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Il modello Spagna: il Tiki-taka asfissiante che rivoluzionò il calcio

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Spagna Modello calcistico vincente

L’avvio del favoloso ciclo del Barcellona. Sarà davvero finito tutto questo?

Il successo avvenuto ieri contro l’Italia nell’Europeo Under 21 disputato in Israele, ha segnato un nuovo record per la Spagna calcistica, che negli ultimi 5 anni ha fatto incetta di trofei sia a livello di nazionali sia a livello di club. Ma da dove nasce tutto ciò? E come mai in tutto questo l’Italia sta a guardare?

IL MODELLO SPAGNOLO – Nella storia recente c’è una data importantissima, forse sconosciuta o forse non ricordata, che ha avviato il ciclo vincente della Spagna. Era una sera di fine giugno 2008, precisamente il 29, all’”Enrst Happel Stadion” di Vienna si disputò la finale dell’Europeo tra Germania e Spagna. Un bivio che sicuramente tanti tifosi spagnoli, nell’analizzare il “modello spagnolo” hanno tenuto in considerazione, magari domandandosi: “Ma senza quella vittoria, la Spagna avrebbe poi vinto tutto”? La storia dell’asso pigliatutto ha proprio origine da li, il gol di Fernando Torres permise agli spagnoli di alzare per la seconda volta nella loro storia la più importante Coppa europea a livello di nazionali. La vita di quella nazionale, ma anche di quella Nazione cambiò radicalmente quel giorno, il blocco psicologico di quella formazione che “non vinceva mai” cadde in Austria. Anche i club ne furono coinvolti, infatti dopo due anni bui il Barcellona trionfò in Champions League nella stagione 2008-2009, con una formazione guidata dal “Dio del calcio” argentino in piena ascesa Lionel Messi e ben 6 giocatori spagnoli, andando dal talento infinito di Xavi Hernandez all’illusionista Andres Iniesta.

Questi calciatori, grazie agli insegnamenti di Pep Guardiola, iniziarono a praticare un tipo di calcio sconosciuto fino ad allora, un “Tiki-Taka” asfissiante che consentiva di dominare sugli avversari. Il Barcellona in quella stagione conquistò tutto, e diede idea nella mente di tutti gli addetti i lavori, ma anche di tutti i tifosi del mondo, che lo stile di calcio spagnolo non era solo il migliore o il più forte, era soprattutto vincente. Il dominio si è interrotto in questa stagione in Champions, dove le due squadre spagnole sono state malamente eliminate dalle formazioni teutoniche, che come minimo comun denominatore, hanno avuto il merito di lavorare tanto sui giovani. Analogamente a ciò, anche la Spagna calcistica iniziò a praticare questo tipo di calcio, aggiudicandosi dapprima il Mondiale in Sud Africa nel 2010 e stravincendo l’Europeo nel 2012, annichilendo in finale l’Italia per 4-0, aggiudicandosi un tris di successi mai fatta da nessuno, imponendosi come la squadra più forte di tutti i tempi. Anche a livello di Under 19 la Spagna domina in lungo in largo, detiene infatti la palma di campione d’Europa conseguita nel 2012, grande favorita della manifestazione mondiale per il successo finale che si svolgerà dal 21 giugno 2013 al 13 luglio 2013 in Turchia. L’unica battuta d’arresto in questa scia di successi e vittorie è avvenuta alla scorsa Olimpiade di Londra, dove incredibilmente la squadra spagnola Under 23 steccò, con una formazione infarcita dei Campioni d’Europa 2011 Under 21 pareggiò l’ultima partita del girone perdendo le prime due senza segnare neanche un gol in tutta la competizione.

I GIOVANI DOMINANO – E così mentre in Italia vendiamo le giovani promesse nostrane preferendogli quelle straniere e giocatori più esperti (si sono visti i risultati), in Spagna il diktat preciso è stato quello di investire sulla gioventù, modello ripreso anche dalla Germania. Quello che è stato seminato con il duro lavoro, ora lo si sta raccogliendo con gli interessi in quanto il ricambio generazionale spagnolo garantisce un livello altissimo di rendimento da parte dei calciatori per dieci o più anni. Quindi non stupiamoci se giocatori come Isco, Thiago Alcantara, De Gea, Muniain (in panchina nella finale di ieri), Rodrigo e tanti altri sono protagonisti con i loro club di appartenenza e giocano titolari in Barcellona, Manchester United e Benfica; mentre i nostri connazionali come Saponara, Regini, Caldirola, Donati e tanti altri giocano in Serie B e con tutto il rispetto non ancora in grado, senza esperienza, di contrastare questi fenomeni. Il loro segreto? Credere nei giovani, nulla di più.

Mirko Di Natale

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