Fabio Pengo

Milan, la fine di un’era. Adesso è tempo di rifondazione

Milan, la fine di un’era. Adesso è tempo di rifondazione
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MILANO, 13 MAGGIO – Un oceano di lacrime accompagna sei giocatori rossoneri che hanno legato i loro nomi alla storia del calcio italiano. Sebbene per alcuni di loro la propria carriera sia terminata, la memoria delle loro gesta continuerà ad alimentare i sogni e le speranze di tutti i tifosi milanisti che vogliono continuare a sostenere la società. Ad ognuno di loro è legato un ricordo particolare che rimane nel cuore – anche di chi tifoso rossonero non è – e che a riviverlo ci fa venire nuovamente i brividi come un vecchio film che non ci stanchiamo mai di rivedere.

E’ questa la storia di Nesta, Gattuso, Seedorf, Van Bommel, Zambrotta e Inzaghi che fino alla fine hanno contribuito alla causa milanista con la loro voglia di giocare, la loro grinta e la loro classe. Campioni non solo all’interno del rettangolo verde ma anche nella vita. Le loro imprese verranno ricordate negli anni che verranno insieme a quelle di altre glorie meneghine quali Maldini, Baresi, Costacurta ed Albertini. Cominciamo da Nesta: condottiero di tante vittorie – Champions League 2003 in primis – e difensore al di sopra dell’eccellenza. Di lui si ricorderanno sempre gli interventi che hanno salvato la porta rossonera centinaia di volte, la sua eleganza nei tackle ed il suo senso della posizione uniti alla sua velocità ed elevazione che  ne hanno fatto uno dei difensori più forti di tutta Europa. Gattuso è stato il gladiatore del centrocampo del Milan per 13 anni, ha lottato sempre e comunque su ogni pallone, ricordando anche una famosa canzone di Ligabue. Nonostante i vari infortuni ha continuato a combattere con la sua solita grinta fino a rimanere in campo con i legamenti del ginocchio lesionati – vedasi la partita contro il Catania nel 2009 – ed il suo problema all’occhio nell’ultima stagione condito da recupero lampo che ha stupito tutti. Clarence Seedorf è un portafortuna vivente: è riuscito a vincere 4 “coppe dalle grandi orecchie” con 3 club differenti. Probabilmente però non è stata soltanto fortuna perchè ovunque ha giocato l’olandese non si è esentato dal regalare ai propri tifosi autentici capolavori balistici e perle di rara bellezza; sebbene lui preferisse essere schierato da trequartista ha giocato praticamente in tutti i ruoli, a cominciare dal laterale di centrocampo e per concludere in maniera impeccabile anche da playmaker davanti alla difesa; durante la sua permanenza al Milan è stato un esempio di professionalità per i più giovani. Che dire di Mark Van Bommel che in soli 18 mesi si è fatto amare dai tifosi quasi quanto un veterano alla Seedorf o Gattuso, evidenziandosi per la sua compostezza nello spogliatoio ed in panchina ed assicurando ragionamenti di alto livello in mezzo al campo. E poi Zambrotta, ovvero uno degli ultimi grandi terzini arrivato a Milano dopo l’esperienza poco esaltante di Barcellona. Ritornato in Italia ha riacquistato lo smalto di un tempo così come le sue galoppate sulla fascia. Dulcis in fundo, l’idolo di tutti i tifosi milanisti: Super Pippo Inzaghi, l’uomo capace di segnare 70 gol in Europa, secondo soltanto a Raul, e in grado di mettere la sua firma in tutte le competizioni per club; un uomo capace di danzare sul filo del fuorigioco e trovare gol di rapina ormai famosi in tutto il mondo. Peccato che nell’ultimo periodo non abbia trovato molto spazio in squadra, ma questo non va assolutamente a sminuire il suo passato. Inzaghi è nella storia, ed i tifosi rossoneri ricorderanno sempre quel gol allo scadere nella gara di ritorno dei quarti di finale con l’Ajax, preludio alla vittoria della Champions League 2003. Oppure la fantastica doppietta di Atene che ha permesso di battere il Liverpool e prendersi una squisita vendetta, la sua doppietta in finale di Coppa del Mondo per club sempre nel 2007, e tanti, tantissimi altri gol importanti e decisivi. Quelle citate sono soltanto alcune delle sue imprese perchè lui è anche l’uomo dei 325 gol tra i professionisti e il primo italiano con presenze in competizioni europee. Il suo addio non ha fatto altro che lasciare un vuoto incolmabile perchè di numeri 9 ce ne sono molti ma di Superpippo ce ne è soltanto uno.

Ora con tutti questi addii la dirigenza rossonera deve saper investire in giovani di talenti in grado di riportare la squadra in cima al ranking europeo, posizione abituale negli ultimi anni sotto la presidenza Berlusconi. Galliani, in un’intervista rilasciata a Premium Calcio, ha quasi smentito l’arrivo di Balotelli perchè ora è troppo presto per parlare di calciomercato con ancora tre mesi davanti ed una finale di Coppa dei Campioni – tra Chelsea e Bayern, ndr – ancora da disputare. Ma mai dire mai, l’a.d. rossonero in questi anni ci ha sbalordito con colpi di mercato sensazionali e chissà se questa dichiarazione non sia indiziaria del fatto che qualcosa si stia muovendo sottotraccia.

Fabio Pengo

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