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Tourist Trophy, spettatori travolti da una moto: 11 feriti, uno è grave

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“La benzina è finita addosso alla gente appostata a bordo strada, è stata una scena da panico”. “…Ho fatto appena in tempo ad abbassarmi, e sono stato colpito da alcuni frammenti”. “Ho pensato di essere spacciato, mio Dio è stato orribile!” “…Alla fine tremavo come una foglia…”. Queste non sono, come può sembrare, le testimonianze raccolte in Siria fra la gente di Qusayr (dove infuria la guerra civile), ma le concitate dichiarazioni degli spettatori presenti lungo le strade del Tourist Trophy (dove si è appena conclusa “col botto” una corsa incivile). L’incidente cui hanno assistito, in effetti, è stato spaventoso, ed è veramente un miracolo che siano tutti in grado di poterlo raccontare.

“BLOODY” BRAY HILL – Poco distante dal centro di Douglas, il capoluogo dell’Isola di Man, c’è la “collina di Bray”, un quartiere di case basse e piccoli giardini dove il percorso del Tourist Trophy ha già mietuto parecchie vittime in passato (alla fine degli anni ’70, infatti, fu in parte ridisegnato, ma il pericolo è rimasto). Lungo queste strade strette e delimitate dal marciapiede i piloti sfrecciano a più di 200 km/h, e basta un niente per perdere il controllo della moto. Quando questo accade (ieri è stata l’ennesima volta), le conseguenze possono essere devastanti non solo per il pilota ma anche per il pubblico che si accalca imprudentemente ai margini della “pista”. Al primo passaggio dalla famigerata Bray Hill, Jonathan Howarth, 30 anni compiuti tre giorni fa, ha concluso la sua corsa contro il muro di una casa e la sua moto (una Kawasaki ZX-10R) è schizzata in mezzo agli spettatori (la ruota anteriore, come confermato dalla BBC, ha sfondato una finestra ed è finita in salotto) disintegrandosi in mille pezzi. Bilancio: pilota miracolosamente indenne (o quasi) e 11 feriti, di cui 5 trattenuti in ospedale per ulteriori accertamenti e uno ricoverato in osservazione intensiva, ma non è in pericolo di vita. Morale: con “solo” un morto (il giapponese Yoshinari Matsushita il 27 maggio scorso) e “appena” 11 feriti l’edizione di quest’anno dello Snaefell Mountain Course, statistiche alla mano, si può considerare davvero fortunata…

“BLOODY” TOURIST TROPHY – Facciamo due (macabri) conti: è noto che il “tempio delle corse motociclistiche” (definito così, forse, perché vi si consumano antichi rituali e sacrifici umani) è un circuito (60,7 km) costellato di croci. Ok, ma quante? Tantissime:

240 piloti morti in gara (di cui 2 italiani, Gilberto Parlotti nel 1972 e Marco Fattorelli nel 1989)
5 piloti morti durante il giro di ricognizione o test non ufficiali
5 ispettori di gara
3 spettatori

TOTALE: 253 morti dal 1911, in media (considerando 11 anni di sospensione dovuti alle due guerre) quasi tre morti (2,78) all’anno, a cui si aggiungono centinaia di feriti, anche gravissimi (invalidità permanenti, mutilazioni, ecc.). Il peggiore il 1970 (sei piloti deceduti). Proposta: e se la finissimo una volta per tutte con questo Rollerball disgustoso?

Enrico Steidler

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