Vincenzo Galdieri

Il futuro parte da qui #2 – La verde Germania spaventa il mondo

Il futuro parte da qui #2 – La verde Germania spaventa il mondo
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Seconda puntata del focus giovani: dopo la Francia, ecco la super Germania del futuro

gotze-reus Fermate la terribile Germania, fermate questi fenomeni.  Il mondo della pelota ha già sobbalzato quando, in primavera, il terribile(pure lui)  Borussia Dortmund è arrivato a giocarsi una finale di Champions League contro il coriaceo Bayern Monaco, ma adesso il calcio del futuro potrebbe essere monopolizzato da questi ragazzini imberbi, giovanotti pieni di sé, certo, ma che cambiano personalità una volta entrati nel rettangolo di gioco, trasformandosi da ragazzi modello a furie scatenate, che se ne fregano(giustamente) dei mezzi termini e pensano solo a concretizzare. Signorini in gamba e gladiatori scudati che, con una mezza finta, possono far crollare al suolo giganti talmente importanti da costringere la Bild a far titoloni su di loro per almeno una settimana. Merito dei tedeschi, o demerito europeo? Fa comodo pensare alla seconda; Fa male pensare alla prima. Gli eterni rivali calcistici dell’Italia si trovano, oggigiorno, in una situazione per loro fanciullesca, quasi ideale e i paragoni con le grandi nazionali del futuro sono ormai quotidiane. Nuova frontiera del calcio? Nuovo idealistico eden del football? Qualcuno sostiene di sì e, a dir la verità, la consegna del testimone sembra già essere stata ultimata quando il Bayern Monaco di Muller e Neur schianta il Barca di Messi e Iniesta, annientando il tiquì taca e sbeffeggiando gli spagnoli, troppo sterili di fronte alla strapotenza fisica e psicologica dei tedeschi. Ma la nuova generazione è talmente precoce che parlare dei Gotze e dei Reus sarebbe fin troppo facile. Il primo, pagato 37 milioni in Baviera, è uno dei talenti più cristallini del calcio mondiale, un mix di generosità e freddezza sotto porta; Il secondo, autentica star di Dortmund e della Nazionale tedesca, fa dell’opportunismo il suo pezzo forte, rubando la scena persino ad un certo Robert Lewandowski. Non certo noccioline, sia chiaro.

L’11 tedesco che ho in mente è formato da baldi giovanotti senza paura, talentini ancora acerbi e altri invece in procinto di esplodere … senza che i “vecchi”(che hanno anche 20 anni, sia chiaro) abbiano finito il loro potenziale.

 

Il modulo scelto è un classico 3-4-3, schieramento che ha fatto le fortune del Barcellona di Johan Crujff. Il modulo prevede tre difensori centrali(ma si possono schierare anche due terzini laterali con competenze difensive elevate, anche se è un ovvio rischio), quattro centrocampisti compatti tra loro e tre attaccanti che devono essere necessariamente mobili. Il centrocampo è formato solitamente da due centrali diversi tra loro(un regista ed un incontrista) e due esterni con predisposizioni offensive differenti(di solito il primo cerca la via del gol con il tiro da fuori, il secondo preferisce il fondo e dunque l’assist). L’attacco dispone di una punta centrale, solitamente fisica, ma abile e opportunista e due esterni laterali(o seconde punte che siano), con competenze speciali nel rientrare a dare una mano in fase difensiva e di offendere penetrando in area.

 

In porta schiero Marc Andrè Ter Stegen, uno che al Monchengladbach ha fatto furore. Abilità fuori dal comune, per un ragazzo di appena 21 anni, ma con una maturità talmente elevata da far impallidire i nostri Marchetti e Sirigu. In Germania lo chiamano con un soprannome simbolico: mauer, che in italiano vuol dire muro. 189 centimetri per 85 chili di peso lo rendono praticamente imbattibile nelle uscite alte, ma la sua abilità principale è un’altra: la calma olimpica con cui riesce a destreggiarsi tra i pali. Accostato più volte a Lehmann, almeno per stile, il ragazzo ha sempre dimostrato grande freddezza, anche nei confronti di critiche e complimenti. Plastico ed esteta nelle prese, sulle sue tracce vi è anche il Barcellona, ma per ora la risposta è stata picche totale.

Difesa solida e compatta con un trio tutto da scoprire: Emre Can, Ginter e Kirchhoff. Il primo è di proprietà del Bayern Monaco e anche se nasce tatticamente mediano, non disdegna giocare qualche metro più indietro. Senso della posizione e piedi buoni ne fanno un boccone appetito da tutti i principali club europei. A 19 anni, in questa stagione, può vantare numeri importanti: sono 24 le presenze stagionali(seppur la maggior parte nella squadra secondaria dei campioni d’Europa), condite da 3 reti e 3 assist, per niente un rendimento scarso. Tecnica invidiabile e leadership incontrastata anche nelle selezioni giovanili, è stato capitano dell’U17 tedesca e nel 2011 ha guidato la Nazionale fino al terzo posto nel campionato mondiale di categoria, torneo che fu condito anche da un suo gol a dir poco stupendo: corsa palla al piede per circa 40 metri e poi palla in rete. Anche Ginter ha 19 anni e anche lui nasce tatticamente sulla mediana. Il meglio di sé però, l’ha dato come difensore. Il ragazzo è seguito con interesse dalla Juventus, che però dovrebbe sborsare almeno 12 milioni di euro per il suo cartellino. Anche lui ha il vizio di offendere, visto che in 34 partite stagionali col Friburgo, quest’anno ha segnato 2 reti e fornito ai compagni 2 assist. Tuttavia la sua specializzazione è un’altra: stando a chi lo conosce bene, il ragazzo ha un’incredibile capacità di dominare il gioco, abilità che gli permette di balzare da una posizione all’altra del campo come se nulla fosse. Titolare fisso nella selezione U18, Ginter ha un fisico possente(188 centimetri di altezza) e una tecnica palla al piede che gli hanno permesso, qualche anno fa, di destreggiarsi con buon successo anche nel ruolo di trequartista. Così come Emre Can, anche Kirchhoff è del Bayern Monaco, che spesso l’ha girato al Magonza. Il ragazzo ha 22 anni e stando agli osservatori non trova spazio nella squadra solo perché, suo malgrado, ha di fronte Badstuber e Dante, che a 29 anni si è ripreso anche la Selecao brasiliana. Kirchhoff, dunque, è un difensore giovane e duro, spigoloso e ruvido, che non ha paura di entrare in maniera decisiva sugli avversari. Più propenso all’assist che al gol, ciò che colpisce è la sua freddezza palla al piede, freddezza che gli consente spesso di giocare quasi come libero difensivo, ruolo ormai estinto da tempo.

 

Centrocampo duttile e tecnico con giovani di garanzia e qualità assoluta. Al centro è doveroso citare Leon Goretzka, nome da spagnolo, personalità da tedesco, piedi da brasiliano. Il ragazzo ha appena 18 anni, ma per il suo cartellino il Bochum chiede già cifre da capogiro. Juve e Schalke le società più interessate al calciatore, che però per adesso rimane nel club allenato da Funkel. Per i tifosi del Bochum è il nuovo Toni Kroos, per altri ha i piedi di Ronaldinho, per altri ancora è semplicemente il nuovo Panzer della Nazionale. Leon Goretzka è già leader della Bundesliga, visto che in 39 gare da titolare(!) è riuscito a segnare 4 reti e a servire 8 assist, non spiccioli se si considera la dimensione del Bochum, squadra rispettabile, ma non certo top club con grandi interpreti al servizio dei suoi campioni. Capacità difensive di alta scuola(questo lo accomuna, insieme al fisico possente, ad un altro calciatore della sua generazione, Paul Pogba, di cui a volte sembra emulare lo stile) e piede educato sono le cose che subito balzano all’occhio guardando una sua partita. Il rimprovero che gli fanno più spesso è la mancanza di lucidità e freddezza sotto porta. I suoi gol potrebbero aumentare a dismisura se riuscisse nell’intento di migliorare mira e finte di corpo di fronte al portiere. Capitano in tutte le selezioni giovanili in cui è stato, lo Schalke negli ultimi giorni ha offerto 5 milioni di euro per il suo cartellino. C’è chi scommette che stavolta il Bochum lo lascerà partire, nonostante l’offerta non corrisponda alla domanda. Altro nome importante al centro è quello di Moritz Leitner, di proprietà del solito Dortmund dei miracoli, ma in prestito allo Stoccarda per le prossime due stagioni. Qualcuno sussurra che il Borussia lo richiamerà presto alla base, in quanto il ragazzo ha delle qualità veramente uniche: il senso della posizione, ad appena 20 anni, è piuttosto inusuale e nonostante il fisico esile e minuto, il piccolo fenomeno fa della continuità di rendimento il suo pezzo forte. 37 i gettoni stagionali, 2 reti, 4 assist e il problema di avere Gotze, Gundogan e Reus a “rubargli” lo spazio che merita. Buon fisico, i suoi 176 centimetri di altezza resistono bene agli urti con i possenti difensori della Bundes, carta a suo favore in un calcio fisico e muscolare come quello in cui viviamo.

Grande concorrenza sugli esterni, dove però a spuntarla è Julian Draxler, pupillo dello Schalke 04, un alieno per età e prestazioni. Titolare nella formazione tedesca, ha giocato 44 partite stagionali e le ha dipinte con 14 reti e 7 assist. Alcuni dicono che sia il più grande talento tedesco, altri che lo Schalke ha pretese esagerate per la cessione del suo cartellino: 30 milioni di pretese per l’esattezza … un qualcosa di stupefacente, visto che l’esterno ha appena 19 anni.  Tecnica sopraffina, fisico slanciato e grande visione di gioco ne fanno un uomo mercato eccezionale, con Real, Barcellona, Chelsea, i due Manchester, Juventus, Inter e Milan pronto ad accaparrarselo con un’asta all’ultimo assegno. Altra sua grande caratteristica è la corsa al galoppo con cui percorre con facilità tutta la fascia di sua competenza. Somigliante a Ballack per alcune movenze, i suoi miti sono Zidane e Rivaldo.  Unica pecca, la sua propensione ad infortunarsi spesso. Ma il ragazzo ci sta già lavorando su. Tanto lavoro in palestra per un sogno che potrebbe non finire mai. Ultimo della linea a quattro, ma non ultimo per importanza è Serge Gnabry, un ragazzino di 17 anni appena, che Wenger ha fatto in tempo a salvare dal predominio tedesco. Il manager dell’Arsenal, da vecchio volpone e talent scout, ha intuito immediatamente le potenzialità del nativo di Stoccarda e lo ha ingaggiato per portarlo all’Emirates. Nasce tatticamente ala destra, ma come trequartista ha regalato ottime prestazioni e voci vogliono Wenger pronto a schierarlo, con frequenza continua, nella prossima stagione. Quest’anno sono state 22 le presenze, tra Premier, Premier U21, Premier U21 Elite Group, Champions, League Cup e amichevoli e ben 6 le reti realizzate, accompagnate con 2 assist di pregevole fattura. Ciò che colpisce di Gnabry è la sua corsa, mai dispersiva, sempre logica e la sua propensione al gol, nonostante la sua posizione tattica sia sempre defilata, molto defilata rispetto alla porta. Un calciatore dalle doti stupefacenti che potrebbe ripercorrere le orme di Theo Walcott, sperando che non si perda, proprio come l’inglese, nel progredire del cammino.

 

Attacco duttile e capace di colpire in ogni modo con tre nomi di eccezione: Patrick Herrmann, Peniel Mlapa e Pierre Michel Lasogga. Il primo è in forza al Monchengladbach ed è definito da tutti come la principale alternativa tedesca a Marco Reus, stellina del Borussia Dortmund. Herrmann è un esterno di centrocampo che ha avuto modo di mostrare la sua freddezza sotto porta giocando qualche metro più avanti. Non è propriamente un goleador, ma un cardine importante per gli assist di cui i suoi compagni del Monchengladbach hanno usufruito. In 47 presenze stagionali, sono 7 le reti segnate e ben 10 gli assist forniti. Tutto questo, unito alla grande corsa che possiede, alla tecnica palla al piede non indifferente e alla discreta visione di gioco, ne fanno un calciatore assolutamente appetibile per ogni buon direttore sportivo che si rispetti. Il suo cartellino ha una valutazione intorno ai 10 milioni, ma il Monch potrebbe sicuramente intavolare una trattativa spostando l’asticella dei contanti un pochino più in su. Parliamo di un classe ’91 con una maturità calcistica certamente elevata, un talento che ha vestito tutte le maglie delle selezioni giovanili tedesche e che è entrato nel mirino di club importanti come Juventus e Borussia Dortmund(che sta pensando a lui per rimpiazzare Reus, nel caso in cui per quest’ultimo arrivasse un’offerta irrinunciabile). Due sono le pecche del giocatore: la prima è la tenuta fisica, nettamente da migliorare; la seconda è la propensione all’ammonizione. Nella Bundes di quest’anno, infatti, ha collezionato ben 12 ammonizioni, troppe se si considera che il suo compito è fornire assist e non quello di fermare gli avversari. Altro esterno, quel Kevin Volland che sta facendo impazzire l’Hoffenheim. Il calciatore di Marktoberdorf riesce a farsi apprezzare per le incredibile multiple doti di cui dispone. Tecnica individuale, baricentro basso, capacità di puntare l’uomo e di scartarlo con un solo tocco di palla e score discreto sotto porta.  Le sue 44 presenze, i 9 gol e i 13 assist effettuati durante la stagione 2012/2013 dipingono il ritratto di un calciatore promettente, forse troppo spesso accantonato dai media tedeschi, che non ne parlano abbastanza. Eppure Volland c’è. Eccome. A soli 20 anni è la punta di diamante del suo club e il suo cartellino sta lievitando a vista d’occhio, visto che l’Hoffenheim, ai vari osservatori, ha già messo in chiaro una cosa: «Volland? La base d’asta per una trattativa è di almeno 15-18 milioni». Altra sua qualità è la duttilità, dote che gli permette di ricoprire ogni ruolo d’attacco. Il terzetto d’attacco si completa con Lasogga,  un 21enne considerato al momento uno dei più grandi talenti tedeschi degli ultimi cinque o sei anni. Il giocatore, una prima punta fisica e di movimento, non ha ancora mostrato al meglio le sue doti, ma si prevede la sua esplosione per la prossima stagione. In forza all’Herta Berlino, la sua miglior qualità è quella di far salire la squadra e dare respiro alla manovra, ma eccelle nella propensione del movimento in profondità. In questa stagione non ha avuto molto fortuna, a causa di un infortunio molto serio, ovvero la rottura del legamento crociato, che gli ha permesso di giocare solo 11 partite in circa 9 mesi. La sua continuità è però attestata dalla stagione precedente, quando in 40 partite segnò 13 reti e riuscì, da prima punta pura, a mandare in rete ben 4 volte i suoi compagni. L’età e il tempo sono dalla sua e le qualità inusuali(capacità di sfruttare al meglio qualsiasi pallone, alto o basso che sia; inoltre sa calciare benissimo con tutti e due i piedi) lo ergono a talento di fama mondiale.

 

La panchina della verde Germania è tutt’altro che scadente. I nomi? Per quanto riguarda la porta, la riserva perfetta è Bernd Leno, 21 anni e una stagione eccezionale a Leverkusen.

Difesa ancora acerba, ma sicuramente interessante con Nico Schulz(pupillo dell’Herta Berlino), Dominique Heintz(su cui il Kaiserslauten ripone grandi speranze) e Florian Harterz(che il Werder Brema sta cercando di blindare). Centrocampo tutto compattezza e concretezza con Tom Trybull, Leonardo Bittencourt, Felix Klaus,Christian Clemens, Sonny Kittel. Trybull è un mediano interditore dei tempi moderni, un guerriero che non si spreca su alcun contrasto. Differente è Bittencourt, vero e proprio regista capace di offrire palloni col contagiri ai suoi compagni. Il calciatore ha rinunciato all’avventura Dortmund ed ha preteso di firmare con l’Hannover. Il motivo? A 19 anni necessita di giocare di più e farsi conoscere dai top club di tutto il mondo, cosa che non gli sarebbe riuscita con Gundogan come “avversario” di reparto. Klaus è un centrocampista esterno che si fa notare per la corsa e la partecipazione alla manovra, mentre Clemens e Kittel fanno della duttilità la loro arma principale. Entrambi possono agire sia sugli esterni, che centralmente in funzione di trequartisti, ma le loro caratteristiche sono differenti: più prolifico il primo, più muscolare il secondo. In attacco Parker ha le stimmate del goleador affermato, ma deve migliorare la sua partecipazione alla gara. Discorso completamente differente per Peniel Mlapa. Per il calciatore di origini togolesi si sprecano i paragoni con due grandi interpreti del suo stesso ruolo: il suo connazionale Emmanuel Adebayor e il cobra francese David Trezeguet. Stando agli osservatori Mlapa possiede la lucidità di un giaguaro e il fatto che abbia un fisico possente(195 centimetri di altezza per 87 kg di peso) lo aiuta nei colpi di testa e nei duelli fisici. Gioca nel Monchengladbach, ma nonostante il suo ruolo principale sia quello di punta centrale, non è propriamente un goleador di razza. Imbarazzante il suo score stagionale(35 presenze, 3 reti e 3 assist), ottima la sua capacità di fare a sportellate con i difensori avversari e aprire varchi per gli inserimenti dei centrocampisti, dote che invece deve affinare il sopracitato Parker. Chiusura con Fullkrug del Werder Brema, calciatore in grado di interpretare alla perfezione tutti e tre i ruoli d’attacco.

 

Una Germania che, giocando con le parole, diventa GreenMania. La scuola tedesca ci ha già consegnato una generazione dorata che ha dato i natali a persone come Ozil, Khedira, Schweinsteiger, Gotze, Reus, Gundogan, Hummels, Badtsuber e adesso si accinge a confermarsi come una delle più grandi accademie del calcio mondiale. Sognando Beckenbauer, Klose, Ballack … o magari anche Uwe Seeler. L’importante è crederci e questi ragazzi possono farlo ad occhi chiusi.

Matteo Iacobucci 

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