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Riccardo Grittini, “il miracolato di Corbetta”

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Il giudice Toni Adet Novik

Il giudice Toni Adet Novik

C’era una volta, in una lontana e oscura contrada del Nord, un giovane assessore leghista di nome Riccardo. La sua vita scorreva tranquilla fra impegni di studio, incarichi istituzionali, partite di calcio (era il portiere della squadra locale) e folkloristici rituali padani. Nulla sembrava poter turbare la sua serenità, ma un freddo giorno di inizio inverno la passione per lo Sport (l’assessorato di cui egli era responsabile) gli giocò un brutto scherzo: ripreso dalle telecamere della Digos mentre si riscaldava insieme ad altri giovani tifosi ululando contro i negher dell’opulento squadrone di una vicina metropoli, il povero Riccardo fu accusato di istigazione all’odio razziale e costretto a dimettersi sull’onda dell’indignazione popolare provocata dal suo gesto incauto ma “innocente”.

IL VALORE DELL’AMICIZIA – L’improvvisa e indesiderabile notorietà, tuttavia, non gli fece perdere l’affettuoso sostegno degli amici più cari (fra i quali spiccava il sindaco del villaggio), che subito si adoperarono per restituirgli l’incarico perduto. E così, a soli cinque mesi dall’increscioso episodio e addirittura qualche giorno prima della condanna per ingiuria aggravata da motivi razziali (un peccatuccio in confronto all’accusa originaria), Riccardo fu riaccolto festosamente in Giunta, e con la delega all’Ecologia in tasca, fu spedito ad accompagnare i bambini delle scuole materne nella visita agli orti urbani. Come per incanto, le fitte brume che incombevano da mesi sul villaggio si diradarono all’improvviso, il sole tornò a far risplendere ogni cosa e tutti vissero felici e contenti.

FRA REALTA’ E FANTASIA – La storia dell’assessore dimissionario, condannato e poi redento a tempo di record è tutta vera, ma sembra appartenere più alla fantasiosa dimensione delle favole dei fratelli Grimm che a quella dell’ordinaria cronaca di tutti i giorni. Ed è così, come una sorta di surreale fiaba post-moderna, che viene istintivo descrivere una vicenda – quella di Riccardo Grittini – in cui il vero protagonista non è il giovane assessore travolto da un’insana passione nel grigio stadio di gennaio ma il nobile sentimento dell’amicizia, che non si cura delle ingiurie, ripara tutti i torti e alla fine trionfa incontrastato. Mettiamo da parte, quindi, ogni motivo di facile disapprovazione: l’affetto e la solidarietà hanno prevalso sul gretto perbenismo e su sterili esigenze di giustizia, e a un incauto rappresentante delle istituzioni è stata generosamente offerta l’immediata possibilità di riscattarsi attraverso il lavoro. Davvero una storia commovente e istruttiva, insomma, dove giganteggia la magnanima figura di Antonio Balzarotti, il sindaco di Corbetta che l’ha resa possibile lottando con pervicace ostinazione contro i meccanismi discriminatori della nostra società.

THE POWER OF LOVE – “E’ un bravo ragazzo, una persona perbene. L’ho sentito domenica mattina per capire che cosa fosse successo. Era affranto, distrutto. Mi ha chiesto di risentirci dopo, per avere tempo per riflettere. Mi ha parlato di una goliardata, di un episodio simile a quelli che accadono tutte le domeniche negli stadi. Probabilmente il fatto che una squadra prestigiosa come il Milan si sia ritirata dal campo ha esacerbato gli animi”. Queste le prime, comprensive parole di Balzarotti a commento del fattaccio di Busto Arsizio. Il concetto fu poi ribadito ai microfoni di SkyTg24 (“Ho parlato ieri con Grittini, il quale a suo giudizio non ritiene di aver commesso dei reati, a parte qualche buu e qualche urlo che non era rivolto a qualcuno in particolare ma a tutti. Credo certamente a quello che ha detto lui”), quando il primo cittadino di Corbetta si rese purtroppo protagonista di un autogol mediatico (credendo di essere fuori onda chiese a uno dei presenti: “se uno fa buu a un negher è reato? Ma come fai a dire che lo faccio a un negher?”) che lì per lì parve compromettere la faticosa e coraggiosa difesa del giovane assessore. “Si è trattato di un caso grave e lo abbiamo detto subito” – precisò Balzarotti nel corso della seduta straordinaria del Consiglio comunale il 16 gennaio – “ma enfatizzato. Grittini ha 21 anni, è uno sportivo, fa volontariato da quando aveva 15 anni, è stato in Emilia per aiutare i terremotati. Ho sentito pareri da chi lo conosce meglio di me. Mi hanno assicurato che è un bravo ragazzo. Era per me un caso che non configurava un individuo che fa abitualmente queste cose. Se la magistratura confermerà le accuse verso Grittini saremo compatti nello stigmatizzare il suo comportamento. Certamente ogni forma di razzismo è indegna”.

IL LIETO FINE – Più forte di ogni critica (Pietro Fontana, capogruppo di ‘Uniti per Corbetta’ lo esortò a rivedere le sue posizioni e a scusarsi pubblicamente “come ha fatto il sindaco di Busto Arsizio”) e nemico giurato della facile demagogia (Luciano Oldani di ‘Rinnoviamo Corbetta’ commentò: “Se ci troviamo qui, in questa seduta straordinaria del consiglio comunale, è perché Corbetta è diventata tristemente famosa in Europa e nel mondo per i fatti di Busto Arsizio”), Balzarotti ha saputo superare ogni avversità e pochi giorni fa è finalmente riuscito nell’impresa di ricondurre all’ovile la pecorella smarrita. “Il ragazzo ha sbagliato” – ha commentato soddisfatto il sindaco di Corbetta – “ma come ho spiegato anche in Consiglio va aiutato e non condannato per tutta la vita. È passato un po’ di tempo da quell’episodio, il reato di cui era accusato è diventato meno grave e ho deciso di reintegrarlo nella Giunta”.

VA’ DOVE TI PORTA IL CUORE – Decisivo è stato anche il sostegno offerto fin dalle prime ore da alcuni temerari commentatori, fra cui è doveroso citare, ad esempio, Lara Maria Molla: “Contro Riccardo Grittini è stata montata una vera campagna stampa denigratoria con cannoneggiamenti mediatici dai vari TG3, Repubblica, passando per l’Indipendente e il Corriere, dichiarazioni dell’ex ministro Cancellieri, post di blog e testate di riferimento, commenti di sociologi e politologi salottieri progressisti; insomma, tutto quello che la sinistra mette in campo quando individua un possibile bersaglio, sempre personale, possibilmente indifeso, da colpire. Riccardo Grittini ha avuto la colpa di andare allo stadio, in una delle sue rare domeniche libere dallo studio e dagli impegni istituzionali, a divertirsi con dei conoscenti e fare il tifo durante la partita amichevole Pro Patria (Seconda divisione Lega Pro)-Milan. Data la disparità tecnica fra le due squadre, il tifo deve essere stato piuttosto vivace e, a quanto pare, i “BUU BUU” non erano diretti solo a Boateng ma anche ad Ambrosini”. (…) “I numerosi potenti e agguerriti avversari politici di Riccardo Grittini hanno vinto” – concludeva la sconsolata ma più che mai combattiva Molla – “Ieri il giovane ha dato le dimissioni da assessore allo sport di Corbetta”. Ma oggi, grazie anche a lei, la giustizia si è presa la sua rivincita e il Comune di Corbetta riguadagnerà quell’invidiabile notorietà che si era un po’ affievolita negli ultimi mesi.

IL COMUNICATO DI GRITTINI – Dopo la lettura della sentenza di condanna a due mesi di reclusione per ingiuria aggravata da motivi razziali (una marachella, dai, diciamolo!) Riccardo Grittini ha rilasciato nella serata di ieri la seguente dichiarazione: “Nella giornata di oggi, il Tribunale di Busto Arsizio ha emesso la sentenza di primo grado nel processo che mi vede coinvolto per i fatti accaduti a gennaio. Ho riportato una condanna lievissima, 2 mesi di reclusione, con la sospensione della pena e la non menzione. La cosa più importante è che sono venute meno le infamanti accuse rivolte contro la mia persona nei mesi scorsi, che se fossero state vere e comprovate – e non lo sono state – avrebbero generato una pena molto più pesante. Posso aver commesso una leggerezza, ma non sono il criminale che alcuni hanno dipinto. Vado avanti con serenità, come ho sempre fatto a beneficio di Corbetta e della mia comunità, di lavoro da fare ce n’è moltissimo e io non mi sottrarrò. Sono sereno, spero che un giorno non lontano anche questa piccola macchia possa venire cancellata”.

Che dire, in fondo, di tutto ciò? Fermo restando il fatto che infierire con toni degni del peggior Savonarola nei confronti di un 21enne che secondo il giudice di primo grado ha commesso un reato – ancorché grave e odioso – è eccessivo e fuori luogo (molti lo hanno fatto, sotto questo aspetto la Molla tutti i torti non li ha), e che a un ragazzo deve essere offerta la possibilità di porre rimedio ai suoi errori, credo ci sia spazio solo per un paio di domande: sono corretti e condivisibili i modi, e soprattutto i tempi, della redenzione? O sono, al contrario, eccessivi e fuori luogo? E se fossero, innanzitutto, poco seri?

Enrico steidler

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