Vincenzo Arnone

La sfiga di Stramaccioni e l’infortunio di Palacio

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Il pallone è rotondo, la fortuna è cieca ma la sfiga, come avrà potuto constatare, ci vede benissimo, soprattutto quando vede nero e azzurro quest'anno.

La sfiga di Stramaccioni e l'infortunio di Palacio

Rodrigo Palacio e Diego Milito, stagione maledetta

MILANO, 05 APRILE – No, niente Napoli, Milan, Lazio, Roma e Fiorentina. L’avversaria più pericolosa per l’Inter di questo 2013 è una e una sola e in questa stagione sembra imbattibile: la sfiga. Certo, Branca e un mercato di riparazione hitchcockiano non hanno aiutato, ma perdere per infortunio prima Milito e poi Palacio è il segno più amaro di una stagione che sembra dover essere storta per partito preso per la banda guidata da Stramaccioni. Gli italiani poi sono popolo di santi, poeti, navigatori e stregoni. Chi durante una partita della propria squadra, magari arrivata ai calci di rigore, non è tornato nella stessa posizione di quando un giocatore avversario l’ha sparata sul portiere? Non nascondetevi, l’abbiamo fatto tutti. In casa Inter urge un summit il prima possibile, con Moratti, Branca, Ausilio, Stramaccioni e uno sciamano, che magari consiglierà di ornare le porte della Pinetina con teste di aglio grandi quanto palloni da calcio.

Calcio e superstizione poi sono sempre stati legati da un filo più che visibile. Molti tra i più giovani non conosceranno probabilmente le gesta di Romeo Anconetani, “Presidentissimo” del Pisa degli anni ottanta, che era solito spargere chili e chili di sale sul prato dell’Arena Garibaldi, lo stadio di Pisa adesso a lui intitolati, per propiziare l’arrivo della fortuna o di Eupalla, la dea del calcio di breriana memoria.

Molto più recente l’acqua santa di Giovanni Trapattoni ai maledetti mondiali del 2002 di Giappone e Corea del Sud. Con buona pace dalla sorte, non poté nulla contro Byron Moreno, la federcalcio coreana, il difensivismo e la sfiga più nera. Tornando al passato non può mancare Nils Liedholm, che a dispetto della sua provenienza nordica, in fatto di scaramanzia era più latino che mai, forse anche a causa di una profezia, a metà tra storia e leggenda, di un presunto mago alla vigilia della finale di Coppa Campioni tra Roma e Liverpool del 1984, che cercò di dissuadere il tecnico dal designare Graziani come eventuale rigorista, pena la sconfitta e il viaggio della “Coppa dalle grandi orecchie” verso Liverpool. Il campione del mondo della superstizione è però l’argentino Juan Carlos Lorenzo, triplice allenatore della Lazio e vero e proprio mentore di Giorgio Chinaglia, che era solito bruciare le maglie dei suoi giocatori in caso di sconfitta.

Quindi, provi anche lei ad affidarsi a un rituale, un aruspice, uno stregone, un santo protettore o all’ignobile amuleto, caro Stramaccioni. Il pallone è rotondo, la fortuna è cieca ma la sfiga, come avrà potuto constatare, ci vede benissimo. Soprattutto quando vede nero e azzurro quest’anno.

Vincenzo Arnone

 

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