Vincenzo Galdieri

Barcellona alieno, ma Milan colpevolissimo: tutti i motivi dell’eliminazione

Barcellona alieno, ma Milan colpevolissimo: tutti i motivi dell’eliminazione
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Barcellona degli alieni. Tra chi si esaltava e chi invece invitava alla calma, in generale tutti sentivano aria di grande impresa.

Barcellona alieno, ma Milan colpevolissimo: tutti i motivi dell'eliminazione  MILANO, 15 MARZO – Il sogno delle due italiane ai quarti di finale di Champions League, evento che non si verifica ormai dal lontano 2006, s’infrange sul più bello. Con la Juventus tornata superpotenza europea e già padrona del ticket per il G8, gli sportivi italiani pregustavano da una manciata di giorni l’exploit del Milan, che due settimane fa era riuscito in un autentico capolavoro: battere 2-0 il Barcellona degli alieni. Tra chi si esaltava e chi invece invitava alla calma, in generale tutti sentivano aria di grande impresa. A ragione, bisognerebbe aggiungere. Perchè in effetti per quanto i blaugrana siano forti – martedi l’ennesima dimostrazione, altrochè bolliti – il colpaccio era assolutamente possibile. Bastava fare un gol per provare a mandare in bambola Iniesta e soci. Se infatti i rossoneri avessero segnato all’inizio, per i catalani sarebbe stata dura farne 4 e passare di conseguenza il turno. Chiariamo: i plurititolati spagnoli sono tranquillamente in grado di segnare un poker a chiunque, come ampiamente visto martedi, ma un conto è farlo se l’avversario ti spiana la strada rinchiudendosi impaurito nella propria area di rigore, un altro è realizzarlo con uno sfidante che prova a metterti in difficoltà e magari passa in vantaggio. Insomma, onore al Barcellona, ma la verità è che il Milan ha sbagliato davvero tutto. E se avesse osato un po’ di più, forse oggi racconteremmo un’altra storia: la storia di un’impresa epica che era più abbordabile di quello che si può pensare.

APPROCCIO REMISSIVO – L’errore principale della squadra più titolata al mondo è stato quello di entrare in casa dei rivali con un approccio assolutamente remissivo. Allegri ha impostato un modulo che definire prudente è addirittura riduttivo: tutti dietro la linea del centrocampo, a tentare di spazzar via più palloni possibili. Questo è stato il più grande assist che il Barcellona potesse ricevere. I più conservatori, gli atavici amanti del catenaccio all’italiana, avranno pensato che questa fosse la soluzione più profittevole. Ma la realtà è ben diversa. La realtà è che il Milan avrebbe dovuto aggredire la gara in maniera spavalda, forte del 2-0 ottenuto in casa. Soltanto in questo modo si sarebbe creato la possibilità di passare il turno.

MEGLIO DARLE CHE PRENDERLE – Nella fattispecie, sarebbe stata molto utile l’applicazione del credo calcistico Zemaniano: “Meglio darle che prenderle“. Ovviamente non in toto, nel senso che non c’era bisogno di lanciarsi tutti in attacco per creare spetttacolo, questo si sarebbe rivelato chiaramente controproducente contro un avversario di simile rango. Ma un’ottima via di mezzo tra lo Zeman di sempre e l’Allegri di ieri era la giusta strada da perseguire. Per un semplice motivo. Il Milan poteva permettersi di attaccare, poichè sapeva che un suo gol avrebbe avuto un peso specifico magistrale. Si sarebbe potuto permettere di concederne uno e sarebbe stato lo stesso avanti, se ne avesse presi due si sarebbe trovato in condizioni di parità, persino subendone tre poteva tranquillamente recuperare segnandone uno. Ma se fosse entrato in campo con grinta e voglia di aggredire, di sicuro avrebbe spiazzato i blaugrana. I quali magari consci del fatto che l’eventuale rete meneghina sarebbe valsa doppio, avrebbero giocato in maniera più accorta e meno sicura. Con un gol nei primi minuti il Milan avrebbe fatto saltare il banco. Rinchiudendosi dietro invece ha fatto il gioco del Barcellona, che non aspettava altro. Ed infatti, ha trionfato con una facilità addirittura imbarazzante. Perchè gli uomini di Allegri erano talmente preoccupati di non prenderle che sono finiti per farsi lo sgambetto, offrendo il fianco all’avversario. Se avessero attaccato, invece, avrebbero potuto sfruttare l’unico punto pseudo debole del Barcellona, che è la difesa. Dalla cintola in su sono degli alieni. E se gli permetti di giocare 90 minuti nella tua area di rigore vuol dire che gli stai regalando la qualificazione.

FORMAZIONE RIVEDIBILE – Detto che il problema principale è stato relativo all’impostazione della gara, certamente qualcosa si poteva rivedere pure nella formazione. La difesa non poteva che essere quella, dato che in casa Allegri non ha molto di meglio. Ma a centrocampo, ad esempio, era lecito rischiare un paio di giocatori. Al posto del redivivo Flamini poteva esserci l’incursore provetto Nocerino, oppure quel Muntari in ottima forma che all’andata si trasformò in eroe col gol del ko. Entrambi sono calciatori più eclettici rispetto all’ex Arsenal, che va benissimo come comprimario in un centrocampo di qualità, dove può dedicarsi totalmente all’interdizione. Meno bene invece se deve impostare o dilettarsi in fraseggi ed incursioni. Davanti, detto che El Shaarawy è stato encomiabile per come si è sdoppiato, Boateng e Niang hanno deluso. E se il Boa doveva essere schierato perchè di solito si esalta nelle grandi partite, convince meno la titolarità del baby ex Caen. L’allenatore voleva puntare su di lui per sfruttarne la velocità, ma eccezion fatta per l’occasione d’oro conclusa sul palo, non ci sono state altre ripartenze degne di nota. Questo perchè il baby aveva altre responsabilità che non riusciva a far coesistere: un azzardo chiedere ad un ragazzo appena maggiorenne di fare le due fasi contro campioni di questo tipo, che ti prendono subito le misure soprattutto se sei inesperto. Sarebbe stato meglio affidarsi a gente più abituata a questi palcoscenici, come Robinho o Bojan Krkic, che tra l’altro appena entrato ha subito spaventato i suoi ex compagni. Ma adesso è inutile rimuginarci sopra: quel che è fatto è fatto. Rimane il rammarico per un capolavoro riuscito a metà, per un’impresa possibile non realizzatasi. Ma niente è perduto, ed il Milan può andare fiero di se’ stesso. Già soltanto l’aver fatto credere agli alieni del calcio che la festa potesse concludersi agli ottavi di finale è un bel traguardo. Per le ambizioni di vittoria, ripassare l’anno prossimo. Ci sarà un Balotelli in più nel motore e tanta consapevolezza acquisita: i presupposti ci sono tutti.

Vincenzo Galdieri 

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