Enrico Steidler
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Ogbonna, professionista o mercenario?

Il difensore della Nazionale bersagliato da critiche e insulti per il suo trasferimento dal Torino alla Juve: “ami i soldi più del calcio”

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Angelo Ogbonna con la maglia del TorinoStranezze del calcio: l’Italia ha 4 titoli Mondiali in bacheca ed è da sempre una Superpotenza assoluta del football, eppure è spesso lacerata da polemiche di rara provincialità, roba degna della periferia, e non del centro, dell’Impero; basta prendere il caso Ogbonna, ad esempio. Dopo una vita con la maglia granata il difensore decide di fare il salto di qualità (se si può dire senza offendere nessuno) e accetta – ben volentieri – la proposta della Juventus (detto per inciso, il Torino incassa la considerevole somma di 15 milioni di euro per l’affare, mica male!). Non l’avesse mai fatto: “Traditore” e “mercenario” sono le parole più garbate usate nei suoi confronti da molti tifosi granata, e fin qui si può capire. Che lo stesso concetto venga ripreso – magari usando le stesse parole – da alcuni commentatori, invece, un po’ meno, ed è la prova della stranezza del calcio in generale, e della nostra provincialità in particolare.

I VERI VALORI? SONO QUELLI QUOTATI IN BORSA – Ogbonna è uno spudorato mercenario pronto a offrirsi al miglior offerente, tout-court: questo è il senso del “filo di nota” con il quale Massimo Puricelli (Affaritaliani.it) si è guadagnato la vetrina di Google News: “Le dichiarazioni di Ogbonna durante la conferenza stampa di presentazione dopo essere approdato dal Torino alla Juve sono realmente un insulto all’intelligenza dei tifosi. “Io sono un professionista e amo il calcio e il mio approdo alla Juve non è un’offesa ai tifosi granata, non si può considerare un tradimento perchè è solo ambizione personale”. Queste le parole della “favola” che ha pronunciato. Più che professionista si dovrebbe definire mercenario e più che amare il calcio ama i soldi. Come sono lontani i tempi di Collovati dal Milan all’Inter o di Manfredonia dalla Lazio alla Roma, che scatenarono un putiferio nell’animo dei tifosi, dove certe scelte venivano bollate dal mondo del calcio come tradimenti e mancanza di valori”.

NEI SECOLI FEDELE – Francamente fatico a condividere questa posizione, e trovo che nelle parole di Angelo Ogbonna (già ribattezzato “Gobbonna“) non ci sia nulla di male: “Sono nella società campione d’Italia, qui si gioca la Champions” – afferma il talentuoso difensore della Nazionale – “Non mi ritengo un traditore, ma un professionista. Penso che ogni giocatore debba ambire a raggiungere i massimi livelli. Ho scelto la Juve per assecondare la mia ambizione e non per la volontà di tradire la mia ex squadra. Sono orgoglioso di aver colto al volo l’opportunità di arrivare in una delle società più importanti d’Italia e del mondo. Quello bianconero è l’unico club che mi ha fortemente voluto”.

Riconosco, tuttavia, che le veementi considerazioni di Puricelli e il suo nostalgico richiamo ai bei tempi che furono sono da intendere come un accorato appello alle nostre coscienze, un vivo e vibrante J’accuse che nasce dal desiderio di farci riflettere sul progressivo impoverimento dei valori e di dar voce a un sentimento molto diffuso, o meglio a un risentimento di cui si avverte la presenza un po’ ovunque, per la strada, sulle gradinate e nei bar. Di più, sono una dichiarazione d’amore e un giuramento di eterna fedeltà. Corriere, Stampa, Gazzetta…avevate proposte? Beh, lasciate perdere: Massimo Puricelli non si compra. La carriera, la gloria e la vil pecunia, per lui, appartengono all’ingannevole mondo dell’effimero. La fedeltà è un valore che non può essere tradito. Mai. Siamo uomini o mercenari?

Enrico Steidler

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