Ruggiero Daluiso
No Comments

Esclusiva SportCafe24, evoluzioni e prospettive nel calcio arabo

Abbiamo intervistato Omar Hakim, agente FIFA italo-siriano. Ecco il futuro del calcio mediorientale

Esclusiva SportCafe24, evoluzioni e prospettive nel calcio arabo
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Il calcio arabo: evoluzione e prospettive future Abbiamo intervistato Omar Hakim, agente FIFA italo-siriano con esperienza pluriennale nel settore e appassionato conoscitore del calcio mediorientale, disposto a rivelarci il futuro di questo sport in quella porzione d’Asia.

1)Dottor Hakim, ci descriva l’attuale panorama calcistico mediorientale

Tra i Paesi del Medio Oriente quelli che si è affacciato per primo al mondo del calcio in maniera prepotente sono stati gli Emirati Arabi Uniti, con i primi altisonanti colpi degli ultimi dieci anni, seguiti dal Qatar, che anche in vista dei Mondiali del 2020 probabilmente recupererà terreno. Discorso a parte va fatto per l’Arabia Saudita, paese ricchissimo, con un campionato più strutturato dei precedenti due, ma che, per un problema culturale/religioso particolare, non riesce ad attirare calciatori di un certo livello.

 

Arabia Saudita

Arabia Saudita

2) Nei paesi arabi dove il calcio è maggiormente seguito e dove gli investimenti sono più ingenti, Arabia Saudita ed Emirati, si riscontra tuttavia una tendenza ad ingaggiare giocatori ultratrentenni dai campionati europei con ricchi contratti che però non consentono alle federazioni mediorientali di fare il salto di qualità necessario per competere efficacemente a livello internazionale. Quale potrebbe essere una valida alternativa all’acquisto di calciatori ormai sul viale del tramonto, tra i quali tante conoscenze del nostro calcio come Mascara, Foggia, Jimenez e Quaresma?

L’alternativa è la strategia che sta perseguendo il Qatar; da un lato si può notare come ogni anno che ci si avvicina ai Mondiali la squadre locali acquisiscono giocatori sempre più giovani (emblematico il passaggio del trentenne Nené dell’anno scorso dal PSG al Gharafa); dall’altro una modificata legislazione qatariota consente la nazionalizzazione di giocatori under 21 che non abbiano giocato con la propria nazionale maggiore, permettendogli dopo pochi anni di essere schierati nella nazionale del Qatar, stratagemma ovviamente studiato per essere presentabili ai mondiali del 2020.

3) Nel 2022 si disputeranno i Mondiali in Qatar, evento che sicuramente innalzerà il livello d’attenzione sul calcio qatariota e su quello arabo in generale. Lei crede che questa grande occasione possa contribuire alla crescita concreta di questo sport in Medio Oriente o si avrà un effetto a parabola discendente d’attenzione così com’è avvenuto in Giappone in occasione dei Mondiali del 2002?

Credo che se le federazioni si focalizzeranno sullo sviluppo dei settori giovanili, anche con allenatori internazionali, sfruttando le enormi risorse che quei paesi hanno assieme ad una insita competitività tra i paesi arabi (non dimentichiamoci che il calcio anche nel Nord-Africa si sta sviluppando, come ad esempio in Libia in previsione della Coppa d’Africa 2017), il calcio potrà arrivare e poi restare a livelli medio-buoni. Personalmente credo che ciò di cui si avrebbe bisogno è che l’AFC (l’equivalente asiatico dell’Uefa), spinga a livello mediatico sulla Asian Champions League.

Mansour Bin Zayed

Mansour Bin Zayed

4) Dal 2008, con l’ingresso dello sceicco Mansour nel Manchester City, poi di Al Thani nel Málaga e infine di Al-Khelaifi al PSG, nei campionati europei si è assistito ad una progressiva penetrazione di investimenti da parte di fondi arabi nelle varie squadre del vecchio continente. È sintomo che più che promuovere il calcio nel proprio paese gli sceicchi si siano rassegnati a investire in giocattoli costosi all’estero?

No, credo che semplicemente questi grossi Tycoons siano alla ricerca di visibilità all’estero, come tra l’altro è successo per Abramovič al Chelsea, o per Rybolovlev al Monaco; come dicevo prima la Champions League Europea ha un fascino imparagonabile a quella asiatica.

5) Quali reazioni suscitano in Medio Oriente, macroregione distinta da gravi dislivelli economici tra i ceti alti e bassi delle popolazioni, le spese smisurate che questi imprenditori stanno effettuando per aggiudicarsi i vari campioni delle big europee?

Paradossalmente ci sono meno critiche in questo senso, bene o male stiamo parlando di paesi dove culturalmente la popolazione è abituata a confrontarsi con famiglie regnanti o comunque sia con realtà dove grandi ricchezze sono in mano a pochi. Tra l’altro queste persone che hanno la capacità di investire così ingenti somme di denaro a fondo perduto, hanno alle spalle società o gruppi d’investimento che danno lavoro a diverse migliaia di persone.

6) Da esperto conoscitore del calcio saudita, ci sono calciatori che secondo lei potrebbero militare proficuamente nel nostro campionato alla situazione attuale della Saudi Professional League?

Sinceramente non credo che, al giorno d’oggi, ci possano essere calciatori tesserati in Arabia Saudita pronti per la Serie A, il divario tecnico è ancora sensibile.

7) Nel 2014 si svolgeranno i Mondiali in Brasile e l’Asian Football Confederation ha a disposizione quattro posti sicuri (più uno da assegnarsi per spareggio con la Oceania Football Confederation), di cui tre occupati dai già qualificati, Giappone di Zaccheroni, Corea del Sud e Iran. Ci sono squadre mediorientali che lei vede come possibili favorite per la conquista del pass per Brasile 2014?

L’unica ancora in corsa per un posto è la Giordania, ma sinceramente le sue chances sono bassissime.

Intervista a cura di Carlo Andrea Mercuri

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *