Mirko Di Natale
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Italia terza in Confederations Cup, ma davvero questa nazionale farà bene al mondiale?

La spedizione azzurra in Brasile ha dimostrato di essere una squadra con un tempo solo sulle gambe, poca concretezza e molta fragilità. Prandelli da rivedere

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Cesare Prandelli, ct dell'Italia

Cesare Prandelli, ct dell’Italia

Con l’incontro di ieri a Salvador de Bahia contro l’Uruguay, la Confederations Cup è andata in archivio per l’Italia con un ottimo terzo posto migliorando così la scialba eliminazione del 2009. Un cammino fatto da 2 vittorie (contro Messico e Giappone), 2 pareggi (contro Spagna e Uruguay nei 120 min) ed una sconfitta contro il Brasile.

POCA GAMBA – Sin dall’esordio contro i messicani, l’ Italia è apparsa tonica e fluida per quarantacinque minuti o poco più, giocando bene nel primo tempo per poi subire i loro attacchi dove, fortunatamente, la partita venne decisa dall’unico vero tiro in porta di quel secondo tempo ad opera di Mario Balotelli.
Il match contro il Giappone è stato pirotecnico, i nipponici non ci hanno mai fatto vedere la palla, dimostrando una condizione ed una tenuta fisica di gran lunga superiore alla nostra, dove nel primo tempo siamo annegati nel “tiki-taka” giapponese. Nella seconda frazione le cose cambiarono solo in parte, è vero che riuscimmo a vincere la partita e che quindi nell’almanacco sarà annotato il 4-3, ma gli intenditori di calcio ricorderanno che in quel match la squadra di Alberto Zaccheroni ci diede una lezione morale.
Quella con il Brasile invece non ha mai avuto storia: nella prima parte l’Italia non vide mai il pallone per merito del pressing e dei giocatori brasiliani, che assaltarono letteralmente il fortino costituito dal nostro Commissario Tecnico Cesare Prandelli (che puntò senza giri di parole a difendere il pareggio nei primi quarantacinque minuti). Pareggio non arrivato per il gol del carioca Dante in chiusura di tempo. Nella ripresa poi riuscimmo a pareggiare con Emanuele Giaccherini, ma anche la sfortuna influì sul risultato finale subendo dapprima la punizione di Neymar che colse impreparato Gigi Buffon, e poi la doppietta di Fred (intervallata dal gol di Giorgio Chiellini), che spense le velleitarie speranze di rimonta italiane quando il risultato era sul 3-2 dei padroni di casa.
Contro la Spagna sulle gambe, come dimostrato poi nella finale con i verdeoro, l’Italia fu incapace nel far il gol decisivo agli spagnoli. L’eliminazione ai rigori è stato un boccone amaro da digerire, soprattutto per chi aveva intuito le reali possibilità nostrane di eliminare i campioni del Mondo e d’Europa in carica. Contro l’Uruguay nella finalina per il terzo e quarto posto, le riserve scese visti i tanti infortuni nelle scorse partite, han fatto vedere un’Italia brutta salvata solo dai due gol arrivati grazie alle splendide intuizioni su calci da fermo da parte di un ottimo Alessandro Diamanti, aggiungendo poi la fortuna dei calci di rigore che ci ha premiati rispetto alla partita precedente.

PRANDELLI DA RIMANDARE – Nonostante nella sua gestione siano arrivati un secondo posto all’Europeo ed un terzo posto in Confederations Cup, la gestione Prandelli ha lasciato parecchi dubbi sul come sono state gestite diverse situazioni. Considerando il clima e l’elevata umidità in Brasile, che hanno fatto infortunare tanti giocatori chiave della nostra nazionale, le diverse partite affrontate hanno mostrato una tattica non proprio conforme per una nazionale quattro volte campione del mondo. L’esempio lampante è il “catenaccio” del primo tempo con il Brasile, o l’arretramento del baricentro nella semifinale contro la Spagna, dove al posto di Claudio Marchisio non al meglio venne inserito Alberto Aquilani volendo puntare, senza nemmeno troppo nascondersi ai calci di rigore,  invece di colpire una Spagna arrendevole. Il modulo costruito ad hoc per Balotelli non rappresenta l’essenza del gioco del pallone, bisogna sempre premiare il collettivo senza mai puntare su un solo giocatore. Logicamente non si discutono le immense qualità del giocatore bresciano, ma con Alberto Gilardino, vista l’inutilità di Stephen El Shaarawy (non si è capito il perché lo ha portato visto che è stato una comparsa) si poteva puntare su un’altra prima punta di peso per supportare gli eventuali imprevisti che sono poi avvenuti. In vista della prossima Coppa del Mondo questo si spera sia stato solo un esperimento, ma la nazionale ha avuto in comune con i propri predecessori la voglia di non arrendersi mai, e questo come tutti sappiamo, ha sempre premiato i nostri nella manifestazione più importante a livello di nazionale.

Mirko Di Natale

Twitter: @_Morik92_

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