Antonio Fioretto
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Marquinhos, un addio a colpi di tweet: oggi la firma col PSG

Con una frase sul noto social network, il difensore brasiliano saluta con affetto i tifosi della Roma. I precedenti però raccontano un'altra storia ...

Marquinhos, un addio a colpi di tweet: oggi la firma col PSG
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MarquinhosIl calciomercato è cambiato. Senza dubbio. Parallelamente alla rivoluzione industriale di internet e dei computer, anche il più classico dei vendi&compra è oramai caratterizzato dalla tempestività e, simultaneamente, anche dalla freddezza comunicativa che solo il web sa dare. Ultimo caso, non per importanza, è quello che vede protagonista Marcos Aoas Correa, meglio noto come Marquinhos. Il prodigioso talento della Roma (ops, ex Roma) con un sol colpo di tastiera qwerty colpisce due bersagli: primo, auto annuncia il proprio passaggio al Psg degli spendaccioni per la modica cifra di 35 milioni di euro (domani visite mediche e firma) ; secondo, saluta i tifosi della Roma con un bel “sempre e comunque Daje Roma“.

MI E’ SEMBRATO DI ….  Stop. Riavvolgiamo il nastro. Marquinhos, nato a San Paolo nel 1994 (eh già, ha solo 18 anni), nasce e cresce calcisticamente nel Corinthians. Nel 2011 viene inserito in prima squadra e nel 2012 vince la Copa Libertadores ai danni del Boca Juniors. La Roma lo acquista la scorsa estate per 3 milioni di euro. Considerato il nuovo Thiago Silva (non che il precedente sia poi tanto vecchiotto), è un difensore agile, veloce, che può ricoprire indistintamente tutti i ruoli di retroguardia. Tuttavia, la cosa più curiosa è che,  un anno fa il buon Marcos (nome di riconoscimento sulla casacca giallorossa) salutò i tifosi brasiliani con un bel “viva os mosqueterios (soprannome dei giocatori del Corinthians) , para sempre” ….

Che sia l’ennesimo caso di alto tradimento alla fiducia pallonara? Oramai, il confine tra professionista e mercenario è diventato sottilissimo e viene spesso calpestato. L’importante, almeno per la Roma, è portare a casa una plusvalenza di 32 milioni di euro, che di questi tempi non sono biscottini. Che poi il calcio italiano perda un altro giovane talento e, che questo ci renda sempre più una fiorente filiale dell’ Europa buona, beh questa è un’altra storia.

Antonio Fioretto

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