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Lecce come Kabul, esplode la violenza dei talebani del tifo

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Invasione di campo a LecceProvate a pensare a cosa può essere più grave e intollerabile di un’orda di teppisti (alcuni dei quali armati di cinghie e a volto coperto) che prima invade il campo devastando ogni cosa e malmenando gli steward e poi, cresciuta di numero (250 secondo la questura), si riversa nelle strade adiacenti allo stadio mettendole a ferro e fuoco e ingaggiando una furiosa lotta con le forze dell’ordine. Provate ora a pensare a come finirà quest’ennesimo episodio di violenza infame e vigliacca (qualche Daspo, qualche condanna ridicola, una multa e forse una squalifica – altrettanto ridicola, s’intende – del campo) e avete trovato cosa c’è di più grave. D’altra parte, che volete farci, direbbe Tesoro: so’ ragazzi…

BOLLETTINO DI GUERRA – Le notizie provenienti dal fronte salentino sono allarmanti come il bilancio degli scontri (che parla, secondo fonti del 118, di agenti feriti e numerose persone soccorse per lesioni fortunatamente di lieve entità, contusioni e intossicazione da fumogeno) e la loro dinamica: dopo aver cercato di raggiungere gli spogliatoi passando dal campo (ma la porta blindata è stata chiusa appena in tempo mettendo in salvo, fra gli altri, l’inviato della Rai Emiliano Cirillo), gli ultrà giallorossi hanno provato a sfondare – con una fitta sassaiola e il lancio di petardi, fumogeni e bombe carta – lo sbarramento eretto dalla polizia a protezione dell’accesso stradale, ma sono stati contrattaccati e messi in fuga dagli agenti coordinati dal questore di Lecce, Enzo Carella. Furiosi per non essere riusciti a sfogare la loro rabbia contro i responsabili della mancata promozione (i giocatori e non solo), gli assalitori sono però riusciti a dare alle fiamme un fuoristrada della polizia (un Mitsubishi Pajero) e a trasformare il quartiere di una città in una vera e propria zona di guerra, con tanto di vetture danneggiate, vetrate infrante e vandalismi vari.

CHI TROVA UN AMICO TROVA UN TESORO – Ma a dimostrazione che al peggio non c’è mai fine, e che la piaga del fanatismo curvaiolo è davvero difficile da risanare (un po’ ovunque in Italia, ma soprattutto – duole dirlo – nel Far South) arrivano le sconcertanti considerazioni di Savino Tesoro, presidente del Lecce: “L’invasione nel post partita? Non è edificante, però li capisco, mi dispiace, i tifosi hanno dovuto sopportare tante angherie. Qui abbiamo dovuto combattere contro tutto e tutti, è impensabile che con 11 punti di vantaggio mi sia giocato tutto in due partite. La C è la C, è la terza serie in tutti i sensi. Onore al Carpi” – aggiunge Tesoro, cui scappa, forse involontariamente, qualche parola di serie più elevata – “non siamo riusciti a vincere, è giusto che salgano loro“. Il momento di lucidità, tuttavia, è di breve durata, e i microfoni di Rai Sport immortalano quanto segue: “Avremmo dovuto stravincere, così non è stato e abbiamo rincorso fino ad oggi. Io ho cercato di fare più di quello che potevo, ho anche promesso un premio, ho chiesto ai giocatori di fare il loro dovere soprattutto nei confronti dei tifosi, un pubblico come questo pochissime squadre se lo possono permettere”.

Pazzesco, ma come si fa a dire una cosa del genere dopo una simile guerriglia? Tutta colpa dei giocatori, sembra dire Tesoro: non si sono impegnati abbastanza (o c’è dell’altro?…) e hanno mancato di rispetto al loro presidente e a questo meraviglioso pubblico. Roba da non credere. “Il futuro?” – conclude il patron giallorosso senza spendere alcuna buona parola per le forze dell’ordine e il loro provvidenziale intervento – “La famiglia Tesoro rimane a Lecce, quello che sarà il progetto futuro lo vedremo, datemi qualche giorno, spiegherò cosa succederà in conferenza stampa. Io continuerò ad andare avanti“.

Enrico Steidler

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