Enrico Steidler
No Comments

Le “bandiere”? Forse è meglio buttarle che usarle male

Durante la Festa della Dea, la grande kermesse dei tifosi atalantini che si conclude stasera, il mitico Stromberg salta su un carro armato che schiaccia il “Brescia” e la “Roma”. Ma che bella bandiera!

Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Anche chi detesta il calcio sa che non tutti i giocatori sono uguali. Ci sono quelli che attraversano il firmamento della Serie A con la velocità di una meteora, altri che portano acqua per tutta la vita e vengono ricordati solo da Massimo Buscemi (Massimo Alfredo Giuseppe Maria, per la precisione). Ci sono, poi, le promesse mai mantenute – tanto talento ma poca personalità – e quelli che lasciano un segno indelebile solo sulle gambe dei loro avversari. Accanto a questi, fortunatamente, ci sono anche i campioni, e fra loro quei pochi, anzi pochissimi, che sono stati, sono e resteranno per sempre degli idoli, dei punti di riferimento, delle icone profane più venerate di quelle sacre: sono le “bandiere”, quei giocatori che è quasi impossibile descrivere senza fare ricorso alle iperboli, e che per la loro grandezza non simboleggiano solo la loro squadra ma “tutto” lo sport e i suoi valori più nobili e apprezzati. Gaetano Scirea, ad esempio, non appartiene solo alla Juventus, ma è un “patrimonio” (è il caso di dirlo) di tutti, in Italia, ovunque e per sempre.

L’AMMAINABANDIERA – Anche Glenn Stromberg è una bandiera, anzi un bandierone, ed è per questo che vederlo esultare sopra un carro armato che schiaccia il “Brescia” e la “Roma” (due macchine dipinte coi colori degli odiati avversari: su quella giallorossa spicca la scritta “Roma m…”) è ancor più sorprendente che avvilente. Ma come? Ve lo immaginate voi Scirea mentre cannoneggia – per “gioco” naturalmente… – dei bersagli nerazzurri o rossoneri? E senza andare tanto indietro negli anni, riuscite a vedere Zanetti, Maldini o Del Piero nei panni dell’incauto carrista vichingo? Capisco Migliaccio (l’altro prode nerazzurro presente sul tank), questa è la media dalle nostre parti, ma Stromberg invece mi sbalordisce, e mi chiedo come abbia potuto prestarsi a fare una cosa così inconciliabile col suo “sacro” ruolo di “bandiera” e di personificazione dei valori dello Sport. Certo, errare è umano, ma una simile debolezza, se parliamo di in un “mito”, è difficile da perdonare.

Che l’Atalanta decida di approfittare della Festa della Dea per “fare la festa” a Lupi e Rondinelle ci sta, e vale lo stesso discorso fatto per Migliaccio: ci sta meno che aggiunga danno al danno facendo un pessimo uso della sua “bandiera”. Se è per fare una brutta figura, allora, tanto vale non invitarla alla kermesse e trattarla come un “fazzoletto” qualunque che dopo l’uso si getta via: ogni riferimento ad Alex Del Piero e ai biglietti di invito alla Festa bianconera per lo scudetto che “non si trovano neppure dai bagarini” non è casuale ma è fortemente voluto, naturalmente. In fondo, è meglio passare per zoticoni ingrati che giocare alla guerra con un simbolo di lealtà: meglio ignorarlo, piuttosto che infangarlo.

Enrico Steidler

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *