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Cronaca

La brutta malattia del Calcio: il Razzismo

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admin-ajaxdIl mondo del pallone è da sempre seguito da milioni di tifosi, contagiando i più piccoli che crescono idolatrando il campione della propria squadra del cuore e spesso lo prende come esempio da seguire per la vita di tutti i giorni. Come l’essere umano, anche il calcio negli anni ha sviluppato delle “malattie” che purtroppo non sono ancora state debellate. Tra le più gravi troviamo il razzismo, che si spera possa essere sconfitto nel più breve tempo possibile. L’ultimo episodio successo in ordine cronologico è del nostro campionato, dove in Milan-Roma, un ridotto numero di deficienti ha rivolto ululati all’indirizzo del giocatore rossonero Mario Balotelli, che in una recente intervista ha dichiarato che la prossima volta abbandonerà il terreno di gioco se accadranno altri episodi simili.

PIAGA DA DEBELLARE – Il razzismo nasce prevalentemente dal pregiudizio e dall’ignoranza dell’individuo, che non conoscendo, giudica non avendo studiato il passato. Recita una frase: “Il razzismo è il luogo comune dove gli stupidi si incontrano”. Nel calcio, questo tipo di discriminazione si è affermata da qualche decennio, emergendo dapprima nei campetti di periferia e poi facendosi strada in Serie A e nelle altre più importanti manifestazioni calcistiche a livello europeo. Durante Messina-Inter del novembre 2005, l’ivoriano allora giocatore messinese, Marco Andrè Zorò, fermò di sua spontanea volontà l’incontro prendendo in mano il pallone, stanco dei continui sfottò razzisti da parte della curva ospite. Per la cronaca poi il match riprese, anche perché venne rincuorato dai giocatori avversari, specialmente da Adriano Leite Ribeiro, che lo fece desistere dall’abbandonare la partita.

Nel corso degli anni si sono susseguite tantissime iniziative per la lotta al razzismo, come gli slogan della Uefa (“Dire di no al Razzismo” oppure “Uniti contro il Razzismo) la campagna (la più importante è quella intitolata Let’s Kick Racism out of football), più altri convegni tra tutti i paesi europei per discutere del fenomeno. Tanti i giocatori coinvolti in questo totale scempio, ma stranamente non si è ancora capito come mai certi bifolchi, inneggino cori razzisti solo verso giocatori avversari e non invece, come imporrebbe la coerenza, verso anche i propri giocatori di colore che magari fanno vincere le partite. Come si può sconfiggere questo fenomeno? La reazione avuta da Kevin-Prince Boateng è stata abbastanza irruenta, quando in un amichevole disputata in gennaio contro la Pro Patria, esasperato dai tanti “buu”, arrivò a scagliare con potenza il pallone contro lo spicchio di curva dei tifosi di casa. La FIGC (il massimo organo nostrano) impone multe salate nei confronti delle società con sostenitori beceri, ma questo non risolve affatto il problema, in quanto questi individui rimarranno totalmente impuniti. Può essere un rimedio quello che invece avviene in Argentina (anche se con risultati alterni), cioè di sospendere il match e dare la vittoria alla squadra del giocatore vittima di cori razziali a tavolino, oppure come avvenuto proprio in quell’amichevole, identificare subito gli autori del gesto grazie alle telecamere e le tessere del tifoso, e consegnarli successivamente alla legge.

Perché la più bella disciplina sportiva esistente, la più seguita e la più giocata, non può essere rovinata da queste minoranze che si nascondono dietro alle persone che allo stadio vanno per godersi lo spettacolo più bello del mondo.

Mirko Di Natale

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