Orazio Rotunno
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Robinho blocca il Milan, Giaccherini al Sunderland: Italia maltrattata

Un declino inarrestabile, una umiliazione continua: le "piccole" oltre il confine giocano a fare le grandi a dispetto dei top club italiani. E noi fermi a guardare in attesa dello scarto libero al mercatino dell'usato senza più un soldo da spendere

Robinho blocca il Milan, Giaccherini al Sunderland: Italia maltrattata
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Robinho resta al Milan - Giaccherini vola in InghilterraOrmai si divertono, e come dar torto a chi di bastonate ne ha prese nella storia di questo matto sport. Saccheggiati ovunque, fra Germania, Francia ed Inghilterra. Evidentemente messi male non eravamo, pieni di campioni figli di una serie A che non c’è più: da Eto’ò ad Ibrahimovic, Kakà e Thiago Silva, Cavani e Lavezzi. Ed oggi anche Donati, Caldirola e Giaccherini, giusto per iniziare. Neanche più di loro ci accorgiamo o abbiamo fiducia: “far di necessità virtù” diventa difficile di fronte a 3 milioni che oggi sembrano 30, 8 che li leggi 18 e così via. Ieri l’ennesimo scippo, e noi restiamo a guardare: immobili, in attesa che al mercatino dell’usato spunti qualche altro scarto (di lusso), ma scarto rimane.

GIAK, SI GIRA…UN’ALTRA VOLTA – Ripartiremo anche questa volta, dall’ennesima beffa e dal destino che si diverte a giocare con noi, sparando sulla “croce rossa”. Nello stesso giorno in cui il Milan si riscopre “povero” e fermo con le quattro frecce per il mancato approdo di Robinho al Santos, il Sunderland (chi?) spende 10 milioni potenziali per Giaccherini. Una Confederations da Mvp e 13 partite appena da titolare durante il campionato precedente. Un pò come la favola di Donati, retrocesso da panchinaro col Grosseto in Lega Pro ma autore di un Europeo Under 21 stratosferico: il passo è stato breve, e la possibilità di passare dal “Puttilli” di Barletta al Bernabeu di Madrid grazie alla qualificazione in Champions del Leverkusen sua prossima squadra. Il club più titolato al mondo che non può spendere 8 milioni per Ljiaic, grande promessa del calcio europeo, perchè non riesce a piazzare Robinho: nel frattempo oltremanica una squadra di metà classifica investe gli stessi soldi (anche di più si concretizzassero i bonus) per un panchinaro dell’ultima stagione prossimo a compiere 28 anni. L’emblema del calcio italiano è tutto in questo 10 luglio 2013, dove la gente esulta per un appeal ritrovato visti gli arrivi di Gomez  e Tevez, ignorando le ragioni  modalità che hanno portato i due “fenomeni” nel Belpaese.

SCARTI, DI LUSSO…MA PUR SEMPRE SCARTI – Tevez non era cercato da alcuna altra squadra che non fosse la Juventus, Gomez non era cercato da alcuna altra squadra che non fosse la Fiorentina. Questi sono i fatti, le chiacchiere stanno a zero. Entrambi scaricati dai rispettivi club, spettatori in Europa e non decisivi per le sorti di City eBayern negli obiettivi nazionali perseguiti. Quindi, accessibili per noi, quasi fatti su misura: esuberi, età media 29 anni e reduci da una stagione non come protagonisti. Chi è giovane, in rampa di lancio e autore di un’ultima grande annata non a caso viene conteso altrove: non è roba per noi. Il fair play finanziario è una scusa scesa in terra come manna dal cielo per i nostri club dalle tasche vuote: Inter e Milan ci si sono aggrappate forti dal primo giorno come ad un paracadute. Il problema non è essere superati dagli sceicchi di Monaco, Psg ed Anzhi, ma non poter spendere i soldi di Sunderland o Southampton (che ha appena offerto 20 milioni per Leandro Damiao).

Stadi, diritti tv, auto-finanziamento, centri sportivi e giovani. Una “filastrocca” recitata a memoria da anni, che come i bambini impariamo e poi dimentichiamo in fretta.

Orazio Rotunno 

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