Antonio Fioretto
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Neymar, Falcao, Lewandowski: le tristi sorti del calcio italiano

Le briciole. Ecco cosa ci resta. Quantomeno, il momento di austerità economica ha convito (o costretto?) i nostri club a credere di più sui giovani talenti

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Neymar al Barcellona: finalmente è sì

Neymar al Barcellona: finalmente è sì

Jim Morrison diceva che la rovina del mondo sarebbe stata l’indifferenza. Questo piccolo ma profondissimo pensiero racchiude tutto quello che il calcio italiano, in tutte le sue componenti, deve evitare. Mostrare indifferenza per tutto ciò che sta succedendo al soccer nostrano, sarebbe il miglior modo per ammazzare definitivamente questo sport che da decenni appassiona e infiamma mezzo stivale.

CRETINATE – Dieci anni ci sono serviti. Nè più nè meno. Nel 2003 Milan e Juventus si giocavano la finale di Champions League. Dieci stagioni dopo, per l’appunto, la finale di Champions è tutta tedesca, i ranking Uefa e Fifa sono sempre più impietosi e l’Italia calcistica che fa? Passa le domeniche a polemizzare su episodi arbitrali e a vivere di ricordi.

FINANZE – Il calciomercato è un segno ineluttabile dei tempi. Gli sceicchi spopolano in tutta Europa tranne che in Italia (un motivo ci sarà!) e il gap tra i nostri club e quelli esteri si ingrandisce sempre di più. Basti pensare alla Juventus, maggiore espressione del calcio del bel paese, battuta dal Bayern Monaco con facilità piuttosto disarmante. La prossima finestra di trattative non offre niente di positivo. Si, i bianconeri, così come Napoli e Fiorentina, sembrano in procinto di acquistare giocatori di livello. Nel frattempo, tuttavia, il Monaco appena promosso nella Ligue 1 francese acquista gente come Falcao, Victor Valdes e Joao Moutinho, il Barcellona si concede il lusso Neymar e il Bayern Monaco neo campione d’Europa si regala Gotze e Lewandowski, oltre al tecnico Guardiola, proiettandosi in una vera e propria egemonia nel vecchio continente. Chelsea, Real Madrid, Psg e le due di Manchester non saranno certo da meno.

RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI? –  Le briciole. Ecco cosa ci resta. Quantomeno, il momento di austerità economica ha convito (o costretto?) i nostri club a credere di più sui giovani talenti. Insomma, non tutti i mali vengono per nuocere. Certo è che il tempo rimasto è ridotto. Risollevare il nostro calcio non sarà semplice, ma bisogna agire subito. Bisogna costruire nuovi stadi, centri sportivi maggiormente all’avanguardia, investire di più sui settori giovanili, riportare le famiglie negli stadi. L’ impressione è che ci sia bisogno di una vera rifondazione dell’ intero sistema e , soprattutto, di un cambiamento totale di mentalità. D’altronde, il calcio è solo l’immagine del paese.

Antonio Fioretto

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