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Caso Boateng, condannati sei tifosi della Pro Patria

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Riccardo Grittini sul caso Boateng

Riccardo Grittini

Tutti colpevoli di ingiuria aggravata da motivi razziali. Così ha stabilito il giudice Toni Adet Novik, che ha condannato a due mesi di reclusione 5 dei 6 tifosi della Pro Patria accusati di aver subissato di ululati razzisti Kevin Prince Boateng e gli altri giocatori di colore del Milan durante la partita amichevole contro i rossoneri dello scorso gennaio. Il sesto, Davide Bolchi, se l’è cavata con 40 giorni. Pene molto lievi, dunque (e sensibilmente inferiori rispetto a quelle richieste dal pm), che si però aggiungono al risarcimento complessivo (10mila euro) dovuto alle parti civili, la Lega Pro e il Comune di Busto Arsizio, e al pagamento delle spese processuali. I legali dei 6 tifosi (fra i quali figura l’ex assessore allo Sport del Comune di Corbetta, Riccardo Grittini), che avevano chiesto l’assoluzione, ora attendono di leggere le motivazioni della sentenza prima di valutare il ricorso in appello.

LA PARTITA INCRIMINATA – I fatti che hanno portato alla condanna dei sei ultrà risalgono al 3 gennaio scorso, quando l’amichevole Pro Patria-Milan fu sospesa dopo che il rossonero Boateng, esasperato per i continui ululati provenienti dagli spalti, aveva scagliato il pallone contro la tribuna e i suoi compagni avevano quindi deciso di uscire dal campo in segno di solidarietà. A incastrare gli autori dei “versi simili a quelli di una scimmia” (stando alla descrizione di alcuni testimoni) sono state le riprese delle telecamere di videosorveglianza dello stadio Speroni di Busto Arsizio e i filmati effettuati della Digos, proiettati in Aula durante il processo.

LE RICHIESTE DEL PM – ”Da prove dirette e indirette emerge la piena responsabilità degli imputati” – ha affermato il pm Mirko Monti motivando la richiesta di sei mesi di reclusione, ed “è provato” – ha aggiunto – “che la valenza di tali condotte è da ricondurre a finalità discriminatorie e razziali”. L’unico tifoso a godere di uno sconto (non sei ma quattro mesi), poi confermato dal giudice, è stato Davide Bolchi, per il quale magistrato ha proposto il riconoscimento delle attenuanti generiche in virtù del suo “atteggiamento collaborativo”. “Siamo la Lega dei valori e combattiamo il razzismo” – ha spiegato il legale della Lega Pro, parte civile al processo insieme al Comune di Busto Arsizio – “per questo chiediamo la condanna al pagamento di una somma da stabilire che verrà devoluta per iniziative di beneficenza”. Il Comune, dal canto suo, ha chiesto alla Corte di condannare gli imputati a risarcire i danni morali, materiali e di immagine provocati alla città“.

LA LINEA MAGINOT DELLA DIFESA – Diametralmente opposta la posizione dei legali dei tifosi, che hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti per non aver commesso il fatto o perché gli ululati (c’è chi ha ammesso le sue responsabilità in tal senso) non avevano intenti discriminatori. Questa, ad esempio, la versione sostenuta da Davide Bolchi: “Ho rivolto due volte dei buu verso i giocatori che avevano la palla: non erano riferiti ai calciatori di colore. Il problema non era la pelle” – ha aggiunto – “ma chi era in possesso della palla“. Un gesto quindi “privo di dolo e di finalità razziste” secondo Alberto Talamone, legale di Bolchi, che ha censurato la reazione di Boateng (il pallone scagliato contro la tribuna) con parole dure ma condivise da molti (“avrebbe dovuto essere sanzionata gravemente dalla giustizia sportiva“). Sulla stessa linea i difensori di Riccardo Grittini, l’assessore allo Sport (!) del Comune di Corbetta (Milano) che dopo l’episodio aveva rassegnato le dimissioni dal suo incarico. Per la cronaca, pochi giorni fa il leghista Grittini, rientrato nelle grazie del sindaco, è tornato in Giunta con la delega all’Ecologia. No comment.

ASSENTE INGIUSTIFICATO – Ce n’è anche per Sulley Muntari: il centrocampista del Milan è stato condannato a pagare una multa di 500 euro per non essersi presentato a deporre come testimone. Nelle udienze precedenti erano stati ascoltati Boateng, Nyang (tutti i giocatori di colore del Milan, infatti, avevano subito l’umiliazione dei buu razzisti), El Shaarawy, il capitano Massimo Ambrosini e l’allenatore Massimiliano Allegri, ed era già la seconda volta che il ghanese non si presentava in Tribunale (“benché citato regolarmente” come ha sottolineato il giudice Adet Novik motivando la sanzione).

Enrico Steidler

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