nel game decisivo, sul 4-5, arriva il break decisivo che consegna il set all’argentino.

SECONDO SET: CRISI E RINASCITA – Nonostante inizi subito col break, il secondo set parte malissimo per Fognini, vittima del nervosismo: chiamato a confermare il break in apertura, nel secondo game, l’italiano riceve un warning, assolutamente inspiegabile ed inesistente, per aver “perso tempo” nel cambiare racchetta, siccome nelle precedenti tre racchette si erano verificate delle incredibili rotture delle corde. Perdita di tempo presunta motivata dal fatto che un tennista può portare in campo solo tre racchette, per cui Fognini ha dovuto aspettare che ne arrivasse una quarta dall’esterno; Lars Graff, supervisor del torneo, non ha però voluto sentir ragioni, infliggendo un warning assurdo all’italiano che ha finito per innervosire ancor di più il ligure. Uno stato d’animo negativo, quello del Fogna, che avrà sin da subito effetti devastanti nel match; non solo avviene il contro break immediato di Delbonis, ma l’argentino si porta addirittura un break avanti sull’italiano, fissando il risultato della partita sul 4-1. I fantasmi del vecchio Fognini, il Fognini 1.0, quello che alle prime difficoltà si abbatte inesorabilmente, affliggendosi e collassando su se stesso perdendo di vista i match anche più facili, iniziano a presentarsi sul campo centrale di Amburgo: Fabio è ad un passo dal perdere la sua terza finale in carriera, quella più importante. Ma è qui che avviene il riscatto del Fogna: di fronte all’ennesimo test di maturità, Fognini vuole provare di esser cambiato, di esser diventato un tennista solido, concreto, concentrato, freddo. E che, soprattutto, non vuole più sentir parlare di enormi occasioni sciupate, non ancora. Così, Fabio, mentre Supertennis HD si prende una pennichella,  rimonta su un Delbonis alquanto rintontito, portandosi sul 4 pari. Il match ora ritorna ad essere equilibrato, ed il tiebreak è inevitabile. Ed è qui che diventa plateale la differenza tra i due giocatori: uno, Fognini, decisamente più maturo, l’altro, Delbonis, non di certo abituato a giocar finali e sopportare certe pressioni. La prova ce l’abbiamo quando l’argentino si procura tre match point, di cui due sul suo servizio, ma li spreca malamente, tra volèe  facili e rovesci non impossibili, uno dietro l’altro. Allora avviene la riscossa di Fognini, che fiuta l’occasione e pressa su un avversario che inizia ad esser sfiduciato: alla prima occasione buona, Fabio chiude i tiebreak a proprio favore, e pareggia il conto dei set.

TERZO SET: LA REDENZIONE – A questo punto, l’ago del match si sposta violentemente verso la direzione di Fognini, che da una sconfitta ormai certa sembra adesso avere in mano l’avversario. Fabio infatti parte fortissimo nel terzo, ultimo e decisivo set: dapprima mantiene il proprio turno di servizio, poi ottiene con facilità il break e lo conferma nel terzo game, portandosi avanti sul 3-0. Fognini ora mostra uno stato di forma molto migliore rispetto all’avversario: sul 4-1 arriva addirittura il secondo break in favore dell’italiano, che ora si porta a servire per chiudere partita, match e torneo. Sul 5-1, però, arriva lo scatto d’orgoglio dell’argentino, che recupera almeno un break e tiene vivo l’incontro. Quando però viene chiamato a confermare il proprio break, Delbonis trema, e di fatto restituisce il break con tanto di scuse per aver impedito a Fognini di vincere prima: al primo match point, altresì championship point, a sua disposizione, Fabio non sbaglia, vincendo il trofeo di Amburgo e ottenendo la vittoria più prestigiosa della sua carriera. Ora, per lui, l’ingresso nella Top20; ma dopo aver vinto un match del genere, un match che il primissimo Fognini avrebbe mollato alla prima difficoltà, c’è da credere che finalmente il talento del Fogna possa esser ripagato a dovere, magari con un ranking ancora maggiore. Perché per il Fognini 2.0, oramai, di limiti non ce ne sono più. Né caratteriali, né all’orizzonte.

Giovanni Nolè

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