Enrico Steidler
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Caso Gerbaudo, Tutino si vendica su Facebook: “Non siete umani, siete animali”

I “mocciosi” vanno alla guerra sulle orme degli “adulti”

Caso Gerbaudo, Tutino si vendica su Facebook: “Non siete umani, siete animali”
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Gerbaudo

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NAPOLI, 19 APRILE – Non finiscono mai i tempi supplementari della finale di Coppa Italia Primavera: dopo i gestacci rivolti dallo juventino Matteo Gerbaudo al pubblico del San Paolo (sanzionati con 3 giornate di squalifica), gli attriti fra Napoli e Juventus proseguono imperterriti fuori dal campo, dove le polemiche, le accuse e gli insulti trovano sempre un terreno molto più fertile e adatto allo scopo. Sui social network il gesto di un ragazzino è più che sufficiente a scatenare il putiferio fra le opposte tifoserie di “adulti”, che se ne dicono di tutti i colori e in tutte le lingue: “Non posso tirarmi indietro!” – avrà pensato un altro teen-ager, l’azzurrino Gennaro Tutino, di fronte allo spettacolo offerto dalle tribune mediatiche – “Devo dire la mia!” . Basta un clic, e con Facebook la vendetta è servita: “L’esultanza del mio gol a Torino era rivolta esclusivamente ai tifosi del Napoli e non era assolutamente fatta per istigare qualcuno” – scrive Tutino alludendo al gol realizzato nella gara d’andata – “E’ solo per mettere in chiaro questa cosa. Anche se a dire la verità con tutti i cori e le cose che ci hanno detto non sarebbe bastato neanche zittirli… vabbè ma d’altronde primavera, prima squadra, la razza è quella!”.

FAIDA SENZA FINE – Le parole dell’azzurrino sono come benzina sul fuoco, e la rete si surriscalda. I commenti sono numerosissimi, fioccano i “mi piace” ma anche le accuse, dalle quali Tutino si difende attaccando: Ogni volta che invocate il Vesuvio o la nostra morte non siete umani, siete animali. Il riferimento è chiaro e colpisce nel segno. Sono anni che negli stadi italiani risuonano i cori più beceri, e Tutino ha sicuramente ancora nelle orecchie quelli ascoltati allo Juventus Stadium nella finale di andata e solo in parte attutiti dai fischi di disapprovazione della maggior parte del pubblico (“Vesuvio lavali con il fuoco”). Ebbene sì, questo è il calcio: centinaia di adulti che incoraggiano un vulcano durante una partita fra ragazzi della Primavera, due di loro che diventano protagonisti anche fuori dal campo (proprio Gerbaudo e Tutino, infatti, sono gli autori dei gol dell’1 a 1 della gara di Torino) con parole e gesti inopportuni e – dulcis in fundo – una finale di ritorno di Coppa Italia (finita 2 a 1 per i bianconeri ai tempi supplementari con la Juve ridotta in 9) dopo la quale si parla di tutto tranne che di sport. E tutto questo, si noti bene, malgrado le immediate scuse della Juventus (che ha pure multato il giocatore) e quelle di Gianluca Pessotto: “Chiediamo scusa perché queste cose, soprattutto nel calcio giovanile, non si dovrebbero vedere. Ci dispiace, poiché i ragazzi devono pensare solo a giocare e a concentrarsi su quanto accade in campo. Certi gesti non appartengono alla Juventus”.

LE REAZIONI – Per Vincenzo Montefusco, ex centrocampista del Napoli che ha allenato la Primavera degli azzurri dal 1997 al 1999, il caso di Gerbaudo mette in luce le carenze del mondo del calcio sotto l’aspetto educativo e formativo: “Tre giornate sono poche ma sono certo che la Juventus saprà agire nel modo giusto. Il ragazzo evidentemente non è stato educato bene, ai giovani che fanno la trafila delle giovanili bisogna insegnare prima di tutto l’educazione e il rispetto nei confronti dei compagni, degli avversari e del pubblico”. Solo una questione di adrenalina, invece, per Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori: “Diciannove anni è l’età giusta per imparare a gestire l’adrenalina. Di sicuro lui e il suo compagno, che era già stato rimproverato dal tecnico Baroni dopo l’esultanza per il primo gol, si saranno morsi le mani già al fischio finale: per Gerbaudo tra l’altro era scattata subito l’espulsione. Purtroppo quei gesti verso il pubblico sono scene che si vedono in TV. I 30mila spettatori del San Paolo, i supplementari per assegnare la Coppa devono aver alzato il livello di adrenalina. Quei ragazzi non devono aver sentito la partita come una sfida tra ragazzi: senza voler ingigantire la questione dico che a quell’età è giusto che imparino a gestire lo stress, che da grandi sarà ancora maggiore”.

Enrico Steidler

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