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Milan, un sogno che nasce e muore a San Siro

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MILANO, 7 MAGGIO- Una sera di Marzo, campo sportivo Giuseppe Meazza in San Siro, Milano. Una serata speciale per una notte da sogno, quella di tanti rossoneri che aspettano, come di consuetudine da sempre, una grande squadra per una sfida importante. Era la notte di Milan-Roma, la notte del gol di Osvaldo che fa tremare gli spalti. Spalti che sussulteranno poi, quando alla fine Ibrahimovic avrà “matato” l’ennesima serata con la sua forza. Una doppietta che incanala i suoi verso un sabato notte rilassante e felice, in attesa che la Juventus l’indomani sera affronti in un altro big match l’Inter a pezzi di Ranieri. Si spera come è ovvio, in una magica serata dei cugini, che magica non sarà per una sconfitta secca di 2-0 che tiene in piedi ancora Conte e soci.

Quella sera a San Siro continua il sogno rossonero in testa alla classifica.

Un sogno, che ieri sera si è spento anzitempo, per sempre (riferito a questa stagione), per causa dei cugini nerazzurri, ancora vivi nonostante tutto, che per un beffardo scherzo del destino, concedono tanto di scudetto agli odiati juventini. Come se non bastasse alla fine a Torino sventolano 30 scudetti, tanto per ringraziare con gli interessi i tanto buoni e clementi interisti.

Altra storia questa però, storia che interessa poco ad Allegri e co. vivi in una notte di Marzo e morti, sepolti, in una di Maggio. Stesso teatro: San Siro. Meglio ricordare, nel derby. Ed è tutto dire.

INIZIO DELL’ INCUBO- Da quella notte, si è passati da una semifinale di Champions League degna con un Barcellona quasi mortale, allo stadio Massimino di Catania. 1-1 e via due punti per strada. La Champions psicologicamente rende la pariglia.

Altro step: Milano. Ospite una Fiorentina devastata che non crede ai suoi occhi, quando alla fine dell’incontro eleva a imperatore toscano un certo Amauri (che era appena tornato…non dalle vacanze in crociera, ma al feeling col gol che non assaporava da secoli). Altro scherzo del destino, con un ex juventino allontanato senza tanti fronzoli da Vinovo, che regala una gioia agli stessi (juventini), e tre punti in meno al Milan.

Nel bel mezzo però spunta il Chievo e un buon 2-0, che è vanificato quando la Juventus, o meglio Del Piero schianta la Lazio. Quel sogno allora si affievolisce sempre di più e quando a Milano arriva il Bologna che si piglia un altro punto, allora l’incubo pare completato se si pensa che di sera Conte regala quattro sberle a Luis Enrique e la sua Roma.

ULTIMI SPASMI DI VITA- Siamo quasi all’epilogo e Ibra e soci seppur arrancando regolano un Genoa disperato. Il vantaggio però non esiste già da un pò. Si sta irrimediabilmente sotto e la Juve si prende Cesena. Stessa storia per Siena-Milan e Novara- Juve. Non cambia nulla, fino al gol di Bertolacci del Lecce. Inutile illudersi, tanto dura poco. Ci pensa l’ Inter di Stramaccioni a infliggere il ko decisivo che mette termine a tutto, come se non bastasse, in una domenica di Maggio. A Trieste si festeggia, a Torino la festa era già pronta forse da più di un mese.

E se non perdi mai, e se sfrutti tutti i giocatori al massimo e sai cogliere i limiti del tuo avversario, limiti anche legati a tanta sfortuna per causa di infortuni, champions e altri incidenti di percorso oltre che di testa, allora i sogni rimangono tali e  non resta che inchinarsi ad una “Vecchia Signora“, che nel bene o nel male, è ritornata quella di una volta.

Gennaro Manolio

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