Enrico Steidler
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Lanzafame da record: litiga per battere un rigore e viene espulso

Il centrocampista italiano protagonista di un episodio più unico che raro

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Lanzafama espulso rigorePECS (Ungheria), 30 APRILE – Tu chiamale se vuoi bambinate. Come definire altrimenti il gustoso siparietto offerto dalla premiata ditta Lanzafame-Martinez durante il match di OTP Bank Liga (il massimo campionato ungherese) Pécsi-Honvéd Budapest? L’arbitro concede un calcio di rigore agli ospiti e sul dischetto il centrocampista di proprietà del Catania (è all’Honved in prestito) cerca di sottrarre il pallone al compagno: Batto io!…No io! Dammi il pallone! Giù le mani! Vuoi darmelo o no? Ma levati! Uffa, perché sempre tu?… Il direttore di gara, spazientito per la scena degna di un campetto dell’oratorio, prima ammonisce Martinez e poi – di fronte ai reiterati capricci di Lanzafame – riserva anche a lui lo stesso trattamento: cartellino giallo (è il secondo) e quindi espulsione. L’italiano applaude polemicamente il suo compagno, se la prende a distanza con qualcuno (forse l’allenatore) e poi esce dal campo fra i fischi e gli sfottò del pubblico. Per la cronaca, Martinez realizza con freddezza dagli undici metri e la partita si chiude sul risultato di 3 a 0 per l’Honved nonostante l’inferiorità numerica.

LE CAUSE DEL GESTO – La storia del calcio è piena di simili episodi. Fra i più recenti molti ricorderanno il battibecco fra Bojinov e Fernandez ai tempi dello Sporting Lisbona e le scintille scoccate fra Kolarov e Balotelli (ripreso e allontanato dai compagni) durante Manchester City-Sunderland del marzo dell’anno scorso. A nostra memoria, però, nessuno – neppure Super Mario – era riuscito nell’impresa di farsi cacciare dal campo in modo così imbarazzante. E’ evidente, sotto questo aspetto, che il record di Davide Lanzafame non può essere spiegato attribuendolo a pura e semplice puerilità: c’è qualcosa di più profondo sotto, qualcosa che affonda le sue radici in un travaglio interiore tanto sofferto quanto irrisolto. Non c’è una causa, insomma, ma almeno tre o quattro contemporaneamente. Vediamo brevemente quali:

1)- Sindrome del pacco postale – Conosciuta anche come sindrome della pallina da ping-pong colpisce chi è costretto a continui trasferimenti da una società all’altra e non riesce ad adattarsi alla precarietà della sua condizione. Quello di Davide Lanzafame è un caso clinico esemplare: partito dalla Juventus nel 2006, è stato al Bari, al Palermo, ancora al Bari, e poi al Parma, di nuovo alla Juve, di qui a razzo al Brescia, nuovamente al Palermo che lo gira al Catania che lo rifila al Grosseto che lo rispedisce subito al mittente che lo rilancia lontano, all’Honved in Ungheria. I sintomi più frequenti sono una certa irrequietezza, lo sguardo torvo e la tendenza a spintonare i compagni.

2)- Morbo della stella cadente – Patologia nota fin dall’antichità, insorge facilmente quando vengono meno le difese immunitarie prodotte dal successo e dalla notorietà. Nel calcio, tutte le giovani promesse sono esposte al contagio nel caso in cui non vengano mantenute. Il ragazzo che si mette in luce giocando un paio di stagioni ad alti livelli e guadagnandosi la convocazione in nazionale (8 presenze e un gol per Lanzafame fra Olimpica, U-20 e U-21), ad esempio, rischia grosso se poi non riesce a confermarsi in una grande squadra: la discesa più o meno lenta nell’oblio può provocare uno stato di diffuso malessere associato a una marcata suscettibilità. Il paziente fa di tutto per essere al centro dell’attenzione e quindi rivendica il diritto di battere tutti i calci piazzati, soprattutto quelli dagli undici metri.

3)- Stress da esposizione alle inchieste giudiziarie – Come è noto, Lanzafame è stato coinvolto nell’inchiesta sul calcioscommesse (filone di Bari) e ha ammesso le sue responsabilità (“Credo che Conte non sapesse nulla, ma venne singolarmente a dirci di non comportarci male e non agevolare il Treviso. Ci disse che se si fosse accorto di qualche comportamento sleale ci avrebbe sostituiti. Io uscii dopo 20′ per infortunio, ma anche perché ero stanco della situazione. Portarono i soldi nello spogliatoio: mi diedero una busta con 6-7.000 euro dentro”). La tensione emotiva legata alle brutte figure mediatiche degenera spesso in vera e propria aggressività (la letteratura medica, fra gli altri, riporta numerosi casi di litigio per futili motivi) e quasi sempre predispone il soggetto a farne di ancora più brutte o ridicole, o ridicole e brutte al tempo stesso.

Alla luce di quanto esposto fin qui, non ci sembra quindi il caso di infierire sul povero Lanzafame, probabilmente destinato a fare immediato rientro a Catania. E di qui al Borgorosso, e poi all’Arminia Bielefeld, quindi di nuovo al Borgorosso che lo cede al Motherwell, che poi lo gira alla Pro Vercelli che a sua volta…

Enrico Steidler

 

 

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