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Calciomercato Napoli: vendere Cavani per comprare gioielli

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Khedira prossimo compagno di squadra di Edinson Cavani

Sami Khedira, centrocampista del Real Madrid

I numeri, la storia, i dati statistici: tutta roba fredda e che non emoziona, ma utile a chi deve programmare e rifondare. 63 milioni, o 55, va bene uguale: Cavani è un sacrificio oggi, da benedire un domani. “Di cui non vi è certezza…“, vero, ma la storia aiuta a pensarlo. Zidane ed Ibrahimovic sono due esempi lampanti e forse troppo facili da mettere sul piatto per sostenere la nostra tesi, ma quanto mai attuali ed attinenti. Proviamo a chiudere gli occhi, e ad immaginare con 60 milioni di euro che Napoli costruire: senza Cavani.

VENDERE ORO, PER COMPRARE GIOIELLI – Zidane lascia la Juve nel 2011 per 150 miliardi: un anno dopo il titolo di Campione d’Europa con la Francia, a 3 anni dal titolo mondiale da protagonista e con tanto di pallone d’oro, insomma una tragedia sportiva. Quella 2000/2001 già si concludeva amaramente, con un secondo posto dietro la Roma che segnò il destino di Ancelotti aprendo al ritorno di Lippi. Un baratro continuo che raggiungeva l’apice con l’addio al n.21 bianconero, maestro di eleganza ed essenza del bel calcio.

Il 31 agosto la Juventus registra in rosa gli arrivi di Pavel Nedved, Gigi Buffon e Lilian Thuram. 3 x 1: ad oggi è facile parlare di un affare colossale, ma anche a priori si ebbe forte la sensazione di una Vecchia Signora uscita vincitrice da quell’estate di calciomercato. 2009, Ibrahimovic gioca un’amichevole con la maglia n.10 dell’Inter: sarà l’ultima con la beneamata. Arriva uno forse non più forte di lui, ma dieci volte più concreto laddove il gigante svedese aveva sempre fallito, Champions League. Ad Eto’o si aggiungono 50 milioni di euro: e Milito, anche Thiago Motta, pure Lucio e addirittura Sneijder. A 63 milioni, ma anche qualcosa meno per carità, vendere Cavani è un dovere: per il bene del Napoli (il giocatore chiaramente ambisce ad altri lidi) e per mettere in piedi una squadra certamente più forte senza di lui. Con un allenatore capace di vincere ovunque sia stato: Valencia, Liverpool, Inter e Chelsea. Anche fra mille critiche e difficoltà, autore di autentici miracoli sportivi in quel di Valencia e ad Anfield Road.

Astori, Khedira, Martens, Cerci e Belfodil. O in alternativa la rinuncia agli ultimi due dovesse riuscire l’aggancio ad un top quale Higuain, Gomez o Dzeko. Un Napoli così sarebbe certamente più completo, e forse anche più forte di quello già competitivo che la storia recente ha mostrato.

Orazio Rotunno

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