Ruggiero Daluiso
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Confederations Cup, la Torcida e il fútbol bailado brasiliano schiantano la Spagna del tiki-taka

Nella serata di Rio de Janeiro i pentacampioni del mondo conquistano la loro 4° Confederations Cup contro una Spagna oggettivamente stanca.

Confederations Cup, la Torcida e il fútbol bailado brasiliano schiantano la Spagna del tiki-taka
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Un Brasile dirompente, sospinto dalla carica straordinaria degli oltre 70 000 di un Maracanã tinto di giallo, vince imponendosi sulla Spagna campione di tutto per 3-0. La finale della Confederations Cup è verdeoro.

Confederations Cup, Felipe Scolari ct Brasile

Felipe Scolari, ct del Brasile

BRASILE  STELLARE – Scolari schiera un 4-2-3-1 con Fred unica punta e l’attaccante del Fluminense ci mette meno di due minuti a confermarsi la vera rivelazione del torneo, andando in goal durante un’azione convulsa. Tatticamente i verdeoro non hanno la stessa organizzazione degli spagnoli, ma una migliore condizione fisica, abbinata alla carica di un pubblico roboante. Bastano a Neymar e compagni per imporsi con un secco 3-0 già all’inizio del secondo tempo, con le reti dello stesso neo-acquisto del Barça e ancora di Fred. La squadra corre, lotta su ogni pallone, concede sprazzi di bel gioco, fraseggia in spazi stretti e lascia intendere margini di miglioramento importanti in vista della prossima Coppa del Mondo. D’altra parte, Felipe Scolari nella conferenza stampa della vigilia aveva dichiarato la necessità di giocare bene e vincere per acquistare sicurezza in vista del Mondiale del prossimo anno.

Cosa ha funzionato? – La squadra si è dimostrata nel complesso solida, attenta e famelica di vittorie. Un reparto su tutti si è distinto per abnegazione e spirito combattivo: la difesa, che da Julio Cesar a David Luiz, quest’ultimo mostruoso nel salvataggio su Pedro, ha mostrato un’attenzione tattica straordinaria, se si tralascia l’inutile rigore provocato da Marcelo su Navas.

Cosa non ha funzionato? – La formazione di Scolari commette troppi falli, inoltre deve crescere nell’impostazione della manovra, ma ha comunque un anno di tempo per lavorare su questi difetti.

Del Bosque

Del Bosque, ct spagnolo

SPAGNA ANNICHILITA – Del Bosque si affida al collaudatissimo 4-3-3, con Torres che vince il ballottaggio con Soldado per un posto da titolare. Le furie rosse però non fanno in tempo ad impostare i loro ritmi cadenzati, che si ritrovano subito a dover inseguire. Ne conseguono una serie di errori da parte degli iberici, dovuti alla fretta di riportarsi in pareggio e alla stanchezza, figlia di una stagione lunghissima tra campionato e coppe per gli spagnoli, con il peso supplementare dei 120’ con l’Italia.

Cosa ha funzionato? – Poco: la Spagna non riesce a sfruttare il temutissimo tiki-taka, ed è solo Iniesta, un giocatore dal valore incommensurabile, che si rende realmente pericoloso, dribblando e tentando di creare geometrie per gli spenti compagni.

Cosa non ha funzionato? – Quasi tutto: è forse la peggiore Spagna vista da 5 anni a questa parte, disattenta, sulle gambe e poco convinta in campo. Aver fatto razzia di tutto quello che c’era da vincere ha spento le velleità cannibalesche ispaniche?

 

CHIAVE TATTICA DEL MATCH – Il Brasile mostra una condizione atletica sensibilmente migliore di quella spagnola, lottando su ogni pallone, sfoderando ripartenze fulminee che sorprendono sistematicamente la retroguardia delle furie rosse. In questo l’estro di Neymar è fondamentale: l’ex Santos, salta l’uomo, cerca la profondità e inventa giocate per i compagni di squadra. Sicuramente l’arma in più dei sudamericani.

Carlo Andrea Mercuri

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