Vincenzo Galdieri

Calciomercato Juventus, Ibrahimovic reloaded: sogno o opzione concreta?

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Nedved e Ibrahimovic ai tempi della Juventus

Nedved e Ibrahimovic ai tempi della Juventus

TORINO, 15 APRILE – Il doppio quarto di finale di Champions League col Bayern ha offerto uno spunto di riflessione che suona come sentenza inappellabile: la Juventus, per competere con le super big europee alla pari o quasi, ha assolutamente bisogno di un vero top player offensivo. Uno che sposti gli equilibri, segni caterve di gol e faccia incetta di assist vincenti. Non che fosse una novità, questa: quello del top player è il più grande cruccio della gestione Marotta-Paratici. Ma tra i tifosi bianconeri nell’ultimo periodo, un po’ per presunzione un po’ per  sano ottimismo, si era diffusa la convinzione che la Vecchia Signora potesse fare addirittura a meno di quel cannoniere da 30 gol a stagione. Adesso la riprova c’è: a Madama il mostro d’area di rigore serve come il pane. Il problema è che comprarlo non è facile. Ma si sta spalancando una strada che fino a poco tempo fa sembrava impercorribile: il clamoroso ritorno di Zlatan Ibrahimovic non è affatto utopia. I segnali per la Juventus ci sono tutti.

IBRA E IL MAL DI PANCIA: VOGLIA DI JUVE BIS – I mal di pancia di Zlatan Ibrahimovic sono ormai celeberrimi. Ce li ha un anno si e l’altro pure, al massimo si trattiene un paio di stagioni in una società prima di cambiare aria. Arriva nella sua nuova casa e gli dicono: “Togliti il giubbotto, Zlatan“. E lui: “No grazie, me lo tengo. Tanto rimango poco“. E’ successo cosi alla Juventus, poi all’Inter, quindi Barcellona, Milan ed oggi Psg. Lo svedese sembrerebbe già stufo di Parigi e del calcio francese, ha voglia di tornare in Italia dove è re indiscusso, dove il calcio è seguito in maniera quasi morbosa e l’attenzione di media e tifosi è nettamente più alta. Poi c’è in arrivo la supertassa sugli stipendi superiori al milione di euro imposta dal governo francese: meglio alzare i tacchi. All’ex rossonero non dispiacerebbe un’esperienza in Premier League, ma al momento nessun club è interessato. Quindi, posto che in Spagna non ci torna e la Germania non intriga, rimane soltanto l’Italia. O meglio: rimane soltanto la Juventus. Che si sta facendo stuzzicare dall’ipotesi, ma alle sue condizioni.

ZLATAN  LOW COST – Ibra può tornare a Torino soltanto con un’operazione lowcost, anche se quando si parla del campione svedese il termine non è propriamente il più azzeccato. I presupposti per realizzare l’affare da parte della Juventus sono questi: il Psg dovrebbe concedere il cartellino per un massimo di 12 milioni, mentre il bomber giramondo si dovrebbe ridurre l’ingaggio in maniera consistente per rientrare nei parametri imposti dalla dirigenza bianconera. Se Raiola ed il suo assistito accettano di prendere alla Juventu la metà di quello che prendono a Parigi, allora l’affare può davvero andare in porto. Ibra farà presto 32 anni, ma dovrebbe ancora avere 2 o 3 stagioni ad altissimo livello.

Nel progetto tattico di Conte rientrebbe alla grandissima, ed oltre a portare in dote i gol necessari per fare il salto di qualità in Europa, potrebbe essere il miglior apripista per gli inserimenti dei vari Vidal e Marchisio. Inoltre sarebbe in grado di giocare tranquillamente sia con Vucinic che con il nuovo arrivato in casa Juventus Llorente, potendo mutare la propria attitudine a seconda delle situazioni: Zlatan è un mix tra prima e seconda punta, ed interpreta entrambi i ruoli alla perfezione. Insomma, Ibra-Juve non soltanto è possibile, ma sarebbe anche un matrimonio di straordinaria utilità per entrambi. I tifosi, intanto, si dividono: c’è chi si esalta per il possibile arrivo di un top player vero, e chi invece storce il naso perchè non vuole il ritorno di colui che è definito traditore da un’imponente frangia di fede bianconera. Ma per provare a raggiungere le grandi d’Europa, la Juventus deve mettere da parte orgoglio e risentimento. Conte lo sa, e se dovesse capitargli l’occasione di portare a casa il cavallo di ritorno non se la lascerà di certo sfuggire.

 A cura di Vincenzo Galdieri

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