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Finale di Europa League, come l’Atletico di Simeone ha battuto l’Athletic di Bielsa e le sfide nella sfida

Finale di Europa League, come l’Atletico di Simeone ha battuto l’Athletic di Bielsa e le sfide nella sfida
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Diego Simeone, allenatore dell'Atletico Madrid campione d'Europa

Diego Simeone, allenatore dell'Atletico Madrid

BUCAREST, 10 MAGGIO- L’Atletico Madrid è campione d’Europa; i colchoneros hanno sconfitto per 3-0 l’Athletic Bilbao con la doppietta dell’attaccante colombiano Radamel Falcao e alla rete dell’ex juventino Diego. È stata una partita spettacolare, con tante giocate e azioni in velocità e con una cornice di pubblico magnifica, con tutto lo stadio colorato di biancorosso, colore ufficiale di entrambe le squadre. Questa partita segnava diverse “sfide nella sfida“: in primis il confronto in panchina tra i due tecnici, Diego Simeone e Marcelo Bielsa, e la sfida in campo tra i due bomber Radamel Falcao e Fernando Llorente e i fantasisti Diego e Iker Muniain.

La sfida in panchina: Simeone batte il maestro Bielsa

Nel 2002 uno, Simeone, era in campo, e stava per dare l’addio alla Nazionale argentina allenata dall’altro, Bielsa: 10 anni dopo il primo tornerà con la coppa tra le mani, l’altro con la terza finale su tre disputate persa nella sua carriera. Si può dire che dal punto di vista tattico questa sera Simeone abbia battuto il maestro Bielsa: l’Atletico Madrid ha iniziato la partita attuando un pressing altissimo, non permettendo agli avversari di imporre il loro rapido gioco e soprattutto a costringerli a numerosi errori di fraseggio in fase di costruzione. Infatti, entrambi i gol di Falcao sono arrivati grazie a imprecisioni in fase dell’inizio dell’azione dei Baschi: il primo a centrocampo, che ha permesso a Diego di lanciare Falcao che si è ritrovato davanti una difesa non ben piazzata e ad infilare un portiere con un terribile sinistro all’incrocio; il secondo clamoroso, con Amorebieta che, dopo aver riconquistato palla al limite della propria area, invece di spazzare cincischia con il pallone nei piedi quel tempo che basta da far attuare il pressing degli uomini di Simeone, che gli soffiano il pallone e mandano di nuovo in gol Falcao. Il primo tempo si conclude con un moto di orgoglio dell’Athletic Bilbao, che inizia ad attaccare e a mettere in difficoltà gli avversari; per tutta risposta Simeone decide di giocarsi la finale, con 2 gol di vantaggio, nel modo in cui all’estero è definito “all’italiana“: in 10 dietro la linea del pallone e un giocatore capace di far salire la squadra là davanti, per sfruttare il contropiede. Così si conclude il primo tempo, con un Atletico Madrid che ha imposto il proprio gioco all’Athletic Bilbao. Il secondo tempo si apre con una grande novità tattica per il Bilbao: Bielsa decide di far uscire Aurtenetxe e Iturraspe per far entrare Gomez e Perez, due giocatori brevilinei, tecnici e molto rapidi per cercare di mettere in difficoltà la rocciosa ma lenta difesa del Madrid. Così nel secondo tempo l’Athletic esce dal guscio e mette sotto pressione l’Atletico; si gioca ad una porta sola per quasi tutto il secondo tempo, ma gli uomini di Simeone non permettono al loro portiere di correre grandi pericoli: la grande densità di uomini nella zona centrale del campo non permette agli avversari di giocare sull’attaccante Llorente, fulcro del gioco dei Baschi. Questo succede fino al 3-0 finale di Diego, che chiude i conti e regala la vittoria a Simeone contro il maestro Bielsa. La genialità di Simeone si è concretizzata anche nella gestione delle energie fisiche dei suoi giocatori: egli sapeva che l’Athletic Bilbao era in una forma splendida e di gran lunga migliore di quella dei suoi ragazzi, così il cholo, aiutato dal risultato, ha giocato una gara difensiva e attendista, facendo scaricare le energie fisiche e nervose degli avversari per poi colpire in contropiede.

La sfida in campo: Falcao distrugge Llorente

Radamel Falcao, classe ’86, attaccante colombiano dell’Atletico Madrid: 23 gol nella Liga Spagnola, 10 in 14 partite di Europa League. Fernando Llorente, classe ’85, attaccante basco dell’Athletic Bilbao: 17 gol nella Liga, 7 in 14 partite di Europa League.

I numeri dei bomber delle due squadre sono numeri da grandissimi giocatori: durante la finale uno ha rispettato le aspettative, segnando due gol e regalando giocate di alta classe; l’altro non è stato quasi pervenuto. Falcao è stato l’eroe indiscusso della finale di Europa League 2012: 2 gol stupendi, uno con un tiro a giro sotto l’incrocio dei pali, l’altro con un dribbling fenomenale a due passi dalla porta, un palo e tanti, tantissimi palloni giocati in favore della squadra per il classico “lavoro sporco” di far salire la squadra nei momenti di difficoltà: un fenomeno che ha giocato una partita fenomenale. Llorente invece ha sicuramente deluso le aspettative: l’attaccante che aveva regalato la finale con un gol all’ultimo respiro contro lo Sporting Lisbona, oggi non ha assolutamente inciso sulla gara; ma la colpa non è solo sua. Oltre alla sua brutta serata, forse dovuta alla grandissima emozione, Simeone ha costruito intorno a lui una gabbia da cui era difficilissimo liberarsi: un uomo sempre attaccato in marcatura, e almeno 2 o 3 giocatori pronti a intercettare ogni pallone diretto a Llorente. Dei pochi palloni arrivati all’attaccante della Nazionale spagnola pochissimi erano giocabili, e ancora meno ne è riusciti a giocare.

La sfida in campo: Diego e Muniain, che spettacolo

La sfida tra i due fantasisti era altrettanto interessante: Diego e Muniain non hanno deluso le aspettative, regalando belle giocate e grande classe alla partita.

Diego ha giocato una partita a servizio della squadra: ha dovuto sacrificare  la propria classe per contenere il centrocampo basco e difendere il doppio vantaggio nella partita più importante della stagione, con poche scorribande offensive, una delle quali ha regalato a Falcao il pallone del primo gol: poi, all’85‘, ha deciso di far tutto da solo, di entrare in area e di lasciar partire il sinistro che ha chiuso la partita. Dopodichè Diego ha fatto ciò che sa meglio fare, regalare pezzi di bravura per tutto il campo prima di essere sostituito per la meritata standing ovation.

Iker Muniain è stato decisamente il migliore in campo dell’Athletic Bilbao: è stato l’ultimo a mollare, e ha creato numerosi grattacapi alla difesa avversaria con la sua grandissima tecnica e alla sua rapidità; ha anche conquistato un numero considerevole di palloni, sembrava che giocasse con il sangue agli occhi. Sebbene sia solo un ragazzino (20 anni) ha già talento e personalità da vendere. Le sue lacrime a fine partita sono il simbolo del calcio che vorremmo sempre vedere, il calcio della tecnica, della bravura, ma anche il calcio delle passioni e dei sentimenti.

Matteo Mistretta

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