Enrico Steidler
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Le pagelle del calcio italiano

Squarcio sulle macerie della Serie A

Le pagelle del calcio italiano
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Le pagelle del calcio di serie A

Le pagelle del calcio di serie A

Il campionato si è appena concluso e su tutti i giornali fioccano le pagelle delle squadre che ne sono state protagoniste. Mancano, però, i voti al calcio italiano, quasi come se l’argomento fosse irrilevante (o troppo doloroso da affrontare). Proviamo quindi a colmare la lacuna prendendo in considerazione in ordine sparso i suoi aspetti più significativi.

Pubblico 1,5: o meglio quel che ne rimane (gli spalti semi-vuoti sono ormai la regola più che l’eccezione), e cioè gli ultrà della curva (0) + gli ultrà delle tribune vip (0) + quelli che fischiano la propria squadra alla prima difficoltà (0) + i coristi del razzismo o dell’infamia (Paparelli, Superga, ecc. 0) + quelli che insultano l’arbitro e gli avversari a prescindere (0) + i geni che applaudono durante il minuto di silenzio (0). Dimenticato qualcuno? Ah, sì, i pochi (sempre meno) che si comportano bene (10). Il voto complessivo è l’approssimazione per eccesso della media matematica.

Presidenti 3: si dice che all’onore deve corrispondere l’onere, e che il potere deve essere associato al senso di responsabilità, quindi parliamo di qualcos’altro che è meglio.

Amministratori delegati e altra fauna societaria 3: come sopra. Signorilità, savoir faire (sia nelle vittorie che nelle sconfitte), equilibrio, ironia e auto-ironia non vengono percepite come qualità necessarie per ricoprire un ruolo di responsabilità, ma come inutili orpelli, retaggi di un passato romantico o, peggio ancora, come segni di debolezza.

Arbitri e guardalinee 6: ricordate i tempi di Iuliano-Ronaldo, di Moggi e del 5 maggio? A quei tempi si vedevano cose che gli umani non potevano comprendere, eccezion fatta per alcuni arbitri: portieri che respingevano il pallone un metro dentro la porta e la facevano franca, giocatori con la faccia ricoperta di sangue per una gomitata impunita, calci di rigore concessi per falli commessi clamorosamente fuori area o non concessi per falli visibili a occhio nudo dalle lune di Saturno e, soprattutto, si vedevano squadroni (il plurale è maiestatis, naturalmente) commettere più scorrettezze e infrazioni dell’ultima in classifica (!) senza pagarne le conseguenze (cartellini gialli e rossi – e quindi giornate di squalifica – ridotti ai minimi termini). A confronto di cotanto scempio, quel che si vede oggi – e che scatena polemiche infuocate – è fortunatamente solo una pallida imitazione. Tutto ciò, sia chiaro, è ben poco consolante se si guarda al risultato, ma lo è molto di più se si analizzano le ragioni che lo hanno prodotto: rispetto al passato, le prestazioni dei direttori di gara e dei loro collaboratori sembrano essere condizionate, più che dalla malafede o dalla sudditanza psicologica (la seconda è sempre esistita ovunque e comunque e la prima non è così facile da dimostrare), da alcuni aspetti che passano regolarmente inosservati (e colpevolmente incensurati):

1) la scorrettezza dei giocatori, innanzitutto, che cercano in ogni modo di ingannare l’arbitro e spesso ci riescono (per non parlare delle proteste a muso duro, delle braccia sollevate come a dire “chi, io?” anche in occasione dei falli più evidenti e di tutti quegli intollerabili atteggiamenti che aizzano il meraviglioso pubblico e rendono ancora più gravoso il compito). A proposito, possibile che Albertini e Tommasi – voto 5 a entrambi – non abbiano mai niente da dire sull’argomento?;

2) le pazzesche pressioni mediatiche e “ambientali” esercitate proprio su chi dovrebbe semmai essere aiutato a conservare la serenità;

3) l’oggettiva difficoltà del compito anche a prescindere dalle più inutili e controproducenti complicazioni: il calcio è sempre più veloce ma i riflessi sono sempre quelli;

4) l’altrettanto oggettiva mediocrità di alcuni fischietti, che non può che essere ingigantita in un simile scenario.

Considerato tutto ciò, la sufficienza va vista per quello che è: un gesto di sentita solidarietà e al tempo stesso un caloroso incoraggiamento.

Giornalisti, giornalai e commentatori (a gettone e non) 4,5: la ricerca spasmodica del titolo a sensazione (spesso tradito dal contenuto dell’articolo), i commenti logori e stantii, gli editoriali soffocati da fiumi di demagogia, la difficoltà a fare veri scoop e a condurre inchieste degne di questo nome sono problemi che affliggono da anni il nostro giornalismo sportivo (e non solo). Ma la vera magagna (aggravata da pennivendoli e copiincollisti vari) non è questa: dov’è, infatti, l’aspetto compensativo, che fine ha fatto la qualità (e l’originalità) dei contenuti? Ne basterebbe poca per riscattare l’immagine, ma purtroppo ce n’è pochissima e non basta. Ora, è vero che giornalisti come Gianni Brera e Beppe Viola sono forse inarrivabili e di sicuro hanno lasciato un vuoto difficile da colmare, ma essere così distanti dal modello è davvero preoccupante.

Riprese televisive 5: dove sono finite le telecamere che avrebbero dovuto garantire riprese da più angolazioni dello stesso episodio? Va bene quando ce ne sono un paio…E perché siamo afflitti da replay inutili o insopportabilmente tardivi? O dallo stesso ripetuto mille volte? E per quale ragione i gesti tecnici passano quasi inosservati? E’ forse più interessante inquadrare lo spettatore che allunga furtivamente le dita nelle narici o che saluta la mamma (magari contemporaneamente)?

Stadi 2 o 3: esattamente come quelli che si salvano, o quasi. Gli altri sono così obsoleti e inadeguati da fare tristezza, e il più scalcinato impianto inglese (per non parlare del terreno di gioco) è una meraviglia in confronto alla media degli stadi di Serie A.

Qualità del gioco 5: diciamo la verità: il calcio italiano sta diventando come la corazzata Potëmkin di Fantozzi. Provate a contare le partite noiose, sommatele a quelle brutte e noiose e poi aggiungetele a quelle brutte, noiose e soporifere e otterrete i tre quarti (più o meno) di quel che passa il convento. Certo, il livello tecnico-tattico è ancora alto, ma importa poco se lo spettacolo lascia a desiderare.

Giustizia sportiva 4,5: è riuscita nell’impresa di farci dare ragione a Blatter: imperdonabile.

Cultura sportiva italiota s.v.: c’è? Dov’è? Cultu…cosa?

Enrico Steidler

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