Andrea Croce
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Real Madrid, Zidane l’apprendista stregone al fianco di Ancelotti.

Un maestro d’eccezione per Zinedine Zidane, come fu Sacchi per Carlo Ancelotti.

Real Madrid, Zidane l’apprendista stregone al fianco di Ancelotti.
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Zidane ed Ancelotti ai tempi della Juventus

Zidane ed Ancelotti ai tempi della Juventus

Le storie di Ancelotti e Zidane sono sicuramente diverse, ma si sono incrociate, e come spesso accade nel calcio l’incrocio si ripete, segnando un momento, un attimo, in cui si cambia la rotta e si ricomincia a navigare. La svolta di Carletto arriva nel 1987 quando incontra Arrigo Sacchi, quella di Zidane potrebbe cambiare sedendo al fianco proprio di Carlo Ancelotti sulla panchina del Real Madrid. Un percorso di studio per ricalcare le orme del tecnico italiano, ma sulla panchina delle merengues.

DESTINI DIVERSI – Il primo incrocio tra i due non è stato dei più felici: Ancelotti arriva sulla panchina della Juventus nel 1999 dopo il ciclo vincente di Marcello Lippi mentre Zidane è già lì dal 1996. Il francese con la maglia bianconera aveva vinto praticamente tutto, ma non la Champions League, sfumata per ben due volte in finale. Anche sotto la guida di Ancelotti la Champions rimane un miraggio, e la Juventus anche in campionato deve accontentarsi del 2° posto, prima dietro la Lazio e poi dietro la Roma. I loro destini si dividono nel 2001 quando Zinedine Zidane viene pagato a peso d’oro per vestire la maglia del Real Madrid e Carlo Ancelotti approda sulla panchina del Milan. Proprio con la maglia rossonera “Carletto” aveva invece visto cambiare la sua carriera da giocatore. Prima di approdare a Milano era stato artefice del 2° scudetto nella Roma di Liedholm, ma la Coppa Campioni persa ai rigori contro il Liverpool,  con lui assente per infortunio dai quarti in poi, rimane forse il suo rammarico più grande. Sotto la guida di Sacchi invece vince tutto e si trasforma nel fulcro dell’idea di calcio sacchiana, diventando di fatto l’allenatore in campo.

LONTANI E VINCENTI – A Madrid Zidane realizza forse il suo goal più bello: sul finire del primo tempo della finale con il Bayern Leverkusen, quel tiro al volo dal limite dell’area che s’insacca all’incrocio dei pali è il simbolo dell’edizione 2001-2002 della Champions League e lo consacra sul tetto d’Europa. L’anno dopo è Ancelotti a colmare quel vuoto nel suo palmarès di allenatore, con il Milan che torna sul tetto d’Europa superando ai rigori proprio la Juventus, che come tecnico non lo aveva mai visto vincente.

Sono passati più di 10 anni da allora e quest’estate le loro strade sono tornate a incrociarsi. Zinedine Zidane ha deciso di “iniziare” la carriera da allenatore e il Real Madrid gli permette di farlo subito ad alti livelli, ma senza rinunciare alla gavetta: sarà il vice di Ancelotti che cede finalmente alle lusinghe di Florentino Perez, nonostante il PSG abbia fatto carte false per trattenerlo. Il francese arriva all’appuntamento in punta di piedi, dicendo che “essere stato un ottimo giocatore non significa essere un buon allenatore”. Un’umiltà forse sconosciuta quando scendeva in campo e sapeva di essere lui lo stregone. Le premesse per fare bene ci sono e fra qualche anno si vedrà quanto avrà studiato l’apprendista Zinedine. Il Real Madrid spera di vincere in fretta la scommessa, anche perché la cabala è dalla sua parte: Ancelotti ha vinto tutto con Sacchi in panchina, ma da vice di Arrigo sulla panchina dell’Italia ha perso ai rigori la finale del Mondiale americano. Zidane con Ancelotti alla Juve non ha vinto nulla, ora seduto al suo fianco proverà a scrivere una storia nuova che a Madrid vogliono intitolare “La Decima”.

Andrea Croce

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