Enrico Steidler
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La Juventus e il doping: i dubbi non vanno in prescrizione

Perché c’erano tutti quei medicinali in una società sportiva? Perché venivano somministrati in condizioni off-label? Perché si faceva ricorso a farmaci antidepressivi come il Samyr? E che ci faceva il Narcan? E perché le deposizioni rese al processo dai vari Del Piero, Ferrara, Zidane, Pessotto, Birindelli, ecc., si ridussero a una serie di non so, non ricordo, forse…sì? E’ solo dalle rivelazioni della tv olandese che si leva puzza di bruciato?

L’ira funesta di Xavier Jacobelli, direttore di Calciomercato.com, che articola in 4 punti le ragioni del suo scalfaresco "Non ci sto!"

Antonio Giraudo e il medico Riccardo Agricola hanno ricevuto in Cassazione la conferma dell'assoluzione dall'accusa di presunta assunzione di epo, come già la Corte d'Appello di Torino aveva stabilito nel dicembre 2005

Nelle motivazioni (depositate il 31 maggio 2007) della sentenza della Cassazione cui fa riferimento il direttore Jacobelli si legge: “Ed invero, la condotta del reato di cui all'art. 445 c.p. (Somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica. “Chiunque, esercitando anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni.”), risulta commessa, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, dal luglio del 1994 al settembre del 1998"

Al processo per frode sportiva contro la Juventus, ieri a Torino, il professor Gian Martino Benzi, consulente della pubblica accusa, ha detto: “Nel magazzino della Juventus c'erano 281 tipi di farmaci. La quantità è incompatibile con una struttura non sanitaria: sembra piuttosto la dotazione di un piccolo ospedale” (22 ottobre 2002).

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“I dubbi non vanno in prescrizione”. Juventus, basta un soffio e si scatena la tempesta. Domenica sera la tv olandese NOS trasmetterà un documentario (dal titolo “Andere Tijden Sport“) sul presunto doping alla Juventus, e le anticipazioni (si insinua il dubbio che almeno 6/7 bianconeri fecero uso di epo prima della finale di Champions League del 1996 vinta ai rigori contro l’Ajax) sono già sufficienti a scatenare l’accalorata difesa d’ufficio di decine di siti vicini alla Vecchia Signora (e fin qui nulla di sorprendente) e di alcuni autorevoli commentatori, fra i quali spicca quella di Xavier Jacobelli, direttore di Calciomercato.com.

Nonostante sia noto a tutti che il documentario si avvalorerà – è il caso di dirlo – della testimonianza di Giuseppe D’Onofrio (l’ematologo  chiamato come perito super partes nel processo a carico della Juventus concluso con la sentenza del marzo 2007) e di Sandro Donati (consulente della Wada e fra i massimi esperti mondiali di anti-doping), il direttore parte in quarta e risponde per le rime alle “anticipazioni doviziosamente fatte trapelare dalla tv pubblica olandese” (George Finidi: “E’ tutto molto strano. Non stiamo parlando di un solo giocatore dopato, ma di diversi componenti. Se scendi in campo con sei – sette giocatori dopati, stai giocando sporco, molto sporco”. Ronald De Boer: “La prima cosa che mi viene in mente? Dovrebbero essere puniti”) articolando in 4 punti le ragioni del suo scalfarescoNon ci sto!”:

LA PUBBLICA DIFESA

1)  Le rivelazioni a scoppio ritardato (per giunta, queste arrivano addirittura dopo 17 anni), portano spesso con loro la sgradevole puzza di bruciato. E’ auspicabile, per chi queste rivelazioni le ha fatte, che siano suffragate da prove e riscontri oggettivi: in caso contrario di tratterebbe di fango della peggior specie. Soprattutto se queste rivelazioni ignorano le sentenze dei tribunali della Repubblica italiana, la cui giustizia ha un passo lento e sovente lentissimo, ma arriva sempre alla meta.

2)  Sancisce la sentenza della Corte di Cassazione che, il 30 marzo 2007, ha chiuso la vicenda: “Con specifico riferimento alla somministrazione di eritropoietina umana ricombinante, il ricorso del Procuratore generale (il processo d’appello aveva emesso una sentenza di assoluzione) va dichiarato inammissibile… Negli anni dal 1994 al 1998 non era stato accertato alcun caso di positività a sostanze dopanti da parte di giocatori della Juventus; che da nessun atto del processo emergeva l’acquisto di eritropoietina o la sua somministrazione agli atleti della società e non erano stati riscontrati valori superiori ai limiti fissati nei vari protocolli antidoping e che la situazione dei giocatori della Juventus, sia con riferimento ai valori ematologici medi, sia in relazione a quelli del bilancio marziale, non si discostava dalle medie della popolazione nazionale“.

3)  Gli olandesi certamente lo sapranno, ma è il caso di rinfrescare loro la memoria: sia Antonio Giraudo sia il medico Riccardo Agricola hanno ricevuto in Cassazione la conferma dell’assoluzione dall’accusa di presunta assunzione di epo, come già la Corte d’Appello di Torino aveva stabilito nel dicembre 2005.

Prescrizione Juventus: Antonio Giraudo e il medico Riccardo Agricola

4)  Per quanto concerne l’accusa di frode sportiva, cioè il presunto abuso di farmaci, la Cassazione ha annullato la sentenza assolutoria d’appello, ma ha anche dichiarato scaduti i termini di prescrizione del reato, mettendo la parola fine al processo. All’epoca dei fatti, pur non essendo ancora in vigore la legge sul doping, emanata nel 2000, la Cassazione ha ritenuto che le accuse di eccessiva somministrazione di farmaci potessero essere comunque considerate violazioni della legge dell’89 sulla frode sportiva.

Questi sono i fatti – conclude Jacobelli – Il resto è fuffa.

Ok, ma il resto dei fatti dov’è? Nelle motivazioni (depositate il 31 maggio 2007) della sentenza della Cassazione cui fa riferimento il direttore si legge: “Ed invero, la condotta del reato di cui all’art. 445 c.p. (Somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica. “Chiunque, esercitando anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni.”), risulta commessa, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, dal luglio del 1994 al settembre del 1998”. Insomma, il concetto è chiaro: qui non si parla di presunto ma di provato abuso di farmaci. Si parla, quindi, di un colpevole che sfugge al castigo per decorrenza dei termini (“il termine massimo di prescrizione – anni sette e mesi sei -, calcolato secondo le disposizioni della disciplina previgente, e ritenute le sospensioni già indicate, è maturato in data 12 febbraio 2007”). In altre parole, il “furbastro” la fa franca perché quella giustizia che arriva sempre alla meta ha fatto cilecca.

Prescrizione. Marcello Lippi, allenatore della Juventus ai tempi del processo per frode sportivaREAZIONI “FUFFOSE”?

Al di là di ogni ragionevole dubbio” – commentò Paolo Ziliani – “la Corte di Cassazione ha stabilito, nero su bianco, che la Juventus di Lippi e del dottor Agricola, la Juventus del fantastico tridente Del Piero-Vialli-Ravanelli (forse la più bella Juve degli ultimi 20 anni), attuò, dal ’94 al ’98, “un disegno criminoso per alterare le gare attraverso la somministrazione illecita di farmaci”. (…) Per la cronaca: grazie all’avvenuta prescrizione del reato la Juve, pur colpevole, non può più essere punita. Ma c’è di più. Secondo i giudici della Corte di Cassazione, anche i giocatori (citiamo testualmente) “non possono essere considerati semplici vittime” dell’operato della società. In pratica, è difficile credere – così almeno pensano i giudici – che le pratiche-doping del dottor Agricola, così lunghe, sistematiche e pesanti, siano state portate avanti senza che i giocatori si rendessero conto di quanto stava loro accadendo”. (…) Il sipario che la Corte di Cassazione ha fatto calare sul vergognoso feuilleton” – concluse Ziliani il suo veemente j’accuse – “ristabilisce, se non altro, alcune verità. La prima è che i 3 scudetti vinti dalla Juventus di Lippi tra il ’94 e il ’98 sono scudetti fasulli, diremmo anzi disonorevoli, di cui la Juve si dovrebbe vergognare e che dovrebbe restituire; scudetti che restano negli Albi d’Oro solo per prescrizione del reato, ma dai quali qualunque sportivo dotato di un minimo senso morale dovrebbe prendere le distanze (lo stesso dicasi, naturalmente, per la Champions League e la Coppa Intercontinentale vinte dalla Juventus nel 1996: trofei che andrebbero restituiti, con tante scuse, all’Ajax e al River Plate, e cioè ai loro legittimi vincitori morali). La Repubblica titolò “Juve, caso doping chiuso per prescrizione” e Calcioblog rincarò la dose con una sintesi geniale: “Assolta la Juve dopata”.

I DUBBI NON VANNO IN PRESCRIZIONE

Concludiamo la breve rassegna dei fatti citando il Corriere della Sera:  Processo Juve: 281 tipi di farmaci «Più che un magazzino, un ospedale». Al processo per frode sportiva contro la Juventus, ieri a Torino, il professor Gian Martino Benzi, consulente della pubblica accusa, ha detto:Nel magazzino della Juventus c’erano 281 tipi di farmaci. La quantità è incompatibile con una struttura non sanitaria: sembra piuttosto la dotazione di un piccolo ospedale” (22 ottobre 2002).

Ora, una cosa è la cultura, o meglio sotto-cultura, del sospetto (il fango di cui parla Jacobelli), un’altra la lunga lista di domande che restano in attesa di una risposta convincente: perché c’erano tutti quei medicinali in una società sportiva? Perché venivano somministrati in condizioni off-label (cioè in dosi eccessive e con scopi non terapeutici)? Perché si faceva ricorso – più o meno massiccio – a farmaci antidepressivi come il Samyr? E che ci faceva il Narcan (il farmaco che salva la vita ai tossicodipendenti in overdose)? E perché le deposizioni rese al processo dai vari Del Piero, Ferrara, Zidane, Pessotto, Birindelli, ecc., si ridussero a una serie – abbastanza pietosa, al di là delle strategie difensive – di non so, non ricordo, forse…sì? E’ solo dalle rivelazioni della tv olandese che si leva puzza di bruciato?

Enrico Steidler

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One Response to La Juventus e il doping: i dubbi non vanno in prescrizione

  1. confucio 3 giugno 2015 at 18:09

    quindi, se tanto mi dà tanto, le farmacie degli altri club erano sicuramente dotate di molti meno farmaci. peccato solo che nessuno si sia mai sognato di verificare. e senza verificare, mai condannare, vecchio proverbio cinese.

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