Massimiliano Riverso
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Napoli prima e dopo Cavani

Il mercato può attendere, siamo appena agli inizi, ma a Napoli ne hanno piene le tasche(i tifosi) e le idee(i dirigenti) e la lista dei possibili sostituti di Cavani è terminata da un bel pezzo

Napoli prima e dopo Cavani
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Cavani (a sinistra) e il presidente del Napoli De Laurentiis

Cavani (a sinistra) e il presidente del Napoli De Laurentiis

Non devono esser stati molto contenti a Napoli, quando nel corso della scorsa settimana Edinsòn Cavani, aka “El Matadòr” si trovava così vicino al Chelsea prima e al PSG poi, da poter quasi farsi fotografare vicino al Big Ben o alla mitica Tour Eiffel. Difficile perdere un cannoniere come l’uruguayano per la serie A, figuriamoci per chi, poi, delle sue prestazioni, che hanno permesso al Napoli di essere la principale risposta alla straordinaria Juve degli ultimi tempi, usufruisce da almeno tre anni. Ma i soldi, si sa, svelano quanto di più fragile vi è nel rapporto datore di lavoro – lavoratore e se in un business in cui non vengono rispettate nemmeno bandiere come Del Piero, Totti e Maldini, come si può pensare che il buon Aurelio rifiuti 70 milioni dai possenti sceicchi del Paris Saint Germain, per un calciatore giovane e di passaggio come Cavani?

La clausola segna 64 milioni, vero, ma poi ce ne sono altri 6 da spalmare e distribuire alle ex squadre in cui il nativo di Salto ha militato fino ad ora, dunque Danubio e Palermo. E se è vero che Zamparini si sta mangiando le mani, peggio starà facendo  proprio il patròn del Napoli. De Laurentiis di qui, De Laurentiis di lì, pieno dei comportamenti sopra le righe che lo contraddistinguono nel suo classico modo di essere borioso, spesso macchiettistico, burlesco, comico, a tratti puramente napoletano. Perché il presidente del Napoli sarà anche romano d’origine, ma non si può negare che Napoli e il Napoli rappresentino per lui qualcosa che va al di là della passione calcistica e che si estende ai piaceri casarecci che la terra di Pulcinella ha sempre offerto.

Rafa Benitez, allenatore Napoli

Rafa Benitez

Difficile, dunque, accontentare piazza e allenatore contemporaneamente. E se Mazzarri, tecnico profeta delle ultime stagioni, fa le valigie e parte per Milano, sponda nerazzurra, trovare un allenatore che ricalchi il suo stile di gioco estroso e che contemporaneamente esalti Hamsik e il gioiellino Insigne, non è affatto facile. Ma poi il tifoso napoletano vede Benitèz e ricorda le gesta di Torres, le geometrie di Xabi Alonso e le incredibili impostazioni di Steven Gerrard. Ricorda e sogna, com’è naturale che sia, perché quello era il Liverpool che dava filo da torcere a Chelsea e United. Ma Cavani è diverso, diverso è stato il suo modo di prendersi la città di Napoli, differente anche da come se la prese Lavezzi prima che, pure lui, venisse ceduto a quei «maledettissimi sceicchi» per quasi trenta milioni di euro. E se in Uruguay le principali testate giornalistiche danno già per fatto l’affare, in Italia qualcuno tentenna. Edinsòn avrebbe però già lasciato la sua residenza napoletana e si sarebbe già accasato in un piccolo borgo di Parigi, lontano da voci indiscrete e da qualsiasi petulante giornalista, proprio per concentrarsi in vista della più che probabile convivenza con Zlatan Ibrahimovìc, che di primedonne, modestamente, se ne intende.

Jovetic, possibile obiettivo della Juventus

Stefan Jovetic

E allora scatta il toto sostituto. Tutti a spulciare annuari calcistici, tutti a rivedere video su video, ad ordinare dossier da parte degli osservatori, perché tutti vogliono dare alla piazza ciò che vuole, una piazza, quella azzurra, sempre esigente e poco restìa a darsi per vinta dopo i più che buoni risultati conseguiti negli scorsi anni. Ci hanno provato per Jovetìc, ma il montenegrino ha detto no, apostrofando il Napoli come «non top club» e attirandosi le antipatie di tutta la tifoseria. Il montenegrino preferisce la Juventus, ma i rapporti tra Della Valle e Marotta sono ad un punto di non ritorno, quindi è probabile che l’attaccante viola prenda talento e capigliatura alla Baggio version 1.0 e si trasferisca in quel di Manchester, sulla sponda azzurrina(pure quella), per rimpiazzare un certo Carlitos Tevez, ormai attaccante della Signora. «Proviamoci allora per Damiào» rumoreggia allora la piazza. Detto fatto, ma in Brasile, che fanno mercato come se giocassero a tombola, i propri gioiellini li vendono a caro prezzo. Ed è così che per l’attaccante carioca, calciatore di valore, per carità, ma non certo top player alla Cavani, l’Internacionàl chiede qualcosa come 30 milioni, che poi sarebbe soltanto la base d’asta della trattativa. Troppi soldi per il ds napoletano, che è arrivato ad offrirne 18, vedendosi ridere praticamente in faccia dai dirigenti biancorossi e dall’agente del calciatore. Tramontata anche la pista Mario Gomèz. L’arrivo di Guardiola al Bayern non ha fatto per niente bene al centravanti tedesco, complice anche la difficile convivenza con Mario Mandzukic, cecchino in borghese della scorsa Bundesliga. Obiettivo: trovare una squadra con un progetto interessante ed un gioco congeniale alle sue caratteristiche. Il Napoli c’ha provato anche per lui, ma il ventisettenne ariete della nazionale tedesca ha preferito Firenze, una piazza che gli consentirà, anche grazie alle incursioni e alle parabole di Borja Valero e di Aquilani, di esprimere al meglio il suo potenziale da centravanti puro.

Edin Dzeko, attaccante Manchester City

Edin Dzeko

Tre a zero, palla al centro. Ma De Laurentiis non si arrende e allora ecco i piani X e Y. Il primo risponde al nome di Edin Dzeko, del City. L’attaccante bosniaco assomiglia, almeno per caratteristiche tattico tecniche, al Matadòr, ma anche qui il risultato si può tradurre in un prorompente due di picche. Il Napoli pronto a staccare l’assegno, DeLa sull’aereo per Manchester e il bosniaco che rifiuta per la saudade tedesca, che dovrebbe permettergli di tornare in Germania (Wolfsburg o Dortmund le destinazioni probabili) per chiudere la carriera nel paese che ne permise la fama. Ultimo piano, l’Y o Z per chiarirci, quello di prendere un calciatore completamente differente da Cavani sia per caratteristiche, che per rendimento. Si guarda a Roma, vicino la Garbatella, e il ragazzotto in questione è un certo Erik Lamela, uno che Moggi, non proprio l’ultimo arrivato si intende, ha definito «un giocoliere perfetto che con la palla può fare ciò che vuole». Sabatini non vuole privarsi del suo gioiello e per farlo trasferire chiede qualcosa come 25 milioni di euro, anche perché, agendo in prospettiva, non è complicato immaginare che tra un paio d’anni al massimo il ragazzo ne valga almeno 40. Lamela – Hamsik – Insigne, il tridente che ha in mente la dirigenza del Napoli, modello Barcellona per intenderci, senza il classico 9, ma con ali e fantasisti che danno una mano anche in copertura e che colpiscono in maniera letale.

Napoli prima e dopo, uno spettacolo canoro per molti, una triste e inquietante possibile realtà per altri. Il mercato può attendere, siamo appena agli inizi, ma a Napoli ne hanno piene le tasche(i tifosi) e le idee(i dirigenti) e la lista dei possibili sostituti di Cavani è terminata da un bel pezzo. Sempre che non spunti un altro ariete che, se dovesse rifiutare ancora, getterebbe benzina sul fuoco. E la piazza? Tutta in piedi e tutta unita per trattenere l’uruguayano, l’uomo che fa da bilanciere tra il passato antico, fallimentare e difficoltoso, e quello recente, colmo comunque di ottime soddisfazioni. Va bene tornare indietro, ma un altro passo e si rischia di sprofondare in un burrone senza fine.

Matteo Iacobucci

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