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Wimbledon, Nadal out al primo turno: la differenza tra me e il Re

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Roger Federer e Rafa Nadal nuovamente avversari negli Australian Open.

Ci sono i grandi giocatori e ci sono le leggende. Ci sono gli specialisti di una superficie e chi è sinonimo di completezza tecnica. C’è chi continua a scrivere la storia record dopo record e chi esce per il secondo anno di fila dal Grande Slam più importante al mondo fra fischi e figuracce. Se l’anno scorso a gettare ombre sull’uscita di Nadal al secondo turno di Wimbledon vi fu il grave problema ad un ginocchio che lo costrinse ai box per 8 mesi, l’eliminazione quest’anno al primo turno contro un altro “mister nessuno” non ha scusanti, Non per un ex n.1 al mondo, per l’otto volte vincitore del Roland Garros e più grande tennista da terra rossa di tutti i tempi. Una macchia, anzi due, destinate a segnare la carriera di un campione con qualche limite di troppo per entrare nell’olimpo dei più grandi di sempre.

VAMOSA RAFA….A CASA: PARTE SECONDA – Ieri Rosol, oggi Darcis: chi? Due numeri 100 e passa, l’ultimo che in carriera aveva vinto appena 7 partite nella sua carriera fra i vari grandi slam disputati. L’anno scorso era un secondo turno, cinque set sudati ed una resa che vedeva Nadal toccare il fondo anche del suo menisco. Out per 8 mesi, prima di un ritorno con solo finali: tutte vinte tranne una, l’ultima è stata l’ottava meraviglia a Parigi. Arriva Wimbledon, più nessuna scusante con Rafa al top: i quarti con Federer arrivano troppo presto, scherzi del tabellone e della prolungata assenza del maiorchino dal circuito, oltre che di un sistema di punteggi assurdo che lo ha visto perdere una posizione a danno di Ferrer nonostante la vittoria al Roland Garros. Primo turno abbordabile con Darcis, n.138 al mondo: 7-6, 7-6, 6-4 facile. Ma c’è un piccolo particolare, i tre set sono tutti per il belga. Rafael Nadal esce per la prima volta in carriera da un primo turno del grande slam: per la seconda volta da Wimbledon prematuramente, senza scusanti fisiche questa volta. Motivazioni tecniche non mancherebbero, non sufficienti però a giustificare e compensare il divario abissale fra i due. Nadal non fa dell’erba la sua superficie migliore, così come Federer della terra rossa, è ovvio: ma mai Re Roger era incappato in un Grande Slam laddove lo spagnolo si è spinto. Onore a Darcis, soprattutto per le due vittorie al tie-break, segno di personalità e gestione mentale. Se Rafa vuole entrare nella leggenda, non basterà più vincere altre 36 volte Parigi ed altrettante a Montecarlo, Madrid e Roma: nella hall of fame si entra con la completezza, versatilità e capacità di essere sempre competitivo su tutte le superfici. E soprattutto, senza perdere due anni di fila con un mister nessuno dal centesimo posto in su, nel tempio verde del tennis mondiale.

ITALIA A META’, BENE LA PENNETTA: KO FOGNINI ED ERRANI – L’erba non è la superficie “madre” di noi italiani, cresciuti a pane e terra rossa. La prima giornata lo ha dimostrato ampiamente, con l’eliminazione comunque prematura di due teste di serie quali la Errani e Fognini. Sara cede con due set facili alla portoricana Puig 6-3, 6-2. Fognini esce invece con Melzer in quattro set, dopo essersi aggiudicato il primo: 6-7, 7-5, 6-3, 6-2. Out anche Lorenzi che ha ceduto al francese Kenny De Schepper in tre set: 7-6, 6-4, 6-2. Passando alle liete notizie, sono le azzurre a regalare le maggiori soddisfazioni con la Pennetta facile 6-4, 6-1 sulla Baltacha. Bene anche la Knapp, 6-3, 6-4 sulla favorita Hradecka e la Giorgi (lo scorso anno ottavi per lei), 6-3, 6-4 sulla britannica Murray. Pennetta che se la vedrà con la Azarenka n.2 del mondo, uscita malconcia dall’incontro di ieri per un problema al ginocchio. Tutto facile per i big Federeer schianta Hanescu 6-3, 6-2, 6-0 e Murray su Benjamin Bekcer in tre set col punteggio di  6-4, 6-3, 6-2. Fra le donne Sharapova a fatica con Mladenovic per 7-6, 6-3.

Quest’oggi fra gli italiani in campo Bolelli con Dimitrov e Seppi con Istomin. Fra le donne esordio per Vinci e Schiavone.

Orazio Rotunno

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