Filippo Di Cristina

Dall’inferno al paradiso, la storia di Giacomo “Jack” Sintini

Dall’inferno al paradiso, la storia di Giacomo “Jack” Sintini
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La storia di un campione che vince la battaglia contro il cancro

giacomo-jack-sintini1C’ERA UNA VOLTA… – La storia che oggi trova spazio tra le nostre pagine è quella di Giacomo “Jack” Sintini, palleggiatore le cui vicissitudini meritano davvero un’attenzione particolare in quanto commoventi e profonde. Giacomo comincia a giocare a pallavolo sin da ragazzino entrando a far parte delle squadre della sua terra Natale come Ravenna e Forlì. Il 2001 è l’anno della svolta nella carriera di Jack, viene infatti ingaggiato dalla gloriosa Sisley Treviso ed esordisce, il 24 Novembre, in maglia azzurra. Passano gli anni e Jack cambia maglia passando a Perugia dove ritorna nuovamente dopo una parentesi di due anni nella Lube Macerata. I trofei arrivano a livello personale e a livello di club con un palmares che fa invidia a molti giocatori di altissimo livello. La gioia più bella per Giacomo arriva sicuramente nel 2005 quando viene convocato in nazionale con la quale vince l’europeo in un Palottomatica gremito disputando una storica finale contro la Russia vinta soltanto al tie break. Nel 2010 il ragazzo decide di non farsi mancare nulla e prova l’esperienza all’estero, nel campionato Russo, che dura però soltanto 5 mesi; successivamente torna in italia e trova spazio tra le fila della Yoga Forlì.

DALL’INFERNO.. – La carriera di Giacomo non potrebbe che andare meglio ma come nelle migliori storie arriva il momento di buio per quello che senza dubbio si può definire un eroe. Siamo alla fine della stagione 2010/2011 e a Giacomo viene diagnosticato un tumore al sistema linfatico che lo costringe al ritiro dall’attività agonistica ed a rinunciare al trasferimento in Polonia, dove aveva trovato un accordo con il Wegiel. Buio, Jack deve adesso affrontare la partita più difficile della sua vita, combattere contro un avversario che non si può eludere con un pallonetto o confondere con una finta di busto.

…AL PARADISO – Grazie alla vicinanza della sua famiglia e alla chemioterapia, Sintini riesce a vincere la sua personale sfida contro il tumore tornando a prepararsi fisicamente in palestra dopo aver ottenuto l’idoneità per il ritorno in campo essendo però svincolato. Un evento curioso avviene nella vita di Jack; tornando a casa dopo una seduta stancante di allenamento fisico decide di entrare in doccia avvisando la moglie di non esserci per nessuno. “Rispondo solo se chiama Trento” dice alla moglie riferendosi al club campione di tutto. Ebbene quella chiamata arriva 5 minuti dopo la sua frase. Sintini firma con la squadra Trentina un contratto che gli permette di tornare in campo a dar sfogo alla sua passione.

MERITATA RICOMPENSA – Ritroviamo Jack invecchiato dal tempo e dalle esperienze che lo hanno reso un uomo forte. Torna in campo con la maglia di Trento ma il destino gli riserva un’altra sorpresa. In gara 4 il palleggiatore titolare, Raphael de Oliveira, si infortuna alla mano; tocca a Jack il compito di mettersi in regia in gara 5, partita decisiva per lo scudetto. Il nostro eroe prende le redini della squadra trentina e riesce a vincere lo scudetto guadagnandosi il premio come migliore in campo. Il momento commovente arriva a fine partita quando, raggiunto dai microfoni della Rai, Sintini da sfogo alla sua umanità con un discorso davvero emozionante. “Non avrei mai potuto immaginare una cosa del genere, sapete tutti dov’ero un anno fa e io credevo, credevo che non sarei riuscito a sopravvivere e adesso sono campione d’Italia”. Scoppia in lacrime commuovendo anche il giornalista e continua con un incoraggiamento: “Non voglio sembrare melodrammatico però lo dico a tutte le persone che mai si troveranno ad essere ammalate di cancro o hanno il cancro adesso, non perdete mai la speranza perché il sole può tornare a splendere, io l’ho visto, ce l’ho fatta e non sono nessuno, sono una persona qualunque”. Un uomo, un campione, un eroe che ha commosso l’Italia intera. Un esempio da seguire, insomma. E per una volta, non è una frase fatta.

Filippo Di Cristina

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