Redazione

Euro 2012, la strada verso Kiev: Ucraina, vecchi senatori e nuovi comprimari per un’outsider padrona di casa

Euro 2012, la strada verso Kiev: Ucraina, vecchi senatori e nuovi comprimari per un’outsider padrona di casa
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

KIEV, 15 MAGGIO – A sei anni dall’indimenticabile cavalcata del 2006 (quarti di finale ai Mondiali persi solo contro gli azzurri poi trionfatori a Berlino), ecco ricomparire sul palcoscenico del grande calcio la nazionale ucraina, scottata dalle missioni fallite alle ultime qualificazioni europee e mondiali. La squadra di Kiev si presenta con un abito del tutto nuovo e particolare, quello scomodo dei padroni di casa, ma con un’ossatura che sembra essere venuta fuori da un congegno ibernante, tanto è simile a quella del Mondiale tedesco: il mito Oleg Blokhin in panchina, Shevchenko e Tymonschuk come stelle riconosciute. In pratica, una riedizione con sei anni in più sul groppone del gruppetto di buoni mestieranti del pallone che nel 2006 fecero l’impresa, arrendendosi solo alla ciurma di Lippi ad un passo dalle semifinali. E’ mancato il ricambio generazionale, e la sola spinta del pubblico, unita all’esperienza dei due attempati frombolieri di cui sopra, sembra non poter bastare ad una nazionale difficilmente in grado, senza l’aiutino assicuratole dal sorteggio in quanto paese ospitante, di superare il primo turno. Questa strana condizione di padroni di casa ed outsider al tempo stesso, di potenziale killer senza licenza di uccidere, però, potrebbe anche giovare alla squadra ucraina, senza particolari pressioni di sorta e quindi senza niente da perdere.  Vuoi vedere che Sheva, all’ultima grande passerella della sua carriera, decida di fare lo scherzetto più inatteso a tutta l’Europa del pallone?

LA STORIA DELLA NAZIONALE: DA SATELLITE DELL’URSS AL QUINTO POSTO MONDIALE, STORIA DI UN CALCIO GRANDE CON E SENZA IL PORTAFOGLIO DELL’INDIPENDENZA

Andriy Shevchenko, leader indiscusso della nazionale ucraina

Storia breve, quella della Nazionale ucraina. L’Ucraina nasce infatti, come stato riconosciuto, solo a seguito dello smembramento dell’Unione Sovietica, avvenuto all’alba degli anni novanta. Prima di ciò, un’unica grande nazionale raggruppava sotto la sua bandiera le mille e più sfaccettature calcistiche di un paese immenso, quell’Unione Sovietica tanto forte quanto incapace, forse proprio per la mancanza di un’unità nazionale identificativa di fondo, di vincere nel calcio più di un misero Campionato Europeo, datato 1960. Nonostante questa ambigua situazione, il calcio ucraino è comunque riuscito a farsi in qualche modo “sentire” a livello internazionale, grazie soprattutto ai due grandi cicli della Dinamo Kiev del grande ed indimenticato Valery Lobanovsky e del suo fido scudiere in campo Oleg Blokhin, attualmente alla guida della nazionale in maglia gialla. I due grandi monumenti del calcio ucraino, infatti, riuscirono a portare in Unione Sovietica il primo grande trofeo internazionale a livello di club (la Coppa delle Coppe del 1975, bissata undici anni dopo), dall’alto di un calcio razionale, scientifico, modernissimo nella velocità, nell’esuberanza fisica e nell’intercambiabilità dei suoi interpreti. Seguendo questo spartito, la seconda grande nidiata di campioni di stanza a Kiev riuscì a portare la nazionale sovietica fino alle soglie del titolo europeo 1988, perso in finale contro l’Olanda dell’inarrivabile Van Basten. Quell’URSS era la nazionale dei vari Belanov, Zavarov, Mikailichenko, Protasov, talenti nati nel fertile vivaio della Dinamo Kiev, allevati in laboratorio dal geniale Lobanovky, e cooptati dallo stesso colonnello dell’armata rossa, divenuto nel contempo selezionatore dell’URSS, in una nazionale in grado di svilire tutte le avversarie sull’onda di un gioco travolgente e spiazzante, ma incapace di coronare il sogno di vincere dopo ventotto anni dalla prima affermazione. Insomma, tanto oro sepolto sotto un nome che non appartiene all’Ucraina, stato satellite che si strappa dall’Unione solo nel tardo 1991, giusto in tempo per far parte della CSI che affronta gli Europei del 1992, ultima recita prima dell’avvento delle federazioni calcistiche di tutti i paesi venuti fuori dalla dissoluzione sovietica. L’Ucraina, nonostante il florido vivaio, non ha la leadership del ridisegnato est europeo: la Russia, primo erede etimologico e statale dell’immenso impero comunista, assume il metaforico comando del calcio ex-sovietico, qualificandosi ai Mondiali del 1994 ed ai successivi Europei. L’Ucraina, scottata da questo mancato riconoscimento al talento, si affida alla mente più calcisticamente brillante del microcosmo calcistico nazionale, quel Valery Lobanovsky che prima di morire farà in tempo ad allevare una nuova covata di campioni nella “sua” Dinamo Kiev: tanti giocatori buoni per tutte le stagioni (i vari Shovkovsky, Rebrov, Husin, Luzhny) più una stella di valore mondiale, quell’Andry Shevchenko capace di sedurre l’Europa intera nelle magiche stagioni vissute con la maglia del Milan. L’esordio con sconfitta del 1992, 1-3 con l’Ungheria, diventa pian piano un ricordo scolorito dal tempo e per merito di questa nuova formidabile ciurma di filibustieri del pallone. Il sogno di approdare ad una grande competizione viene spesso accarezzato fino all’ultimo: a Francia 98, Euro 2000 ed ai Mondiali Nippocoreani del 2002, solo lo spareggio porrà freno alle ambizioni ucraine, bloccate, in ordine di tempo da Croazia, Slovenia e Germania. Euro 2004 viene persa a favore dei futuri campioni della Grecia, ma è solo un antipasto del grande momento di gloria. Nel 2005, dopo tre lustri di tentativi andati a vuoto, Sheva e compagni azzeccano il terno e volano verso Germania 2006. Da esordienti assoluti, i ragazzi di Blokhin fanno faville: superano con due vittorie ed una sconfitta un girone eliminatorio non proprio di ferro (la sconfitta con la Spagna fa il paio alle facili vittorie colte con Tunisia e Arabia Saudira), per poi battere, nell’emozionante ottavo di finale, la più quotata Svizzera ai calci di rigore. L’approdo ai quarti, un miracolo vero e proprio, basta ed avanza ai piccoli carneadi di Kiev: l’Italia si rivela essere squadra troppo superiore, ma ciononostante lo 0-3 finale è di sicuro sproporzionato, per quanto visto in campo, in favore dei furbi cavalieri in maglia azzurra. Sembra essere l’alba di una grande era per il calcio ucraino. Sarà un modesto fuoco di paglia: ancora l’Italia (qualificazioni ad Euro 2008), poi lo spareggio con la Grecia (eliminatorie di Sudafrica 2010), identificheranno come “episodio isolato” la splendida cavalcata del 2006. Il ritorno di Blokhin in vista dell’Europeo organizzato a braccetto con la vicina Polonia sembra essere un buon viatico per la nazionale ucraina, ancora alla ricerca di un’identità perduta. Il quinto posto al Mondiale, però, è un ricordo troppo fresco ma al tempo stesso troppo lontano, e il mancato rinnovamento a seguito di quell’irripetibile avventura, con addirittura Shevchenko come vituperato ed usurato capitano-simbolo-leader, dice tanto sulle reali ambizioni di una squadra incapace di rifarsi il trucco e staccare finalmente il cordone ombelicale con il suo passato di inattesa quanto meritata ed effimera gloria

Una recente formazione della Nazionale Ucraina

LA STELLA DI SHEVA E VENTIDUE GREGARI: I CONVOCATI DI OLEG BLOKHIN – La rosa pronta per l’Europeo casalingo ha visto due esclusioni eccellenti: in primis è stato escluso per infortunio il portiere Shovkovskiy oltre a Dmytro Chygrynskiy, colonna portante del reparto difensivo ucraino anche lui assente per infortunio. Il nome che spicca più di tutti è quello dell’eterno Andriy Shevchenko: l’ex attaccante di Milan e Chelsea non ha ancora abbandonato la maglia della propria Nazione ed è pronto dall’alto delle sue 100 e passa partite con la maglia gialloblu a prendere per mano una squadra che necessita come il pane di una guida calcistica e psicologica. Il nome di spicco del reparto offensivo è Taras Mihkalik, 28enne difensore della Dinamo Kiev. Ci sono anche Shevchuk e Rakitszki dello Shaktar Donetsk Al di fuori di lui il resto del reparto è composto da giocatori con molte presenze in patria ma con poco riscontro internazionale (Bohdan ButkoVitaly Mandziuk). A centrocampo il fulcro del gioco sarà Anatoliy Timoschuk del Bayern Monaco. Il biondo centrocampista della squadra tedesca è uno dei giocatori ucraini con più presenze in Nazionale e con un presente in ambito europeo non indifferente. Le chiavi della metacampo sono nelle sue mani e Timoschuk dovrà trascinare i propri compagni di reparto meno esperti o alle prime armi. A spalleggiare il mediano del Bayern ci saranno Gusev (184 partite nella Dinamo Kiev) e Aliyev (oltre ottanta gol segnati in carriera per il ventisettenne della Dinamo Kiev). Nel reparto avanzato, detto della presenza di Sheva, ecco spuntare i nomi di Andriy Voronin, ora alla Dinamo Mosca ma con un passato (e più di settanta gol) tra Magonza, Leverkusen, Berlino e Liverpool, e Artem Milevskiy, 51 reti a Kiev e ottime prestazioni fornite in tutte le selezioni minori dell’Ucraina. Il CT Blokhin ha però messo in preallarme anche il brasiliano naturalizzato Edmar e la vecchia volpe Kalynichenko: e chissà che entrambi non possano rientrare all’ultimo nella lista dei ventitre che andrà a giocarsi l’onore nell’attesissimo europeo casalingo.
PUNTO DEBOLE: Il gruppo sembra poter reggere a fatica gli impegni cui sta per andare incontro. Al di là di pochi senatori mancano leader e personaggi di spicco sia in difesa che a centrocampo. La poca esperienza internazionale potrebbe incidere negativamente sulle prestazioni.
PUNTO FORTE: Gli uomini di maggior spessore (Sheva e Timoschuk) devono trainare un gruppo che deve avere il giusto appetito di successi. Se ciò dovesse accadere, l’Ucraina potrebbe rivelarsi una sorpresa.

A cura di Nicolò Bonazzi e Alfonso Fasano 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *