Orazio Rotunno
No Comments

Italia, non è un Paese per leggende: da Maldini a Totti fino a Zanetti

Fra cori razzisti e lapidi alla memoria sporcate da teppisti del calcio, capita anche di veder insultate leggende dello sport che hanno difeso i colori delle proprie squadre: da Zanetti a Maldini, da Totti a Del Piero fino a Diego Milito

Italia, non è un Paese per leggende: da Maldini a Totti fino a Zanetti
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

totti-delpiero-zanetti-maldini-258Guardi i tg e pensi che il peggio lo abbiano già raccontato: cori razzisti da una parte, atti vandalici e scontri fuori dagli stadi dall’altra. Poi aspetti qualche secondo, ed arriva la mazzata finale: una leggenda che ha consegnato la propria vita sempre agli stessi colori offesa e fischiata da quelle stesse persone che lui ha rappresentato in campo fino alll’ultima risorsa fisica e mentale. Esempi ve ne sono tanti, e ad ogni nome è una fitta al cuore, che disegna a tinte cupe l’agghiacciante quadro del calcio in Italia, da sempre motivo di divisione e battaglia più che di unione e divertimento.

BANDIERE OLTRAGGIATE, INFORTUNI SBEFFEGGIATI: VERGOGNA – Da Maldini a Totti, da Zanetti a Del Piero, fino a Milito, Cassano e Gattuso. In un altro Paese questi nomi verrebbero elencati uno dietro l’altro solo per narrare delle loro grandi gesta, di carriere dedicate una vita intera ad una sola maglia. Da noi no, anzi: essi diventano bersaglio di insulti, simboli di una società nemica incarnata nel proprio nome, da condannare e “violentare” a prescindere. La curva del Milan negli ultimi mesi non ha perso occasione (per fortuna non in tutti i suoi componenti) per rivelare la propria natura, “salta con noi Diego Milito” ed identico slogan ieri per la leggenda vivente di Javier Zanetti. Che di tutta risposta ha ribattuto “sono cose che ci stanno“, una lezione di signorilità, l’ennesima, dal valore umano troppo alto per essere compresa da certi individui. Ma sono solo gli ultimi atti di un copione macchiato più volte e con protagonisti i più inaspettati: Paolo Maldini, eroe rossonero e del calcio italiano veniva fischiato da quella che era stata la sua curva per 25 anni. Francesco Totti, si recava sotto la propria curva, alla quale aveva donato tutto se stesso a fronte di probabili palloni d’oro, Champions e titoli vari, e al lancio della maglia verso i tifosi di tutta risposta se la ritrovava fra i piedi come fosse uno straccio, per una delle scene più umilianti che il calcio italiano ricordi negli ultimi decenni. Alex Del Piero, icona della Juventus e uomo di eccezionale morale ed onore sportivo: oggetto di critiche, sfottò ed insulti dalla sua stessa gente per lunghi tratti di carriera, salvo essere rimpianto con la solita ipocrisia che caratterizza il belpaese sul finire della sua gloriosa carriera. E come non ricordare lo striscione della curva interista “occhio non vede, cuore non duole“, rivolto ad i seri problemi di salute che colpirono Gattuso e Cassano in maglia rossonera.

Ieri veniva “sporcata” la lapide di Gigi Meroni dai tifosi juventini, per quella che era una delle icone del grande Torino. L’emblema del nostro modo di vivere e pensare il calcio: una continua battaglia, il prevalere sull’altro ad ogni costo e con ogni mezzo, un disprezzo sviscerato per l’avversario. Rispetto, onore, sconfitta, sportività: tutte parole mai entrare in uno stadio di calcio, coperte dalle urla di chi usa il calcio per scaricare tutte le proprie frustrazioni personali e la propria ignoranza.

Chiediamo rispetto per l’immagine del nostro calcio fuori dai confini nazionali, quando siamo i primi a non rispettare noi stessi e chi ci rappresenta: il calcio sarà anche lo sport che amiamo di più, ma di certo non abbiamo perso mai occasione per tradirlo nel più vigliacco dei modi.

Orazio Rotunno

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *