Antonio Casu
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Giù le mani dal Pirata! Il Tour ’98 è e resterà suo

Pat McQuaid, presidente Uci, scrive ai genitori di Pantani, affermando che non ci saranno in ogni caso "riscritture" dell'albo della corsa francese. Si chiude l'ennesimo capitolo di una storia iniziata quattordici anni fa

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Il nome di Marco Pantani resterà nell’albo d’oro del Tour de France. È in sostanza ciò che emerge dalla parole scritte da Pat McQuaid, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, ai genitori del ciclista romagnolo, in risposta alla lettera spedita dagli stessi negli ultimi giorni in merito alle indagini svolte dal Senato della Repubblica francese sul Tour ’98, che hanno gettato più di un’ombra sulla vittoria del Pirata. McQuaid aveva recentemente paventato l’ipotesi che l’albo potesse essere invece rivisitato.

LA LETTERA – “Gentili signora e signor Pantani, desidero ringraziarvi personalmente per la vostra lettera del 1° luglio 2013 – scrive McQuaid -. Come presidente dell’Uci, ma soprattutto come padre, posso solo immaginare quanto sia pesante la perdita di vostro figlio, il grande ciclista Marco Pantani. Capisco anche quanto sia importante per voi difendere la sua memoria e il suo nome. Se il nome di Marco Pantani dovesse emergere durante le attività del Senato della Repubblica francese, secondo le nostre informazioni non sussisterebbero motivi di compiere alcun passo. Infatti, poiché le analisi scientifiche svolte dal laboratorio francese nel 2004 non erano conformi agli standard tecnici per le analisi antidoping, tali risultati non possono essere accettati come prova in un contesto antidoping e pertanto non consentirebbero l’apertura di un procedimento disciplinare. Inoltre, non sono stati rispettati i principi dell’anonimato e del previo consenso alle analisi espresso dai ciclisti. Spero sinceramente che queste parole siano state di chiarimento e conforto e che sia possibile conservare la magnifica immagine e gli stupendi ricordi che abbiamo di Marco Pantani”.

UNA LUNGA STORIA – La vicenda può essere considerata l’ultimo capitolo, almeno per ora, di una storia cominciata il 5 giugno 1999, giorno in cui Pantani fu estromesso dal Giro d’Italia, che aveva fin lì dominato. Fu trovato positivo agli esami per l’ematocrito, che risultò essere troppo alto. Questo valore crea dubbi sulla possibilità che la persona in questione possa aver fatto uso di sostanze dopanti, ma non ne dà la certezza. Non furono trovate tracce di doping nel sangue del romagnolo. Così come successo quel giorno, chiunque ha accusato Pantani di essere dopato l’ha sempre fatto sulla base di ipotesi, supposizioni, dubbi, non avendo mai prove concrete in mano. L’opinione pubblica ha col tempo schiacciato, e in parte contribuito, alla distruzione dell’uomo fragile che stava dietro quello che è stato prima l’eroe di tutti, e poi il capro espiatorio ideale di un movimento marcio fino al midollo. Ogni vittoria arrivata dopo quel 5 giugno è stata accompagnata da smorfie e dita puntate contro, tra mille forse e nessuna certezza.

RISPETTARE LA MEMORIA – Tutto ciò non esclude che possa realmente aver fatto uso di doping nel corso della sua carriera, e in fondo sorprenderebbe fino ad un certo punto, visto il larghissimo uso di Epo in quegli anni, che ha coinvolto, se non tutti, quanto meno una larga maggioranza dei ciclisti professionisti allora in attività. Non è giustificabile chi ricorre a mezzi illeciti, in grado da soli di distruggere uno sport, ma lo è ancora meno chi fa di un uomo che ha sbagliato un diavolo da dare in pasto alle masse. Rispettare un uomo che non c’è più, che vive nei ricordi di chi gli ha voluto bene e che è diventato eroe immortale nella memoria di chi ama il ciclismo anche grazie alle sue imprese, prescinde da questo. Rispettare le emozioni che sanno trasmettere ai più le immagini legate all’impresa francese prescinde da questo. Le polemiche probabilmente non si chiuderanno qui, ci sarà sempre qualcuno che periodicamente infangherà il suo nome con chissà quale prova, ma ciò non toglie che quel Tour, comunque vada, è e rimarrà suo. Il passo indietro di McQuaid, è un segnale, per quanto ipocrita, importante, ma non basta.

Antonio Casu
twitter:@antoniocasu_

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3 Responses to Giù le mani dal Pirata! Il Tour ’98 è e resterà suo

  1. Mario 11 luglio 2013 at 17:41

    Quindi Pantani non era dopato?

    Cosa c’entra il “rispetto per la memoria” con il fatto che si dopava come un cavallo in un ippodromo gestito da malavitosi?

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  2. Enzo 11 luglio 2013 at 22:05

    Quindi non lo sappiamo se nel 1998 era dopato o no ed essendo impossibile stabilirlo è giusto che quel Tour rimanga a lui, così come a Bjarne Riis, reo confesso, è rimasto il tour del 1996. E non essendoci la certezza del doping di Pantani in quegli anni, il rispetto per la memoria c’entra eccome!!!

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  3. Antonio Casu 12 luglio 2013 at 11:38

    Sono l’autore dell’articolo, innanzitutto vi ringrazio per le critiche, se costruttive sono sempre bene accette. Detto questo, innanzitutto c’è da rispettare la memoria di una persona che purtroppo non c’è più, e rispettare soprattutto i sentimenti dei fan e delle persone che gli hanno voluto bene, per i quali ognuna di queste voci non è altro che un inutile pugnalata. Sul discorso doping, non ho escluso la possibilità che Pantani possa averne fatto uso in quegli anni, non credo che chi lo fa debba essere trattato come un malavitoso, come spesso si fa, e trovo terribile giocare con le emozioni delle persone sulla base di supposizioni, senza avere prove concrete.

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