Enrico Steidler
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Juventus dopata? La congiura del silenzio

Mentre in Olanda la tv di stato rilancia i sospetti sulla Juventus campione d’Europa 1996 (ben 8 bianconeri, questa è l’accusa, fecero uso di Epo prima della finale vinta ai rigori contro l’Ajax) e i tifosi dei Lancieri chiedono giustizia all’Uefa, in Italia cala il silenzio omertoso dei media

Juventus dopata? La congiura del silenzio
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Sandro Donati

Sandro Donati

Che fine fanno, da che mondo è mondo, le notizie che non piacciono alla gente che piace? Semplice: non vengono riferite, oppure vengono ridimensionate e deformate al punto da farle sembrare un chiacchiericcio dozzinale e volgare, qualcosa che non appartiene al mondo dell’informazione degna di questo nome ma a quello del gossip di cattivo gusto. E quali sono queste notizie “diffamatorie”? In genere, tutte quelle ritenute potenzialmente lesive dell’immagine del Potere e quindi nemiche giurate dell’Ordine stabilito. O ristabilito. C’è di buono, in tutto ciò, che l’attendibilità di queste indiscrezioni è direttamente proporzionale ai tentativi di insabbiarle o inquinarle (a maggior ragione, naturalmente, se si tratta di indiscrezioni avvalorate da riscontri oggettivi e autorevoli valutazioni).

I PROFESSIONISTI DEL COVER-UP – Facciamo un esempio. Il fatto che in un Paese importante come l’Olanda infuri il dibattito sul doping alla Juventus negli anni ’90 e che da più parti si gridi allo scandalo per il “furto” subito dall’Ajax nel ’96 dovrebbe scatenare un autentico putiferio mediatico al di qua delle Alpi, almeno in teoria. E invece no. Tutti zitti sul web, eccezion fatta per quelle poche voci che si sono levate compatte in difesa delle “istituzioni” e contro il “fango olandese” e quei pochissimi (fra cui Repubblica e Sky.it) che hanno riportato la notizia informando il lettore senza prendere posizione. Eppure, almeno in teoria, un’accusa così infamante dovrebbe perlomeno provocare la replica immediata dei diretti interessati, così come da giorni invocato a gran voce da numerosi siti vicini alla Vecchia Signora (“Adesso si aspetta fortemente la replica della società” – scrive Carlo Morzio su TuttoJuve – “che deve necessariamente difendere la Juventus e il trofeo conquistato con sudore e cuore, quasi vent’anni fa. Lo chiedono i tifosi e lo meritano gli stessi giocatori, che, a distanza di così tanto tempo sono ancora sotto la luce dei riflettori, ma non per il titolo bensì per illazioni). E invece niente, almeno per ora: il muro del silenzio eretto dai professionisti del cover-up tiene a dovere, i media sono più realisti del re e costui, ovviamente, si defila. Almeno per ora.

D’altra parte, entrare in rotta di collisione con la Juventus non è conveniente: fa perdere accrediti, bonus, ascolti, strette di mano, e insieme ai “mi piace” calano di conseguenza anche le vendite, l’autorevolezza e la credibilità. E’ la schiavitù del consenso che fa diventare “realisti”, non solo la perdita dei privilegi. Detto questo, però, è triste rilevare che un’inchiesta giornalistica della televisione di stato olandese condotta da Thomas Blom con la partecipazione di Giuseppe D’Onofrio (docente di Ematologia e di Medicina di laboratorio presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, perito ematologo in diversi processi per doping – fra cui quello contro la Juve concluso nel 2007, in cui era perito super partes – e membro della Wada, l’Agenzia mondiale anti-doping) e del notissimo e stimato Sandro Donati (consulente della Wada e fra i massimi esperti mondiali di anti-doping) venga presentata dalle nostre parti come una bufala diffamatoria architettata da gente cui brucia ancora la sconfitta di 17 anni fa. Più che triste, davvero desolante. E’ un po’ come se gli olandesi cestinassero (a priori e con una smorfia di disgusto) un reportage della Gabanelli solo perché insinua dubbi sulla correttezza sportiva di una squadra di calcio del loro Paese, e riservassero alla Rai il trattamento dovuto a un tabloid scandalistico di serie B. Ma che figuraccia. Che fine ha fatto la nostra professionalità? Chissà, forse è andata a tenere compagnia al coraggio.

Enrico Steidler

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