Vincenzo Galdieri

Andreazzoli, la normalità al potere

Andreazzoli, la normalità al potere
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23623326_roma-andreazzoli-riconferma-non-il-mio-obiettivo-per-adesso-0ROMA, 25 MARZO –  E’ scoppiata la primavera, ufficialmente 4 giorni fa. In casa Roma, invece, la ‘carina’ – passatemi il termine, se avessi scritto ‘bella’ l’estate avrebbe rivendicato il copyright – stagione è arrivata un mese e mezzo fa, all’inizio di febbraio. Esattamente quando Aurelio Andreazzoli si è insediato sulla panchina giallorossa, bollente come non mai. Lamela e soci erano reduci dal freddo inverno zemaniano. Quello del boemo era un regno che prometteva faville, emozioni, spettacolo allo stato puro. E cosi è stato, in effetti. In un senso e nell’altro. Troppo discontinua la sua Roma, troppo tesa ad offendere e scatenarsi all’attacco, poco concentrata a difendersi dagli assalti nemici. Capitava che una la vincevi 4-0 e l’altra la perdevi 4-2. Il popolo capitolino di sponda giallorossa, da sempre amante del calcio champagne del Maestro, ad un certo punto ha cominciato a deprimersi. Perchè con quella squadra li non si può galleggiare a metà classifica. La proprietà è arrivata quindi alla decisione che mai nessuno si sarebbe aspettato a luglio, quando in 20.000 assistettero al primo allenamento made in Zeman spinti dall’entusiasmo straripante e coinvolgente. L’esonero del boemo ad un certo punto è diventato necessario, per provare a dare una sterzata decisiva in una stagione che si era messa maluccio. Il problema però si pose sin da subito: a chi affidare la squadra? Mentre pensavano e ripensavano, setacciavano e risetacciavano, i dirigenti si sono affidati ad Andreazzoli, collaboratore tecnico che lavorava a Trigoria da anni ed anni. Incarico ad interim, si pensava inizialmente. Poi, visti i risultati, quell’incarico si è trasformato in qualcosa di più: allenatore della prima squadra fino a fine stagione, con la possibilità di essere riconfermato l’anno prossimo a seconda degli obiettivi raggiunti. Il normale Andreazzoli sta conquistando Roma. Chi l’avrebbe mai detto?

THE NORMAL ONE – Normale. Già, perchè se Mourinho si autodefinisce specialeAndreazzoli non può che essere un ‘normale’. Non un predestinato, non uno con ‘tutte stelle nella vita‘, come recita una famosissima canzone. Non potrebbe definirsi che ‘normale’ uno che in carriera ha allenato al massimo a Grosseto ed Alessandria, piazze con una loro storia ed un loro fascino ma non di certo Juventus e Real Madrid. Ed il fatto che Roma venga conquistata da un normale fa decisamente più notizia. Perchè la Lupa è da sempre abituata agli eccessi, nel bene e nel male. A Roma di recente hanno allenato inventori come Spallettiesotici come Luis Enriquestravaganti come Zeman. Ma nessuno di questi, in realtà, è mai riuscito a vincere un campionato. L’ultimo che ci era quasi riuscito era appunto un normale come Ranieri. Approdato in quel della capitale senza squilli di tromba, ma determinato come non mai a dimostrare che anche i normali possono arrivare al trionfo, alla storia, alla ribalta. Anche il normale Andreazzoli, vissuto all’ombra dei vari Spalletti, Luis Enrique e Zeman fino adesso, si sta meritando la sua chance. E visto quello che sta facendo, è quasi lecito chiedersi il motivo per il quale uno con queste potenzialità non abbia mai vissuto da protagonista l’esperienza in un grande club. Perchè il pacato allenatore toscano sta dimostrando di avere le carte in regola per smetterla di essere soltanto un comprimario.

‘IO MI CONFERMEREI’ – Ed adesso che è salito sulla giostra, non ha nessuna intenzione di scendere. E lecitamente, ci sarebbe da aggiungere. Perchè non è mai troppo tardi per provare a diventare un grande allenatore. A precisa risposta di un giornalista su chi sceglierebbe come allenatore della Roma per l’anno prossimo, l’ambizioso manager ha risposto: “Andreazzoli. Io mi confermerei“. Non si può che essere concordi con lui. Dal suo arrivo la Roma è rinata, tornando a vincere ed a credere alla grande in se’ stessa, a sorridere ed a giocare bene. Ha restituito fiducia all’ambiente, lui che quell’ambiente lo conosce bene. Ha dimostrato di saper essere un saggio comandante in un gruppo che ha potenzialità inespresse incredibili. La bilancia della meritocrazia pende dalla sua parte, deve soltanto continuare su questa strada ed il posto sarà suo.

ESEMPIO DI PROFESSIONALITA’ – Ma se dovessero decidere per un altro tecnico, mi metterei a disposizione di questo come ho sempre fatto“. Insomma, ambizioso si ma di certo non si è dimenticato l’umiltà. Perchè Andreazzoli è un esempio di professionalità, il classico dipendente che lavora a testa bassa e non mette mai in difficoltà il proprio datore di lavoro. Una persona intelligente. Anche per questo si meriterebbe la riconferma. Facendo i dovuti paragoni col ricco mondo del pallone, è come un dipendente di fabbrica che sa di avere acquisito sicurezza, esperienza e competenza giusta per avere una fabbrica tutta sua, ma non può permettersi di comprarla. Nel calcio, però, questo può succedere. Può succedere che un dipendente serio e qualificato, un giorno, dopo tanti anni di lavoro all’ombra del ‘padrone‘ di turno, possa trasformarsi esso stesso nel capo cantiere. Con tutti gli onori e gli oneri del caso, ovviamente ben accetti. In Italia andiamo spesso a caccia del rischio, dell’esotico, della moda del momento. Ma non ci rendiamo conto che la soluzione potrebbe essere a portata di mano, e non deve per forza finire in “ic“, “ao, “et” o altri suffissi strani dal fascino straniero. Andreazzoli potrebbe rappresentare la rivincita di tutti i normali, che lavorano per decenni alle dipendenze di qualcuno ma sotto sotto sanno che, se gli venisse data una possibilità, potrebbero fare pure meglio di chi gli impartisce ordini. Adesso è il momento di far rombare i motori e tagliare quel benedetto traguardo: è l’occasione della carriera, forse della vita. Se non dovesse riuscire, tornerà a lavorare a testa bassa come è sempre stato. Ma se dovesse farcela, sarebbe la parziale sconfitta di un grandissimo luogo comune: in Italia, non sempre fanno strada soltanto i raccomandati.

A cura di Vincenzo Galdieri 

 

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