Giovanni Nole

Malaga-Borussia Dortmund, la preview

Malaga-Borussia Dortmund, la preview
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Da una parte una squadra esperta e non priva di buoni giocatori, dall'altra i panzer che stanno sorprendendo l'Europa intera. Ecco cosa dobbiamo aspettarci da questo quarto di finale.

Malaga-Borussia-Dortmund-300x194MALAGA, 20 MARZO – Un quarto forse meno prestigioso rispetto agli altri, ma sicuramente di grande interesse, quello che ci ha regalato l’urna di Nyon. Malaga e Borussia Dortmund si giocheranno, nella doppia sfida tra Spagna e Germania, l’accesso alle semifinali della Champions League. Un traguardo, quello delle semifinali, che segnerebbe per sempre le storie dei due club: gli spagnoli, infatti, hanno già raggiunto la pietra miliare del primo quarto di finale raggiunto nella competizione europea più importante e non vogliono fermarsi adesso, mentre i tedeschi, tornati ad essere una grande potenza del calcio mondiale e ormai più squadra certezza che rivelazione, tornerebbero nell’Europa che conta, nei big four, dopo l’exploit del 1997 in cui vinsero proprio la Champions ai danni della lanciatissima Juventus di Alessandro Del Piero e compagni. Una sfida, dunque, che promette di essere combattuta ad estremi livelli di agonismo: vediamo i punti di forza e i punti deboli delle due formazioni, che si incroceranno tra di loro il 3 aprile per l’andata dei quarti di finale in quel di Malaga.

REVOLUCION MALAGA – Il Málaga Club de Fútbol è un club che può vantarsi di avere due date di nascita. La prima, quella effettiva, del 1904; la seconda, ha data 11 giugno 2010, il giorno in cui approdò in Andalusia tal signor Abdullah bin Nasser bin Abdullah Al Ahmed Al Thani, uno degli uomini più ricchi del prosperoso Qatar, che decise di acquistare il club per perseguire la propria ambizione di farsi un nome (e anche qualche soldo, ma confidiamo che il motivo principale sia la rivalsa della gloria) in quell’universo astratto e miliardario denominato fùtbol. Con la nuova gestione mediorientale, arrivano ovviamente banconote sulle quali è scritto a caratteri cubitali ‘spendere’, nonostante comunque il Malaga non voglia strafare: si tratta comunque di un club medio-piccolo, difficile investire da subito su grandi campioni, come fece al suo tempo il Manchester City. Dunque, la politica della società sul mercato è quella di acquistare giocatori che alzino il rating di prestigio del club, dandogli esperienza e un notevole valore tecnico: fu così che, in due anni di buon operato da parte dell’oculata dirigenza andalusiana, arrivarono giocatori del calibro di Demichelis, Julio Baptista, Asenjo, Ignacio Camacho, il nostro Enzo Maresca, Kameni, Cazorla, Toulalan, Monreal, Isco, Buonanotte, Joaquin, Eliseu, Mathijsen e Van Nisterlooy. Per un totale di 85 milioni spesi nell’arco di due stagioni, coi numerosi acquisti che vanno a rinnovare, anzi praticamente a ricostruire, una rosa intera, portando qualità ed esperienza. Fu così che il Malaga in campionato iniziò a bruciare le tappe, e ad ottenere risultati (e piazzamenti) storici: il quarto posto ottenuto nella Liga nella stagione scorsa permette al Malaga di ottenere una storica qualificazione in Champions, anche se costretti a passare dalla dogana-preliminari. Ed è eliminando i greci del Panathinaikos nella doppia sfida dei preliminari che il club spagnolo riesce a raggiungere un’altra storica ‘prima volta’, l’accesso alla fase a gironi della Champions League di quest’anno. Ma non son tutte rose e fiori per gli entusiasti tifosi dei Boquerones: il 29 luglio, a causa di problemi finanziari e politici legati alle difficili relazioni con le istituzioni spagnole, il buonuomo del Qatar decide di abbandonare, lasciando il club al suo destino. Con i ricchi fondi dello sceicco completamente tagliati, il Malaga è costretto a mettere sul mercato molti dei suoi elementi migliori per ovviare alla imminente crisi finanziaria: le cessioni, tra l’estate scorsa e questo gennaio, di Rondon, Buonanotte, Cazorla e Nacho Monreal sono dolorose, ma fruttano al club iberico un attivo pari a 41 milioni di euro, per cercare di sopravvivere. Ma non è solo il mercato unidirezionale in uscita a tener vivo il team spagnolo: i risultati in Europa ottenuti in questa stagione potrebbero tenere economicamente a galla ancora per un po’ gli iberici. Che, a questo punto, non hanno intenzione di fermarsi.

I MOTIVI PER CREDERCI – La sfida col Borussia Dortmund è complicatissima, quasi impossibile da superare, visto che gli spagnoli se la dovranno vedere con una delle squadre più forti e in forma d’Europa. Ma a questo punto della competizione, perché no, ogni squadra ha motivo di crederci. La spinta dell’entusiasmo, il poter rischiare tutto in due partite secche, il dover lottare per sopravvivere son tutti fattori che potrebbero ribaltare ogni pronostico e regalare al Malaga un sogno calcistico in stile favola col lieto fine. In cui la morale sarebbe: ‘chiunque potrebbe farcela’. Ma il Malaga non è una squadra qualunque: se è arrivata fino a questo punto della competizione, dove si sale in altissimo e l’ossigeno inizia a mancare, un motivo c’è. Una squadra compatta, nonostante le continue rivoluzioni sul mercato, affidate ad un tecnico capace ed esperto quale è Manuel Pellegrini (basti risultare i grandi risultati conseguiti dal mister alla guida del super Villarreal di Giuseppe Rossi, che gli valsero anche la panchina del Real – dove però i risultati furono meno ‘stellari’ – ) può creare non pochi problemi a qualsiasi team europeo. Una squadra che mixa giocatori di grandi qualità, Malaga's Iscocome Toulalan, Camacho ed Eliseu, a giocatori che sanno cosa significa giocare una Champions League, gente saggia del pallone quali i vari Demichelis, Saviola, Santa Cruz e Joaquin. E poi, c’è quel giocatore sensazionale, spettacolare, che non può mancare in qualsiasi squadra che partecipa ad un quarto di Champions che si rispetti: un vero fenomeno. Trattasi, ovviamente, di Isco, quel delizioso trequartista 20enne che sta facendo impazzire l’intera Europa. Il suo valore di mercato si aggirà già sui 20 milioni, e non è difficile spiegarsi il perché: il centrocampista spagnolo, ex-Valencia, ha le giocate da top player nel sangue, abbinando ad una grande tecnica individuale anche un’ottima velocità e agilità. Insomma, un Iniesta in miniatura, capace, in 57 presenze con la maglia del Malaga, di andare a rete per 13 volte tra campionati nazionali ed europei: insomma, se il Malaga vuole passare il turno, dovrà affidarsi soprattutto al suo estro.

LA CRISI DEL CALCIO SPAGNOLO – Il Malaga è sicuramente figlia del calcio spagnolo: qualità di gioco, fraseggio stretto, possesso palla estenuante son tutte caratteristiche ereditate dalle calde influenze della terra iberiana, e ben assimilate dal club di Pellegrini. Ma esser figli del calcio spagnolo ha, purtroppo, anche un suo lago negativo: da tanti anni, oramai, la Liga BBVA è diventato un discorso bipolare, con Real Madrid e Barcellona, decisamente dieci spanne sopra le altre, a contendersi la corona del campione. E in ogni caso, chiunque vinca, lascia un distacco clamoroso da mangiare alla terza classificata. Il chè dimostra un enorme distacco, un abisso, tra i due top club spagnoli e tutte le altre squadre partecipanti al campionato spagnolo, Malaga compreso. Quest’anno rappresenta forse un’eccezione, col Real Madrid che ha già mollato il discorso-titolo già da mesi per concentrarsi sulla vittoria della Champions, con la squadra rivale, l’Atletico, pronto ad approfittarne e a contendersi coi cugini il secondo piazzamento; in generale però il discorso non cambia, ovvero parliamo di un campionato, se non mediocre, comunque estremamente squilibrato. E tra problemi coi diritti TV, che inevitabilmente vanno a favorire economicamente solo Real e Barça, e con le banche spagnole, inevitabilmente a rimetterci sono questi club di media fascia. Uno tra i quali, proprio il Malaga. Nel campionato parallelo a 18 squadre che si gioca per il terzo e quarto posto valido per i posti Champions, a vincere possono essere squadre economicamente in difficoltà e non allo stesso livello tecnico delle altre terze/quarte qualificate degli altri campionati al top europei, con la conseguenza che club non proprio stellari debbano fronteggiare la realtà di ritrovarsi davanti squadre tecnicamente assolutamente superiori. Sarebbe stato il caso del Malaga, ma a dir la verità fin ora i vari sorteggi, da quelli per i gironi a quelli per gli ottavi di finale, sono stati abbastanza benevoli per gli spagnoli: Milan, Zenit, Anderlecht e Porto non sono propriamente Bayern Monaco, Barcellona e Borussia Dortmund. Ecco, appunto, il Borussia Dortmund: ora, al sfida con i tedeschi si rivela una grossa incognita. Il Malaga riuscirà a dare una sorta di continuità ai suoi fin’ora ottimi risultati europei o dovrà arrendersi di fronte alla super potenza tedesca?

LA RISALITA DEL DORTMUND – Il Ballspiel-Verein Borussia 09 e. V. Dortmund, o Borussia Dortmund, è una delle tradizioni più vincenti nella Germania calcistica. 8 titoli del campionato tedesco, 3 coppe di Germania, 4 Supercoppe Tedesche, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Intercontinentale e persino una Champions League sono i trofei di cui può vantarsi la bacheca del club giallonero. La cui gloriosa storia, segnata da vittorie e successi anche contro pronostici, è ricominciata ad esser tale solo da qualche anno, dopo periodi di estrema difficoltà, tra gravi problemi finanziari e persino una retrocessione evitata per un soffio che vanno tra il 2002 e il 2009. Per la precisione, il Borussia superò questo periodo difficile con l’avvento di un uomo panchina, tale signor Jurgen Klopp, con il quale il club della Renania ritornò a lustrar trofei: solamente due anni dopo la quasi retrocessione, Klopp nella stagione 2009/10 concluse la stagione col Borussia al quinto posto, ottenendo un importante piazzamento Uefa. Ma fu solo l’inizio: nei due anni successivi, gli Schwarzgelben sbalordirono la Germanie e l’intero mondo calcistico conquistando per due volte di fila il Meisterschale e il gotze-reusDFB Pokal, ai danni di uno strafavoritissimo Bayern, che quell’anno raggiunse anche la finale di Champions League. Come il Borussia riuscì in una così rapida risalita? Non avendo praticamente nulla da perdere, il Dortmund si affidò non solo ad una guida giovane e scalpitante come Klopp, ma anche a tanti, giovani talentini, liberi di poter esprimere il loro enorme potenziale senza eccessive pressioni sotto la guida dell’intrepido mister ex-Mainz. Fu così che il Borussia sfornò talenti quali Lewandowski, Goetze, Kagawa, Kuba, Grosskreutz, Gundogan, Sahin, Bender, Hummels, Subotic (portato dal Magonza proprio da Klopp), Schmelzer e Piszseck. Gente sconosciuta ai tempi del loro esordio in Bundesliga, ma che in pochissimo tempo riusciranno a farsi un nome nelle bocche di tutti gli appassionati di calcio. Questo mix di enorme talento e voglia di fare, tra giocatori e allenatore, portò presto il Borussia Dortmund in alto, permettendogli di vincere la Bundes dopo 9 anni di siccità. Ora, il ragionamento è questo: dopo aver fatto spalancar la bocca dallo stupore a tutti in Germania, perché fermarsi ai confini nazionali? Fu così che il Borussia approdò in Europa, con le migliori intenzioni, ma sempre da outsider di lusso. E se l’anno scorso furono penalizzati da un avvio di campionato difficile, quest’anno ogni buona intenzione sembrava dovesse infrangersi contro i cattivissimi sorteggi, che portarono nel girone dei giallo neri nientepopodimenoche Real Madrid, Manchester City e Ajax. Ma è qui che il Borussia Dortmund compie il suo vero e propri capolavoro, dimostrando di esser passata dall’essere una super outsider alla consapevolezza di essere una delle squadre più forti e temibili d’Europa: giocando il miglior calcio che questo torneo intercontinentale potesse offrire, il Borussia riesce a mettere dietro di se tutti e tre i grandi club sopra citati, battendoli tutti mostrando una superiorità tecnico-tattica imbarazzante, persino contro il super Real Madrid di Jose Mourinho, persino nel fortino del Santiago Bernabeu. Il Borussia capisce di aver superato la fase adolescenziale, e tolto ogni brufolo ne rimane un club avente la totale consapevolezza di esser diventata una vera e propria armata. E ora, spazzato lo Shakhtar negli ottavi di finale, il Dortmund vuole continuare a meritarsi la fama di essere una delle squadre favorite per raggiungere Wembley in quel di maggio. Malaga permettendo.

PROVATE A FERMARCI – Il perché il Borussia Dortmund dovrebbe avallare l’ostacolo Malaga con relativa facilità è sotto gli occhi di tutti: gioco sfavillante, giocatori spettacolari, guida tecnica eccezionale. E non sembra essere solo una questione di uomini: il Borussia ha ormai raggiunto una propria identità di gioco sotto i geniali diktat di mister Klopp, a tal punto da essere paragonato ad un giovane Barcellona. Cosa che, come detto, sembra quasi prescindere dagli uomini: il Borussia non ha patito eccessivamente le partenze di due giocatori fenomenali come Kagawa e il miglior Sahin, riuscendo anzi a migliorare la rosa tra acquisti stellari – Marco Reus citasi – e nuovi giovani lanciati in rosa. Una rosa estremamente completa, una costellazione di talenti ormai già affacciati al calcio che conta, e pronti a reggere le pressioni che certi palcoscenici comportano, superando difficilissime prove di maturità in campi dal grande potere intimidatorio come il sopra citato Bernabeu. Trovare dei difetti in questa squadra è difficile: riuscite voi a trovare delle falle nel Barcellona? No? E allora perché dovreste trovarne nel Borussia? Una squadra viene considerata tra le favorite alla vittoria finale del trofeo più importante al mondo per club, la Champions League, non a caso. L’unica cosa sulla quale forse il Malaga potrebbe aggrapparsi per sperare di passare il turno è, in parte, la mancanza di esperienza (ma non di maturità, attenzione) del club di Dortmund, nella cui rosa son molti, praticamente tutti, i giocatori ad affacciarsi per la prima volta ad un quarto di finale di Champions League. Inoltre, gli alti e bassi che sta vivendo il Borussia in quest’annata di campionato, che la relegano al secondo posto a più di venti punti dalla capolista Bayern, qualcosa potrebbero pur significarla. Insomma, in estrema sintesi: Borussia strafavorito, ma questo può significare tutto come può significare nulla. Sulla carta, ovviamente, i tedeschi hanno un enorme vantaggio sugli avversari; ma il Malaga, c’è da starne certi, non la darà vinta così facilmente. Per un quarto di finale sicuramente meno prestigioso. Ma non per questo meno combattuto, divertente e appassionante. Buon divertimento a tutti!

 

Giovanni Nolè

 

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