Enrico Steidler
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Lazio, arriva Biglia e ad attenderlo c’è l’aquila Olimpia

Il neo acquisto biancoceleste Lucas Biglia si presenta nel ritiro di Auronzo di Cadore e viene accolto da Olimpia, l’aquila tuttofare della Lazio

Lazio, arriva Biglia e ad attenderlo c’è l’aquila Olimpia
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Lucas Biglia, neo acquisto della Lazio

Lucas Biglia, neo acquisto della Lazio

Chi non teme i riflettori e migliaia di persone urlanti non può certo essere infastidito dai flash dei fotografi e dalla calca di tifosi, cronisti e altra varia umanità. Succede così che Olimpia, simbolo vivente della società capitolina e aquila di bellezza pari alla pazienza, si ritrovi a rivestire il prestigioso ruolo di Prima Penna anche in occasione di eventi mondani come l’arrivo in ritiro del centrocampista argentino Lucas Biglia, e gli tocchi d’essere infiocchettata come un manichino e di fissare il neo acquisto con penetrante severità come a dire “Memento homo, sei venuto qui per vincere: sei argentino come Zarate, e già questo non mi piace!”. Non bastava, quindi, di vederla ridotta a testimonial volante per la gioia di grandi e piccini: ora è gettonatissima anche nella versione “appollaiata ma fiera”, e già fioccano numerose le proposte sui suoi possibili impieghi futuri.

L’UCCELLO DEL BENAUGURIO – Il popolo, scriveva il grande poeta latino Giovenale, “desidera ardentemente due sole cose: il pane e i giochi circensi”. A distanza di duemila anni queste parole non hanno perso un briciolo della loro attualità, e quello che valeva per la plebe e gli imperatori è un must anche per il popolo dei tifosi e i sommi presidenti. Claudio Lotito, che ha un diploma del liceo classico e una laurea a pieni voti in tasca, queste cose le sa benissimo, e si prodiga per garantire sia il “pane” (la Coppa Italia vinta sulla Roma, sotto questo aspetto, è una baguette da leccarsi i baffi) che gli spettacoli utili a solleticare le fantasie del volgo e a guadagnarsi la sua eterna gratitudine. Duemila anni fa, c’è da scommetterci, l’imperatore Caius Claudius Lotitis avrebbe fatto affondare gli artigli dell’aquila Olimpia sopra una lupa piena di acciacchi per compiacere le ferine aspettative del suo popolo. Oggi questo non si può più fare, e i palpitanti cuori curvaioli devono accontentarsi di vederla volteggiare sopra l’Olimpico e poi planare maestosa sul campo rivestita coi colori biancocelesti, oppure di ammirarla nelle vesti di Regina dell’Accoglienza presso i più esclusivi resort alpini. Che poi questo sia sufficiente a guadagnarsi l’eterna gratitudine di tutta la tifoseria ho i miei dubbi, ma se dovesse arrivare pure la brioche (leggi Supercoppa) il volo della più regale fra le hostess suggellerebbe nel modo più coreografico la grandezza della Lazio e, al tempo stesso, la magnificenza del suo presidente. Un vero e proprio trionfo del marketing, insomma, con tanti saluti alla sensibilità per gli animali e ai loro diritti.

Ora, a due millenni di distanza da Claudius Lotitis non c’è alcun bisogno di scomodare la bioetica animale per disapprovare tutto ciò: il buon senso e il buon gusto, infatti, dovrebbero bastare. Le cose evidentemente non stanno così, e c’è chi decide di “dare lustro al blasone” abusando di un povero uccello. Povero, naturalmente, si fa per dire: vive a Formello come un pascià, mangia salmone, pollo e coniglio, ha un veterinario personale ed è circondato da affetto (si fa per dire anche questo) e mille attenzioni. E tuttavia vedere una “regina”, una nobilissima aquila di mare dalla testa bianca (simbolo degli Stati Uniti oltre che della Lazio) umiliarsi a dare il benvenuto a un Principito è avvilente e, soprattutto, è terribilmente diseducativo. Chi ha un ruolo sociale, e il presidente di una squadra di calcio ce l’ha eccome, dovrebbe riflettere prima di approvare simili esibizioni da circo. In particolar modo, ça va sans dire, se è laureato in pedagogia.

Enrico Steidler

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