Vincenzo Galdieri

L’Icaro carioca non deve aver paura di volare

L’Icaro carioca non deve aver paura di volare
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l'attaccante Neymar RIO DE JANEIRO, 15 APRILE – I carioca ci hanno sempre saputo fare, sul rettangolo verde. Sembra una legge scritta. Un brasiliano che gioca a futebol viene quasi automaticamente eretto a promessa del calcio internazionale. E la cosa strana,  che al contempo fa quasi sorridere, è che parecchi riescono ad arrivare al livello che gli viene predetto. C’è però un handicap, quasi un ostacolo che parecchi amanti dell’oro verde, che poi, ci si augura, non saranno patiti della saudade sudamericana, non riescono ancora a sorpassare. Perché il Brasile di talenti ne ha, ma mentre la Selecao gongola immaginando una generazione dorata, in Europa si strappano i capelli. Il campionato brasiliano ha alzato la cresta(no, non quella di Neymar …) e adesso chiede milioni di euro per cedere i talenti della propria scuola. Dal manuale, come allevare un piccolo fenomeno della pelota magica.

Ma non è soltanto il prezzo che impedisce l’approdo in Europa di questi fenomeni, o presunti tali. C’è qualcosa legato alle origini, oppure una strana paura di allontanarsi dal baricentro perfetto, dall’harem calcistico in cui si è amati e coccolati e al quale ci si è abituati. La paura di Icaro deve essere sconfitta, pena la retrocessione da talento a inadatto per il calcio europeo.

Il primo nome che viene alla mente, e non è certo per malizia, è quello di Neymar. 14 presenze e 11 reti nel 2013, 41 gettoni, 27 gol e 16 assist nel 2012. Quotazione: 50 milioni di euro. Il ragazzo è sotto l’ala protettrice di Pelè(scusate se è poco …), e di occasioni per lasciare l’Europa ne avrebbe già avute a iosa. Il veto però è sempre stato obbligato, e se per caso un malcapitato cronista dovesse riuscire ad avvicinarlo con la solita domanda di mercato, eccolo tirare fuori la solita frasuccia di circostanza: «Penso solo al Santos, adesso. Ne riparliamo dopo i mondiali del 2014», dichiarazioni che lasciano rabbiosi e con l’amaro in bocca. Neymar ha il dovere assoluto di misurarsi in un campionato più competitivo al fine di conoscere i propri limiti. Il ragazzo, nell’amichevole Italia Brasile, ha disegnato un assist perfetto per il gol di Oscar, ma la sua prestazione contro i difensori italiani non è stata proprio delle migliori e la sensazione è che in Brasile viva già sotto troppe pressioni, vista la crisi del gol che sta attraversando con la maglia della selezione brasiliana. A 21 anni è il momento di cambiare e ciò succederà proprio durante l’estate del Mondiale targato Maracanà, quando il nativo di Mogi das Cruzes andrà probabilmente in Catalogna, sponda Barca, a duettare con Messi e Iniesta e magari a cercare di dimostrare al mondo intero che Neymar da Silva Junior è più di un nome importante su carta stampata.

C’è poi Leandro Damiao, centravanti ventitreenne in forza all’Internacional. Il classe ’89 è ambito da alcuni top club europei, visto che sulle sue tracce vi sono United, City e in maniera seppur lieve, la Juventus, e altri club prestigiosi come il Napoli, incaricato di trovarsi al più presto un sostituto di Edinson Cavani, un signore che in estate, molto probabilmente, saluterà il San Paolo per deliziare il Santiago Bernabeu.

Damiao è un attaccante centrale fisico e incredibilmente veloce, che a molti, per movenze e cinismo sotto porta, ricorda persino il primo Zlatan Ibrahimovic. La sua quotazione è già apocalittica. «Non parte per meno di 30 milioni di euro» dice il presidente dell’Internacional, ma si può trattare e la squadra che a Gennaio è andata più vicino ad assicurarsi le prestazioni dell’attaccante carioca è quel Tottenham che ha stupito tutti con un altro fenomeno, Gareth Bale. L’affare è saltato per motivi economici, ma si sospetta anche la riluttanza del giocatore, desideroso di spostarsi solo per vestire la maglia di un grandissimo club europeo, oppure per giocare in un team dove il progetto gli ruoti completamente attorno. Una cosa è certa: chi se lo dovesse assicurare avrà nel proprio arsenale un attaccante dal gol facile(38 presenze, 17 gol e 4 assist nel 2012) e con una buona tecnica individuale. Ma quella di Damiao, così come quella di Neymar, è maturità nel voler restare nel paese d’origine per crescere, oppure timore di non sentirsi pronto al calcio europeo, ben più cattivo, duro e difficile di quello sudamericano?

Il rischio è finire come Ganso, trequartista dalle movenze eleganti, ma terribilmente lente, che chiamato ripetute volte dal Milan di Galliani e Berlusconi, ha declinato più volte la gustosa offerta di misurarsi nella Serie A. Il San Paolo ci mette del suo e si oppone ad una sua partenza per una cifra inferiore ai 30 milioni. Il risultato che si ha attualmente è un calciatore decisamente inferiore a quello ammirato qualche anno fa, un calo di rendimento evidente e il disinteresse da parte di Real  e Milan, squadre in prima linea per l’acquisto del fantasista brasiliano. Tornerà mai ai livelli di una volta? Lo scopriremo solo vivendo.

Interessante anche la situazione di Pato, arrivato bimbo in Italia, autore di prestazioni sopraffine(talento ce n’è …), ma scopertosi inadatto, almeno dal punto di vista fisico, al calcio europeo in generale. Troppi gli infortuni per la dirigenza rossonera, che a gennaio lo spediscono al Corinthians. Il giocatore pare risollevarsi e ricomincia a segnare. Se ci sarà un’altra chance europea per lui non ci è dato saperlo, ma di certo Pato ci ha provato e (forse) sarà così fortunato da misurarsi ancora contro i migliori.

Ci sta provando anche Marquinhos, diciottenne in forza alla Roma. Il difensore regala ottime prestazioni e la prima squadra che ha bussato alla porta giallorossa è stato il Barca del grande Tito Vilanova. La risposta(negativa) di Sabatini non si è fatta attendere. Nel ragazzo la Roma ci crede e non ne vuole sapere di farlo partire.

In Francia intanto si coccolano Lucas Moura, arrivato a Gennaio dal San Paolo per l’esorbitante cifra di 40 milioni. In Brasile ringraziano e in Franca si ritrovano un furetto veloce e imprendibile per gli avversari, che pur non segnando, in 14 gare fornisce ben 8 assist. In attesa di un adattamento anche dal punto di vista realizzativo, è utile ricordare come l’anno scorso, in Brasile, Lucas abbia giocato 32 volte e visto la porta 8 volte, fornendo anche 8 assist. Perché Lucas l’ha capito, che bisogna lasciare il nido familiare millantato dal buon Pascoli, per risultare migliori e capire fin dove spingersi.

Chi l’ha capito alla perfezione e appare pure adatto al nostro calcio, è quell’Oscar che nella Selecao ha approfittato del declino di Ganso per soffiargli il posto da titolare. Anche se rispetto al giocatore del San Paolo Oscar gioca in una posizione più avanzata, ha nelle sue corde anche le caratteristiche per arretrare a centrocampo e giocare come centrocampista centrale con licenza di offendere. A puntarci su è stato il principesco Chelsea di Roman Abrahmovic, che in estate se l’è assicurato per qualcosa come 32 milioni di euro. Il ragazzino ripaga alla grande, mettendo in difficoltà anche talenti del calibro di Hazard e Mata e togliendosi lo sfizio di segnare tre reti a Buffon in due partite, giusto per non farsi mancare nulla. Sono, ad aprile, 54 le presenze stagionali con i Blues e alle voci reti e assist vi sono rispettivamente 9 e 12. Niente male se si parla di un ragazzo di appena 21 anni, alla sua prima stagione nel calcio che conta.

Icaro non deve aver paura, almeno stavolta, di volare troppo in alto. Qualcuno una volta scrisse di puntare alle stelle. «E se si dovesse cadere?» gli chiesero. «Cadi sulle nuvole. Semplice, no?» ribatté pronto quello. Neymar e Damiao, affrettatevi, perché all’aeroporto non aspettano nessuno, figuriamoci nel mondo del calcio …

A cura di Matteo Iacobucci 

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