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Da nobile decaduto a re del calciomercato: la strana storia del Monaco

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Falcao City

11 Joao MoutinhoLa storia del Monaco, neopromossa in Ligue 1 e capace in poche settimane di assicurarsi alcuni tra i più grandi talenti del calcio mondiale, primo tra tutti l’attaccante Radamel Falcao, dice tanto su come si sta evolvendo il mondo del calcio.

L’ARRIVO DI ZIO PAPERONE – Tutto è iniziato nel dicembre del 2011, quando Dmitry Rybolovlev, magnate russo inserito da Forbes nella lista dei 150 uomini più ricchi al mondo, ha deciso di entrare nel mondo del calcio acquistando il Monaco, nobile decaduta della seconda serie francese sull’orlo del fallimento. Due anni di purgatorio in Ligue 2 e arriva, nella stagione appena conclusa, la promozione nel massimo campionato, sotto la guida di Claudio Ranieri. Rybolovlev vuole fare le cose in grande e nei primi giorni di mercato si è scatenato mettendo a segno un colpo dietro l’altro attraverso investimenti faraonici. Oltre al già citato Falcao, desiderato da tutte le big d’Europa e costato 60 milioni circa, il russo ha staccato un assegno di 70 milioni destinato al Porto per il duo Joao Moutinho- James Rodriguez e insegue ora il sogno Cristiano Ronaldo, offrendo 100 milioni al Real Madrid.

PIANI FUTURI, SOGNI DA CHAMPIONS – Con investimenti del genere nessun obiettivo è precluso, neanche la vittoria della Champions League. Nel momento in cui la squadra monegasca otterrà l’accesso alle coppe europee dovrà stare attenta alle normative sul fair play finanziario, che scatteranno due stagioni dopo rispetto alla prima qualificazione. Per ora non ci sono problemi, ma tra pochi anni potrebbero arrivare le prime sanzioni se il club avrà un passivo di più di 45 milioni di euro nel bilancio.Secondo il regolamento UEFA, ogni società che partecipa a Champions League o Europa League deve pareggiare gli investimenti attraverso interventi interni, non esterni. È per questo che molte squadre italiane ed europee stanno cercando di limitare il passivo con la riduzione di ingaggi e spese sul mercato.

FAIR PLAY FINANZIARIO…WHAT? – La soluzione per i monegaschi potrebbe essere la stessa adottata negli ultimi anni da Manchester City e Psg, ossia cercare partnership fuori mercato e sponsorizzazioni per coprire i versamenti dell’azionista di maggioranza. Il problema sarebbe a quel punto aggirato, alla faccia di Platini. Il Monaco dovrà stare attento anche alle normative fiscali introdotte in Francia da Hollande. Al momento può permettersi un monte ingaggi altissimo grazie ai benefici del regime fiscale favorevole del Principato, mentre le altre squadre della Ligue 1 no. La lega transalpina non ci sta e ha chiesto che il club si adegui alle normative nazionali e sposti la sede legale in Francia per sottostare alla fiscalità francese. Qualora non lo facesse la pena sarebbe il pagamento di una tassa da 200 milioni di euro.

Solo il campo potrà dire se la storia di questa squadra sarà a lieto fine, quel che è certo è che a uscirne sconfitto sarà comunque il mondo del calcio, sempre più business e sempre meno sport nella sua essenza.

Antonio Casu

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