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Italia, la Confederations Cup ‘termina’ in semifinale: top e flop della spedizione azzurra

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La Confederations Cup dell’Italia “termina” in semifinale. Termina in senso figurato: gli azzurri domenica affronteranno l’Uruguay nella finale per il terzo posto, ma dicono addio ai sogni di una finale contro i padroni di casa del Brasile. Si poteva fare di meglio, ma è già un passo avanti rispetto a quattro anni fa quando gli azzurri, guidati da Marcello Lippi, non riuscirono neppure a superare i gironi. Stavolta gli uomini di Cesare Prandelli hanno messo alle corde la Spagna, ma la lotteria dei rigori è stata fatale ancora una volta dopo quella di Euro 2008. Con la speranza di poterci almeno consolare con la medaglia di bronzo, vediamo quali sono stati i top e i flop della spedizione azzurra in Brasile.

TOP

MATTIA DE SCIGLIO – Una delle vere sorprese, ma forse nemmeno tanto, della nazionale italiana in questa Confederations Cup è stata sicuramente Mattia De Sciglio. Ventuno anni da compiere a ottobre, il terzino del Milan fa davvero ben sperare per il futuro. Otto presenze con la maglia azzurra, un valore di mercato di 12 milioni e il club rossonero che ha già chiaramente fatto capire l’incedibilità del ragazzo. Si comporta da vero veterano all’esordio con il Messico, sempre attento in difesa e molto abile anche in fase propositiva. Nel disastro generale della difesa azzurra è lui l’unico a salvarsi, sebbene commetta qualche ingenuità di troppo come il rischioso retropassaggio contro il Giappone che costringe Buffon a stendere Honda in area di rigore e l’errato posizionamento in occasione della rete del 4-2 di Fred nella gara con il Brasile. Sono però errori di inesperienza che, sicuramente, serviranno a farlo crescere e maturare ancora di più.

MARIO BALOTELLI – Altro top della spedizione azzurra nel Sud America è Mario Balotelli. Tre presenze da titolare nelle tre gare del girone, condite da due gol e un assist. Rete decisiva di prepotenza nella gara contro il Messico, gol di freddezza nel rigore del provvisorio 3-2 contro il Giappone. L’assist volante di tacco per Giaccherini è da strabuzzarsi gli occhi, la vera ciliegina sulla torta dell’avventura azzurra in Brasile. Per qualcuno ha perso il confronto diretto con Neymar, ma c’è da scommettere che se dovesse arrivare in forma al Mondiale del prossimo anno ci sarà davvero da divertirsi. Ha detto di sentirsi un perdente per aver lasciato anzitempo la squadra a causa di un infortunio: questo è lo spirito giusto di un ragazzo che pare finalmente aver capito di dover mettere la testa a posto per consacrarsi definitivamente come leader della compagine azzurra.

Giaccherini, vero jolly della nazionale di Prandelli

Giaccherini, vero jolly della nazionale di Prandelli

GIACCHERINI E CANDREVA – Segnali positivi sono giunti anche da Giaccherini e Candreva. Il centrocampista bianconero sembra davvero essere un pupillo di mister Prandelli, più volte criticato per la sua testardaggine nel convocarlo in nazionale pur essendo soltanto una riserva di lusso nella Juventus di Antonio Conte. Il Giak però, con la maglia azzurra, sembra davvero aver trovato il suo habitat naturale. Gol del provvisorio 1-1 nella gara con il Brasile, assist decisivo per Balotelli nella sfida con il Messico e grazie a un’iniziativa personale contro il Giappone costringe Uchida all’autorete del momentaneo 2-2. Come se non bastasse colpisce anche due legni, uno sempre con i nipponici e uno nei supplementari con la Spagna. Un jolly insperato. Sulla stessa onda anche Candreva. Il biancoceleste, dopo aver guardato dalla panchina i primi due incontri del girone, ha l’occasione per mettersi in mostra contro il Brasile in virtù della contemporanea assenza di Pirlo e De Rossi. E sa sfruttare nel migliore dei modi la sua chance. E’ uno dei migliori in campo, fa vedere buone giocate e corre senza un attimo di sosta. Per poi ripetersi nella gara contro le Furie Rosse, dove sbeffeggia Casillas con quel cucchiaio che oramai contraddistingue la nostra nazionale. Sfrontato quanto basta.

IL CARATTERE – Verrebbero da citare anche Pirlo e De Rossi, autori complessivamente di una buona Confederations Cup. Il vero punto di forza dell’Italia però non è stato nella classe dei singoli, bensì nel carattere che i giocatori hanno messo in campo partita dopo partita. E questo non può che farci ben sperare in ottica futura. Con il Messico, dopo essere stati raggiunti sull’1-1,  gli azzurri sono stati in grado di scardinare la difesa avversaria e prendersi i primi tre punti del torneo. La rocambolesca gara con il Giappone poi, c’è da scommetterci, non sarebbe stata opportuna per i deboli di cuore se fosse stata valida per il Mondiale. Sotto di due reti, in vantaggio per 3-2 per poi essere raggiunti a venti minuti dal termine. Con le unghie e con i denti la rete di Giovinco ci ha garantito l’accesso alla semifinale. Se con il Brasile, sul risultato di 3-2 per i verdeoro, il colpo di testa di Maggio fosse terminato in rete invece che sbattere sulla traversa chissà come sarebbe andata a finire. E poi ancora il carattere nel rubare il possesso palla ai palleggiatori della Spagna e nel costringere le Furie Rosse nella loro metà campo. Lo spirito giusto per prepararsi nel migliore dei modi al prossimo Mondiale.

FLOP

El Shaarawy delude: per lui solo 19 minuti in questa Confederations

El Shaarawy delude: per lui solo 19 minuti in questa Confederations

EL SHAARAWY – Passiamo ora ai flop della spedizione azzurra in Brasile, partendo da quello che sarebbe dovuto essere l’attaccante titolare della nazionale e che invece si è ritrovato relegato in panchina per quasi l’intera competizione. Stephan El Shaarawy aveva cominciato alla grande la stagione con il Milan, poi è calato il buio. C’è chi afferma che l’arrivo di Balotelli in rossonero abbia costretto “Il Faraone” a cambiare ruolo, pensando più a correre sulla fascia, sfornare assist e ripiegare in fase difensiva piuttosto che a fare gol. Prima dell’esordio con il Messico un problema muscolare lo ha costretto a saltare un allenamento, ma non si è trattato di nulla di grave. E’ stato il ct Prandelli che ha deciso di metterlo da parte, preferendo un modulo con due trequartisti dietro a un’unica punta. Panchina con il Messico, panchina con il Giappone. Venti minuti finali con il Brasile in cui non ha avuto neppure un pallone giocabile. Poi ancora panchina con la Spagna. E’ lui uno dei flop di questa Confederations, anche se probabilmente ElSha non ha neppure avuto l’occasione per mettersi in mostra e far vedere le sue qualità.

GIGI BUFFON – Inseriamo tra i flop del torneo anche il capitano della squadra, il nostro numero uno. Naturalmente la colpa non è solo sua e va condivisa con tutto il reparto arretrato, ma aver subito otto gol in tre gare costringerà Gigi Buffon a riflettere. Mai gli azzurri avevano incassato così tante reti durante i gironi di una competizione ufficiale. Il precedente record, negativo, risaliva al biennio 2009-2010: 5 gol subiti in tre gare, prima durante la Confederations Cup e poi ai Mondiali. In entrambe le occasioni l’Italia fu clamorosamente eliminata già ai gironi. Stavolta, se non altro, siamo riusciti ad andare più avanti. Se nelle prime due gare con Messico e Giappone Buffon è incolpevole sulle quattro reti prese (due delle quali su rigore), il portierone della Juventus ha steccato alla grande il big match con il Brasile. Prima si è fatto beffare sul proprio palo dalla punizione di Neymar, poi ha respinto verso il centro dell’area il non irresistibile tiro da fuori dal quale è scaturito il tap-in del 4-2 di Fred. Contro la Spagna ha poi rischiato di combinarla grossa ai supplementari sul destro di Xavi. Peccato che non sia riuscito neppure a parare un rigore contro gli iberici, ma siamo convinti che Gigi saprà rifarsi.

Barzagli e Bonucci irriconoscibili con la divisa azzurra

Barzagli e Bonucci irriconoscibili con la divisa azzurra

BLOCCO JUVE – La colpa dei tanti gol subiti, come detto, non è solo di Buffon ma di tutta la difesa. Il blocco Juve, che tanto bene ha fatto in campionato garantendo la vittoria di due scudetti, ha lasciato alquanto a desiderare in questa competizione. Barzagli, impeccabile con la maglia bianconera, non è mai stato in partita nell’esordio con il Messico. Perde palla da ultimo uomo e commette un ingenuo fallo che regala a Hernandez il rigore dell’1-1. Lento e affaticato anche con il Giappone, Prandelli decide di lasciarlo in panchina con il Brasile. Un duro colpo per il nostro muro. Anche Chiellini sembra faticare nella difesa a quattro scelta dal ct per le prime gare della competizione, ma è comunque migliore dei suoi compagni di reparto. Con il Messico ci mette più volte una pezza, poi gioca una discreta partita anche con il Giappone. Sbaglia però nella sfida col Brasile, quando viene dominato sul piano fisico da Fred. Torna poi a giganteggiare contro la Spagna. E’ certamente il migliore tra i difensori bianconeri, ma può migliorare in qualche dettaglio. Bonucci resta in panchina durante i primi due match, ma ha l’occasione per complicare le scelte del mister quando è titolare contro il Brasile. Non vince un contrasto aereo, sembra spaesato ed è uno dei tanti insufficienti della sfida con i verdeoro. Discreto con la Spagna, ma è il suo rigore sparato alle stelle che ci preclude l’accesso alla finale.

GLI INFORTUNI – Chiudiamo infine con una piccola considerazione. Sono sicuramente stati diversi gli errori individuali e collettivi da parte degli azzurri, ma la nostra nazionale è incappata anche in una piccola dose di sfortuna durante questa spedizione brasiliana. Pirlo è stato costretto a saltare il big match per il primato del girone con il Brasile a causa di una contrattura muscolare al polpaccio destro, poi Abate è dovuto tornare anzitempo in Italia per un infortunio alla spalla destra nella gara con i verdeoro. Sempre con il Brasile è uscito malconcio anche Montolivo per via di un piccolo trauma cranico. Infine Balotelli, costretto a lasciare i suoi compagni per una distrazione di primo grado al quadricipite della gamba sinistra. Speriamo che ai Mondiali i nostri ragazzi siano più fortunati.

Matteo De Angelis

 

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