Giovanni Nole

Miami: impresa Haas, lezione di tennis a Djokovic

Miami: impresa Haas, lezione di tennis a Djokovic
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Tommy-Haas-img12396_668MIAMI, 27 MARZO – It Ha(a)s happened. Tradotto, ‘è successo’. E’ con un gioco di parole che celebriamo una delle sorprese più incredibili e inaspettate probabilmente dell’intero anno tennistico: nella notte italiana, Tommy Haas in versione ‘young again’ shocka il mondo battendo il maestro, il numero uno del mondo, Novak Djokovic, contro ogni pronostico immaginabile e non. Una vittoria non frutto del caso, quella del 35enne tedesco: un’impresa, bensì, costruita punto per punto, dimostrando in ogni 15 di avere nelle corde della propria racchetta una pallina che potesse uscire più veloce, più precisa e più cattiva rispetto a quella giocata da Djokovic per tutti i 51 minuti di gioco. 51 minuti di gioco – è evidente che c’è qualcosa che non quadra. E’ evidente che se batti il numero uno attuale indiscusso del ranking ATP, sconfitto solo due volte dall’inizio del 2013 (nell’Hopman Cup contro Tomic e la settimana scorsa in quel di Indian Wells per mano del devastante dritto di Juan Martin Del Potro), si deve per forza scrivere di un evento straordinario, eccezionale. Soprattutto se a trafiggere il drago di Belgrado è sì la testa di serie numero 15 del torneo, sì un tennista totalmente rinato capace in passato di raggiungere anche la semifinale di Wimbledon e di essere numero due al mondo, ma anche un tennista assolutamente alla portata di Nole.

LA STORIA DELL’IMPRESA – Basti pensare, infatti, che l’ultima volta in cui, tra i due, ad uscirne vincitore fu Haas, risale all’annata 2009. Non un precedente qualsiasi, comunque: si narra di una storia calcata sull’erba leggendaria di Wimbledon, proprio nell’anno in cui Tommy arrivò addirittura fino alla semifinale del torneo più prestigioso che quello sport meraviglioso che è il tennis può offrire al mondo. Sulla strada verso le semifinali, Haas affrontò e sconfisse proprio Novak Djokovic, ai quarti, in quattro set. Ma, probabilmente, parliamo dell’Haas dei tempi d’oro, e di un Djokovic sì in ascesa, ma ancora immaturo se comparato ai totem, alle istituzioni che prendono i nomi di Federer (che fermò proprio Haas nelle semifinali), Nadal e Roddick (che quell’anno fece finale a Wimbledon proprio contro lo svizzero, non riuscendo però a batterlo). Quattro anni circa più tardi, i pronostici sono ovviamente ribaltati, e sorridono al 25enne top ranking serbo. Il quale, sbarazzatosi di due tennisti, per essere buoni, ‘abbordabilissimi’ quali il ‘Nadal-killer’ Rosol e Devvarman e lanciatissimo verso quella che sembrava essere una scontatissima finale (viste soprattutto le assenze di Federer e Nadal), mai si sarebbe immaginato, o per lo meno mai alla vigilia del match, di dover cedere il passo a quel vecchio volpone di Haas. Il quale, però, regala una vera e propria lezione di tennis a chi, di lezioni di tennis, non ne avrebbe proprio bisogno: un tennis spettacolare, quello mostrato da Haas, che non solo si è limitato a rispondere ad ogni insidiosa palla che Djokovic gli rimetteva, puntualmente, dall’altra parte del campo, ma cercando, colpo dopo colpo, di farla crescere, maturare e infine farla sbocciare in un vincente. Giocando in maniera lucida, intelligente, mirata, in modo da far rimaner spiazzato anche il miglior ribattitore del circuito. Curioso notare come, per entrambi, l’ultima sconfitta personale sia stata rifiliata da uragan Del Potro, infermabile fino alla finale giocata contro Nadal; a dimostrazione che, così come Djokovic, anche Haas, in periodo di grazia straordinario da qualche mese a questa parte, possa essere fermato oramai da pochissimi tennisti al mondo. Solo 6 sconfitte (una delle quali, proprio per mano di Nova, agli inizi di gennaio, sempre in Hopman Cup) da inizio 2013 per Tommy, il quale, prima di trovare sulla sua strada Djokovic, ha avuto il piacere di incrociare, sotto il sole di Miami, la sua racchetta con quelle di Sisjling e Dolgopolov. Insomma, già alla vigilia, il ‘quasi pensionato’ pareva essere un uomo assolutamente temibile e non da sottovalutare. A farne le spese, un Djokovic forse con qualche problemino fisico, ma sin troppo monotematico, punito dalla grande fisicità e capacità di variare il proprio gioco di Tommy Haas.

IL MATCH – Assolutamente senza storia il match tra i due, sin dall’inizio: se il tedesco mantiene i propri turni di battuta senza troppe esitazioni, Djokovic, nei suoi, affanna e rincorre. Ed è al suo terzo turno di battuta, sul due pari, che subisce il primo break, quello che indirizza la prima partita tra le mani di Haas. Il quale punisce il serbo quasi ogni qual volta che decida di presentarsi a rete, passandolo ogni volta con una soluzione sempre diversa. E’ quasi sempre il tedesco a gestire il dominio del match, impostando sapientemente il suo gioco cercando sempre di comandare lo scambio attraverso una condizione fisica eccezionale e l’ottima giornata del suo sistema rovescio in back/dritto a sventaglio. Il primo set si chiude addirittura col secondo break, con Haas poi che serve senza troppi problemi per portarsi a casa la prima partita, col risultato di 6 game a 2. A dimostrazione che non si trattava di un’esaltazione solo momentanea, Haas fa una dichiarazione d’intenti ben chiara, aprendo anche il secondo set con un clamoroso break, complicando ancor di più la rimonta di Djokovic. Che, due game più tardi, rischia di crollare definitivamente; il numero uno al mondo, però, riesce a salvare addirittura ben 3 palle break che avrebbero chiuso definitivamente i giochi, mantenendosi ancora aggrappato al match. Questo suo riuscire a tenersi vivo in un game così affannoso lo rinfranca, e dopo aver salvato un’altra palla break sul 2-3, addirittura recupera il break di svantaggio, e lo fa a 0. Sembra l’inizio dell’inevitabile rimonta del serbo, pronto a battagliare per portarla almeno al terzo; ma Haas continua a dimostrarsi assolutamente superiore e dominante, reggendo il colpo mentalmente e mantenendo costanti i ritmi del suo gioco. Fin quando non ritrova, sul 4 pari, il break perduto. A quel punto, servire per il match è un gioco da ragazzi: finisce dunque 6-2 6-4 per Haas, in una vittoria che lo stesso tedesco considererà, nel post-partita, “una delle migliori della mia vita”. “Sono molto felice e orgoglioso di questa sera” Continua Haas, ”Contro un grande giocatore che ha dominato questo sport degli ultimi due anni, ho davvero approfittato delle opportunità che ho avuto. In questo momento mi sento abbastanza bene, come non mi sentivo da molto tempo e, si sa, non bisogna mai mollare”. Un Djokovic che, dal canto suo, accetta sportivamente la sconfitta, ammettendo candidamente i meriti dell’avversario, tra i quali quello diAvermi fatto giocare così male.” ““Mi congratulo con lui” Continua Nole. ”Ha sicuramente fatto grandi tattiche, ha usato bene la battuta e si muoveva intorno al campo molto bene. Io sicuramente ho sperato e creduto che avrei potuto rimontare. Stavo combattendo. Ho cercato di farlo fino a l’ultima palla. Ci sono giorni in cui proprio non ti senti bene in campo. Niente va davvero come deve. Questo è uno di quei giorni.”

IL PROGRAMMA DEI QUARTI – Nei quarti di finale, Haas troverà il francese Simon, il quale si è sbarazzato di Tipsarevic in tre set. A partire da questa sera, dunque, potrà iniziare il programma dei quarti: si parte con Ferrer-Melzer, mentre alle due di notte si giocherà la già citata Haas-Simon e domani pomeriggio, a partire dalle quindici italiane, si va, in successione, con Murray-Cilic, col giustiziere del nostro connazionale Seppi che affronterà colui che gli ha portato la testa di Tsonga su un piatto d’argento, e con Gasquet-Berdych, col primo che ha vinto la sfida del rovescio a una mano contro Almagro e col secondo che si è fatto beffe, in due set, di Sam Querrey.

 

Giovanni Nolè

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