Antonio Casu
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Antonello Venditti per sempre giallorosso

Il cantautore: "Gli americani hanno costruito una società senz'anima. Il club non basta comprarlo."

Antonello Venditti per sempre giallorosso
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Quella di Roma, sponda giallorossa, si sa, è una piazza difficile per tutti, calciatori, dirigenti o allenatori. Se poi la squadra vive stagioni difficili come è successo in questi anni, i problemi non possono che aumentare. Quella romanista è una tifoseria calda e passionale, istintiva e ambiziosa più di ogni altra. Antonello Venditti, il più noto tra i tifosi, incarna nella sua persona tutti questi elementi, ed è stato protagonista qualche giorno fa di una dichiarazione che ha colto tutti di sorpresa.

TOGLIETE L’ INNO – Il cantante è l’autore di due pezzi scritti tanti anni fa, “Grazie Roma” e “Roma Roma”, che col tempo sono diventati gli inni della sua squadra, risuonati in occasione di ogni partita casalinga tra gli spalti dell'”Olimpico” e cantati tutte le volte a squarciagola dai tifosi, in molti casi con le lacrime agli occhi. Con la schiettezza che contraddistingue il personaggio, desidera ora che i suoi brani non siano più gli inni della Roma, perchè, parole di Venditti, ” non li trovo più identificativi della squadra che conoscevo io”.

PER AMARLA NON BASTA ACQUISTARLA – Il tifoso ha chiarito oggi il senso delle sue parole attraverso le pagine de La Gazzetta dello Sport e ha detto la sua sulla gestione che hanno gli americani della società. A chi gli chiede se davvero vuole togliere il suo inno, risponde: “No, la mia è stata solo la provocazione d’amore di un tifoso deluso. Uno sfogo. E poi come potrei togliere qualcosa che non appartiene più solo a me? Il senso del mio discorso era: visto come stanno andando le cose non mi sorprenderebbe se la Roma togliesse anche i miei inni. Il mio era il grido di dolore di un tifoso deluso. Perchè vorrei che la mia Roma, che questa società somigliasse di più a quegli inni, fosse più simile al contenuto emozionale e culturale di quei brani. Per amarla non basta acquistarla, bisogna viverla, sentirla sulla pelle”.

CAOS CALMO – Lo sfogo è nato dall’atteggiamento mostrato dalla società dopo la sconfitta nel derby di Coppa Italia, un duro colpo per i tifosi giallorossi: “Mi aspettavo una reazione, un rigonfiare il petto, un intervento. E invece niente, come se non sia stato compreso cosa ha significato quel k.o. Dalla fine della stagione, a parte l’ingaggio di Garcia, non è successo nulla. Una specie di caos calmo. Si è dimesso Baldini e oggi la società è rappresentata da Pallotta, Sabatini, Zanzi e Baldissoni… Non si percepisce senso di appartenenza”.

PER SEMPRE GIALLOROSSO – Il momento complicato non lo allontanerà in ogni caso dalla fede giallorossa: “Io non lascerò mai la Roma, è un amore che non muore. E i miei inni finché la Roma vorrà saranno lì. E tanto perché sia chiaro ho già rinnovato il mio abbonamento. Non ho mai voluto vitalizi, tessere omaggio, posti in tribuna vip. Da sempre ho il mio posto in Tribuna Tevere laterale”.

LA ROMA NON È UN BRAND – Le parole di Venditti mettono in evidenza l’incapacità degli americani di fare da collante tra la squadra e i tifosi, ma essere solo spettatori lontani di uno spettacolo apatico, senza cuore, portato avanti in nome del Dio Denaro. La Roma è la ragione di vita di milioni di persone, non una semplice società per azioni. Boston (sede dei Celtics, squadra di NBA di cui è azionista Pallotta) non è Roma, la società dovrebbe capirlo, e chissà che non si impegni in futuro per rendere la propria creatura una volta ancora quel che è sempre stato, semplicemente, il “core de sta città”.

Antonio Casu
twitter: @antoniocasu_

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