Enrico Steidler
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Violenze Lecce-Carpi, la Digos mostra i muscoli e arresta 10 ultrà

Effettuate 25 perquisizioni domiciliari, manette ai polsi anche per un tifoso del Palermo

Violenze Lecce-Carpi, la Digos mostra i muscoli e arresta 10 ultrà
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I Vigili del fuoco spengono le fiamme appiccate al fuoristrada della polizia durante gli scontri

I Vigili del fuoco spengono le fiamme appiccate al fuoristrada della polizia durante gli scontri

Chissà! Sarà che stavolta il “meraviglioso pubblico” l’ha fatta davvero grossa, così grossa (anche dal punto di vista della risonanza mediatica: dei disordini di Lecce si è parlato pure in Giappone) da non poter restare impunita, o sarà la consapevolezza che i Daspo – per certa gente – sono più una “medaglia” che un disonore, e che ora è arrivato il momento delle manette, o forse, chi lo sa, è stata decisiva l’intercessione di Robocop. Sta di fatto che questa volta lo Stato ha deciso di reagire con fermezza, e poche ore fa gli agenti della Digos diretti dal vicequestore Raffaele Attanasio hanno arrestato 10 (c’è chi dice 13) ultrà ritenuti responsabili degli scontri avvenuti a Lecce il 16 giugno scorso dopo lo spareggio dei play-off che ha visto la promozione del Carpi in Serie B (fatale, ai padroni di casa, l’1-1 finale).

PIU’ EDUCATI CHE FURBI – Fra i dieci ultrà raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip di Lecce Giovanni Gallo (su richiesta del procuratore della Repubblica Cataldo Motta e del sostituto Massimiliano Carducci) figura un tifoso del Palermo – a riprova del forte gemellaggio fra i salentini e i rosa-nero – sul quale ora pende l’accusa di aver appiccato il fuoco a un fuoristrada della polizia. Numerosi i reati contestati ai nuovi ospiti del penitenziario di Borgo San Nicola: si va dalla violenza e resistenza a pubblico ufficiale e agli steward alle lesioni personali, dal danneggiamento aggravato all’invasione del terreno di gioco. Contestualmente agli arresti, la polizia ha effettuato 25 perquisizioni domiciliari dalle quali sono saltati fuori gli indumenti (magliette, pantaloni, cappellini, ecc.) indossati dagli indiziati durante gli scontri e “immortalati” dalle telecamere. Insomma, diciamolo: se anche la stupidità fosse un reato, ora avremmo 10 ergastolani in più. Ci mancava solo di ritrovare delle Tee-shirt commemorative (qualcosa del tipo “16-6-2013: io c’ero”) o una foto-ricordo di gruppo accanto al fuoristrada in fiamme! Ma che banda di “Cattivik”!

LA CACCIA AL “TESORO” – L’ira funesta (e la violenza idiota) degli ultrà si era scatenata a pochi minuti dal fischio finale del match fra Lecce e Carpi. Dopo aver invaso il terreno di gioco nel tentativo di raggiungere i “colpevoli” della disfatta – i giocatori e magari anche i dirigenti – asserragliati negli spogliatoi (tentativo sventato da alcuni coraggiosi, loro sì, steward, presi a calci e cinghiate), l’orda dei teppisti si era riversata nelle strade devastando ogni cosa sul suo cammino e cercando di sfondare l’altro accesso al “bunker”, ma era stata respinta dalla carica delle forze dell’ordine. Pesante il bilancio di una giornata di folle guerriglia urbana: 9 poliziotti feriti, un fotografo picchiato selvaggiamente e vagonate di euro di danni.

C’E’ DA CAPIRLI – A suggellare nel modo più assurdo un simile disastro arrivarono, poi, le incredibili parole del presidente del club salentino Savino Tesoro: “L’invasione nel post partita? Non è edificante, però li capisco, mi dispiace, i tifosi hanno dovuto sopportare tante angherie. Qui abbiamo dovuto combattere contro tutto e tutti” (…) “Io ho cercato di fare più di quello che potevo, ho anche promesso un premio, ho chiesto ai giocatori di fare il loro dovere soprattutto nei confronti dei tifosi, un pubblico come questo pochissime squadre se lo possono permettere. Comprensivo, quasi affettuoso nei confronti dei poveri tifosi, Tesoro si mostrò al tempo stesso alquanto indifferente nei confronti delle forze dell’ordine e degli steward, per i quali non spese neppure una parola di gratitudine e di elogio. Chissà che commenti farà adesso, se li farà, il prode Savino?

Enrico Steidler

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