Enrico Steidler
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Buu razzisti durante Milan-Roma, sublime sintesi della crisi del calcio

Cori razzisti, raggi laser e spettacolo mediocre: cronache da un campo di periferia di un calcio in crisi perenne

Buu razzisti durante Milan-Roma, sublime sintesi della crisi del calcio
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L'espulsione di Muntari: la sceneggiata della crisi

L’espulsione di Muntari: la sceneggiata della crisi

Piacevole come una gomitata in faccia, divertente come una crisi isterica; eppure (a modo suo) istruttivo. Il big match della penultima giornata di Serie A, infatti, è lo spot pubblicitario del football nostrano meno ingannevole che si possa immaginare. E’ come una raccolta antologica, una galleria degli orrori (e degli errori) utilissima a comprendere perché fra qualche anno, in assenza di contromisure efficaci e immediate, il calcio ungherese sarà molto più interessante (o semplicemente meno inguardabile) di quello della Terra dei cachi.
I raggi laser puntati sugli occhi di giocatori scorretti, isterici e maneschi, le tifoserie ridotte a campionario di fessacchiotti urlanti e scimmie asociali (tribune vip incluse), i vuoti sugli spalti e lo spettacolo sportivo ridotto ai minimi termini sono la premessa e al tempo stesso la prova di ciò che meritiamo pienamente: la retrocessione in Serie B europea della Serie A italiana.

VERRA’ LA MORTE E AVRA’ GLI OCCHI DI UN “INNOCENTE” – Come spesso accade nel Belpaese, i responsabili del disastro sono tanti, forse tutti, e quindi nessuno. D’altra parte, se Milan-Roma è stata una partita a dir poco deludente la colpa è forse del ragazzino con il laser? O del giocatore super-pagato che fa i capricci e si fa cacciare dal campo? O dei soliti “coristi” col cervello in naftalina? E se il calcio italiano boccheggia come un pesce avvelenato su chi dobbiamo puntare il dito accusatore? Sulle istituzioni conniventi e imbalsamate, su generazioni di presidenti spendaccioni e trita-allenatori o su dirigenti e procuratori senza scrupoli? O è tutta colpa della crisi? Comunque sia, in un Paese in cui nessuno – neppure Moggi – si sente responsabile, una cosa pare evidente: la colpa, se c’è, è sempre degli altri. Ecco perché stiamo andando a rotoli: abbiamo perso – se mai lo abbiamo avuto – quel comune senso del pudore che altrove richiama sempre all’ordine, prima o poi, e ci crogioliamo nella contemplazione del degrado come se questo fosse parte integrante e ineliminabile della nostra stessa “cultura”. Sotto questo aspetto, poco importa sapere chi darà la mazzata finale: di sicuro, non sarà certo più colpevole degli altri.

LA PROVINCIA DELL’IMPERO – Con questa “mentalità retrograda” (per usare l’eufemistica espressione di Allegri) si va dritti in Serie B, e se l’industria che fino a dieci anni fa fatturava quattrini a palate e importava i migliori talenti oggi produce solo bilanci in rosso e scorie tossiche vuol dire che il tempo dell’oblio è ormai prossimo. Eravamo i dominatori incontrastati del continente, ora siamo ridotti a “dorata” succursale più ricca di magagne che di trofei. Ma quel che è peggio, retrocediamo non da nobili decaduti, ma da burini, da ex-riccastri arroganti e maleducati che non meritano neppure l’onore delle armi. Sic transit gloria mundi. Solo un “miracolo italiano” potrebbe salvarci sull’orlo della fossa, ma per realizzare un miracolo ci mancano due cose ugualmente necessarie: chi lo fa e chi ci crede.

Enrico Steidler

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