Orazio Rotunno
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Calciomercato Inter: Zeman, un rivoluzionario dove serve una rifondazione

Moratti lo stima da tempo, lui risponde contraccambiando: Zeman in neroazzurro rappresenta la pazzia allo stato puro

Calciomercato Inter: Zeman, un rivoluzionario dove serve una rifondazione
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STRISCIONE CURVA INTE RPER ZEMANMILANO, 23 APRILE – Chi non ama Zeman, ma chi anche non lo odia. Chi non ama il bel calcio, pieno di gol e spettacolo, chi non lo accetta. Zeman, 4-3-3 ed esasperazione di tutto ciò che è fondamenta del pallone: tattica, preparazione fisica e tecnica. “Pazza Inter” è l’inno della beneamata: “benvenuto a casa“, dunque, caro Zdenek.

LA CURVA LO ACCLAMA, MORATTO LO STIMA: ZEMAN ETERNO – Una cosa è innegabile, pochi allenatori hano saputo trascinare tanto l’entusiasmo della gente come il boemo. In migliaia alla sua presentazione in quel di Trigoria la scorsa estate, idem un anno prima a Pescara. Oggi, valanghe di tifosi neroazzurri lo vorrebbero seduto in panchina per rilanciare un’Inter dimessa e spenta. Tutto a prescindere dai risultati che Zeman ha saputo portare nelle sue squadre: tre imprese sportive a Foggia, Lecce e Pescara, ma anche tanti fallimenti fra Roma e Lazio. Non sempre demeriti suoi, ma la certezza di una certa “ottusaggine” su certi aspetti è ormai conclamato quale principale limite della sua gestione tecnica. Fatta di ritiri estivi condotti con metodi retrò ed oramai superati, figli del mito di una squadra che corre più degli altri e capace di coprire tutto il campo a ritmi impressionanti. Di un 4-3-3 spettacolo dove al migliore attacco puntualmente è accompagnata la voce di peggior difesa e si sà, nel calcio italiano tutto tattica e trincea questo è un handicap insormontabile. Ed infine, lincompatibilità fra le sue richieste e la disponibilità ad assecondarle da parte di giocatori viziati ed ultra milionari, poco inclini a “smazzarsi” per gradoni e ripetute da mille metri sotto il cocente sole di luglio. Più facile ottenere tutto questo dove sei un “dio” venerato e guardato con ammirazione, come a Pescara e Foggia: è davvero possibile ottenere altrettanta considerazione e professionalità da chi non ha mai conosciuto il valore del “lavoro duro” nella propria vita agiata? “Non può che farmi piacere. Nessun allenatore rifiuterebbe l’Inter, il problema è essere chiamato“. Ecco la risposta di Zeman in un’intervista rilasciata a “La Gazzetta dello Sport”, circa un possibile contatto con Moratti.  “Mi stima? Anche io. Rappresenta la figura del presidente-appassionato del proprio club, un manager che è innamorato della propria società. Vedremo.

UN RIVOLUZIONARIO, LADDOVE SERVE UNA RIFONDAZIONE – Nel caos totale in cui versa l’Inter oggi, bisognosa di una rivoluzione a 360 gradi che comprenda dirigenza e giocatori, Zeman rischia di essere il nome giusto ma nel momento sbagliato. Più utile un moderatore, che un rivoluzionario? All’Inter serve aprire un nuovo ciclo, con alla base un progetto chiaro e condotto da gente competente. Il boemo porterebbe entusiasmo, quel che ci vuole in una piazza bisognosa di rivivere una certa empatia col proprio allenatore dopo i tempi di Mourinho, ma anche notevoli dubbi. Giunto ormai a sessant’anni passati, la sua carriera dice inequivocabilmente che in una grande squadra non è riuscito ad ottenere eguali risultati avuti con le piccole. Motivi evidenti, sopra spiegati: l’eccezione alla regola può essere dietro l’angolo, ma è proprio il momento storico più giusto, questo per l’Inter, di giocarsi un azzardo simile? La follia al potere, un “all-in” che porterebbe dal definitivo baratro al paradiso insperato. Se proprio Moratti decidesse di ripartire da Zeman, lo farebbe consapevole degli enormi rischi che ciò comporterebbe. Ripartire dall’incerto, dal fascino del “perverso”.

Masochismo per alcuni, coraggio per altri. Tutto questo è Zeman: che si ami o si odi.

Orazio Rotunno

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