Enrico Steidler

Rissa Kharja-Nenè: la figuraccia in mondovisione costa 19 giornate

Rissa Kharja-Nenè: la figuraccia in mondovisione costa 19 giornate
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Stagione finita per i due giocatori, che hanno quindici giorni di tempo per fare appello

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DOHA, 26 MARZO – Ricordate la scazzottata in campo di mercoledì scorso fra Houssine Kharja (ex, fra le altre, di Siena, Genoa e Inter) e Anderson Luiz de Carvalho, più noto come Nené, nel corso di Al Gharrafa-Al Arabi? Le immagini dell’edificante “scambio di opinioni” fra i due giocatori hanno fatto il giro del mondo ed è forse anche per questo che la Federazione qatariota ha deciso di punirli in modo esemplare: 19 giornate di squalifica in due (10 per il marocchino e 9 per il brasiliano) più l’immancabile maxi-multa (78 mila euro per Kharja, 67mila per l’attaccante ex-Paris Saint-Germain). Entrambi, comunque, possono considerare conclusa la loro stagione: improbabile, infatti, che un eventuale ricorso possa condurre ad un sostanziale ridimensionamento della squalifica.

CONDANNA (QUASI) GIUSTA – L’episodio per il quale sono stati condannati i due giocatori è davvero inqualificabile e merita di essere punito con durezza: solo il pronto intervento della polizia (e di chi ha saputo mantenere i nervi a posto) ha impedito che la rissa fra i due “professionisti” degenerasse in una scazzottata collettiva degna dei migliori film con Bud Spencer e Terence Hill. Detto questo, però, e rivista la scena per l’ennesima volta, si ha l’impressione che giustizia non sia stata fatta, e che i piatti della bilancia non siano in equilibrio come dovrebbero. Certo, ad alimentare questa sensazione è la sola visione delle immagini, e tuttavia una domanda resta in sospeso: perché il più nervoso e “colpevole” fra i due (Nené, che colpisce alle spalle Kharja rifilandogli un pugno in testa potenzialmente molto pericoloso proprio perché assolutamente imprevisto) è quello che ha subito la sanzione meno pesante? Forse la decisione del giudice è stata condizionata dalle piccole provocazioni e dalla reazione del marocchino, davvero macroscopica e ispirata a Bruce Lee, e ha tenuto conto – oltre che del referto arbitrale – di elementi non deducibili dalle immagini a nostra disposizione. Dev’essere senz’altro così, altrimenti risulterebbe un po’ difficile comprendere il criterio su cui si è fondato il giudizio, e si farebbe ancor più fatica a condividerne la conclusione.

Enrico Steidler

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