Sebastian Mongelli
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Lazio, suicidio societario. Cragnotti indica la strada

Lazio, suicidio societario. Cragnotti indica la strada
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Lazio irriconoscibile? Ecco i motivi

ROMA, 16 APRILE – Quello che i tifosi si aspettavano è accaduto realmente. La Lazio che tutti hanno potuto ammirare nel girone d’andata, dopo il “non” mercato riparazione di gennaio è diventata irriconoscibile.

UN SUICIDIO – Per la terza stagione consecutiva la Lazio deve abbandonare l’obiettivo prefissatosi. E per la terza stagione consecutiva il motivo di questo abbandono è legato alla composizione di una rosa che non ha ricambi sufficienti per far fronte ad eventuali infortuni di gruppo, o magari li ha ma preferisce non usufruirne. Nel finale della scorsa stagione il presidente biancoceleste Claudio Lotito annunciò l’arrivo di quattro campioni in estate che avrebbero permesso alla squadra di poter affrontare al meglio le tre competizioni previste la stagione successiva. Sono arrivati però soltanto due elementi, il brasiliano Ederson e Ciani. Il brasiliano che negli ultimi anni ha visto più l’infermeria che il campo, e il difensore centrale francese che come tutti i nuovi arrivati in Italia necessitava di un periodo di adattamento. Quindi la squadra per l’inizio di stagione 2012/2013 si è rinforzata con due elementi che non hanno accresciuto più di tanto il livello tecnico del gruppo anche perché  successivamente Ederson ha subito svariati infortuni che l’hanno costretto a star fermo per più mesi.

Vladimir Petkovic

Vladimir Petkovic

Nel mercato invernale i tifosi si aspettavano un paio di colpi, almeno uno di spessore, per continuare a sognare la Champions dato che la Juventus prima in classifica non era poi così lontana e che Napoli, Milan, Inter e Roma non stavano passando un bellissimo periodo. La dirigenza però ha pensato principalmente a piazzare qualche elemento in esubero, così da lasciarsi scappare l’unico vero obiettivo che si era prefissata, stiamo parlando di Felipe Anderson talento brasiliano di proprietà del Santos. L’affare non è andato in porto perchè ci si era ridotti fino agli ultimi minuti del mercato cercando di strappare un si in extremis, ma così non è stato. Sono stati aggiunti alla rosa però due elementi, il portoghese Pereirinha e lo svincolato Louis Saha. Il primo per colmare il vuoto lasciato da Konko a causa di un infortunio che lo tiene fuori ancora oggi, e il secondo per coprire il buco lasciato da Klose, per poi scendere in campo solo una volta da titolare, perché il tedesco come lo scorso anno ha subito una lesione muscolare che lo ha tenuto fuori fino ad un paio di settimane fa. Ma a rincarare la dose di veleno è stata la scelta di tenere fuori squadra un buon giocatore come Diakitè per disguidi legati al rinnovo di contratto, e soprattutto quella di mettere fuori squadra un giovane come Cavanda, su cui Petkovic aveva puntato moltissimo utilizzandolo in molte occasioni in cui il terzino belga aveva ben impressionato la tifoseria, per lo stesso motivo di Diakitè e che è stato sostituito proprio con l’arrivo di Pereirinha che fino a qualche mese fa non scendeva in campo neanche con lo Sporting B. Riuscire a competere su tre fronti con una rosa sicuramente non adeguata è stata un’impresa per Petkovic che è riuscito ad arrivare fino ai quarti di Europa League, ha conquistato la finale di Coppa Italia eliminando la Juventus in semifinale, ma in campionato ha dovuto pagare le conseguenze delle troppe partite in programma. Non bastano 13-14 giocatori per riuscire a raggiungere il sogno, ma qualcuno non l’ha ancora capito.

LA RETTA VIA – In occasione del match disputato ieri sera tra Lazio e Juventus, era presente in tribuna l’ex presidente della Lazio che da ben nove anni non faceva visita all’Olimpico. Al termine della partita Cragnotti ai microfoni di Mediaset Premium dice la sua sull’incontro: “Sono tornato dopo tanto tempo. Erano diversi anni che non venivo ad assistere ad una partita, questa sera volevo esse presente perché pensavo fosse una partita importante. Non ce l’abbiamo fatta perchè la Juve si è dimostrata nettamente superiore“. E proprio sul periodo “no” della Lazio dice: “La Lazio ha fatto un girone d’andata alla grande, evidentemente occorrevano dei rinforzi, non ci sono stati e ne risentiamo. Petkovic? Mi piace, ha fatto molto bene e ha grande carisma“. Gli viene poi proposto un confronto tra la sua era e l’era Lotito: “Viviamo un altro momento, un’altra epoca economica, politica e calcistica e non si possono comparare. Ammiro la Lazio perchè ci mette orgoglio e passione. Speriamo nel prossimo anno. Se si vogliono raggiungere grandi traguardi ci vogliono grandi campioni, ce ne sono diversi ma è una squadra da formare“.

Sebastian Mongelli

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