Enrico Steidler

“Cabeza, corazon y coyones”: Chivu scuote l’Inter e attacca Stramaccioni

“Cabeza, corazon y coyones”: Chivu scuote l’Inter e attacca Stramaccioni
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“Ora dobbiamo remare nella stessa direzione e questo vale per tutti, giocatori, staff, dirigenti e tifosi".

MILANO, 13 MARZO – La sensazione è quella del deja-vu: l’Inter rischia il naufragio e i veterani della squadra fanno quadrato cercando di salvare il salvabile e di risollevare il morale (rasoterra) della truppa. Lo ha fatto il Capitano Coraggioso di mille battaglie Javier Zanetti e lo fa ora il difensore rumeno, che però coglie l’occasione anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e per dare un (salutare, si spera) colpo al cerchio, uno alla botte e un altro – già che ci siamo – a tutta la baracca.

Non sfugge nessuno alla severa analisi di Cristian Chivu, nemmeno (e te pareva, ma le ragioni non gli mancano) quei mezzi di informazione di cui ora si serve per diffondere le sue parole: “Quello che vedo, quello che sento è che diventa una tragedia ogni volta che l’Inter perde una partita, ma che questo non accade quando anche altre squadre davanti a noi fanno lo stesso. Credo ci voglia coerenza in tutto. Perché è così? Perché alcune squadre sono protette e altre no“.

CABEZA, CORAZON Y COJONES – Ecco cosa manca all’Inter, secondo il roccioso difensore nerazzurro, roba da niente: “E’ giusto che il presidente Moratti sia arrabbiato e lo siamo anche noi. Com’è giusto che lo siano i nostri tifosi. Quello che preoccupa adesso è il gioco, che non c’è, e quindi è su questo che si lavora, sia mentalmente che fisicamente. Paghiamo tutti i problemi che abbiamo, il fatto di avere una partita ogni tre giorni e l’aver cambiato tanto ad agosto. Sono tanti i motivi, dovremmo discuterne per qualche ora se dovessimo analizzare tutto a fondo. Ora bisogna migliorare nel senso di fare meglio quello che abbiamo fatto fino ad adesso. (…) Inter prigioniera del passato? No, quest’Inter è prigioniera di tutti i cambiamenti che sono stati fattisottolinea Chivu richiamando tutti, anche i vertici, alle proprie responsabilità – Non è facile ripartire da zero, neanche per coloro che sono qui da tanti anni. Dal primo all’ultimo, dobbiamo dare di più e farlo con più coraggio”.

Il problema non è Stramaccioni, afferma Chivu nel corso dell’intervista rilasciata a Sky Sport 24 (“La sua principale preoccupazione credo sia il lavoro, capiranno tutti che lui ha fatto il meglio possibile, ma poi si sa che le responsabilità ricadono innanzitutto sull’allenatore, poi sui giocatori e così in avanti. La strada è sempre e solo quella del lavoro, solo così possiamo uscirne. Ripeto, questa squadra sta pagando un po’ tutto, i cambiamenti, gli infortuni, i giocatori che hanno giocato tante partite”). Il vero limite dei nerazzurri è la carenza di autostima: “C’è un po’ di confusione, ma credo che la cosa principale che manchi attualmente sia il coraggio e nel calcio la fiducia in quello che si fa è la cosa più importante”.

PAROLA D’ORDINE: NON MOLLARE – Le avversità, nel calcio come nella vita, esistono ed è necessario fronteggiarle dando il meglio di sé, prosegue Chivu: “I momenti difficili ci sono anche quando si vince, solo che magari nessuno lo sa. Certo, in quei casi superi un po’ meglio le giornate faticose perché hai vinto ed è come se avessi le ali. Quando si perde è più difficile, sappiamo che dobbiamo dare tutti di più”. Il discorso è sempre valido, che si parli di campionato o di Tottenham: con i londinesi “non abbiamo un piede e mezzo fuori, ma uno intero. E’ una partita da giocare e noi ce la giocheremo senza avere nulla da perdere. Siamo consapevoli che sarà dura, ma ce la metteremo tutta facendo crescere l’autostima e il coraggio che ci sono mancati. Quello che faremo è remare tutti nella stessa direzione e questo vale per tutti, giocatori, staff, dirigenti e tifosi”.

Nello spogliatoio nerazzurro non esistono “senatori”, conclude Cristian Chivu censurando i termini e i modi del linguaggio giornalistico (ma consapevole che il difficile rapporto coi media è la conseguenza più che la causa delle attuali magagne): “Non trovo giusto si parli di qualcuno di noi come di un senatore, non siamo mica in Parlamento, siamo una squadra. Non si tratta di senatori, si tratta dell’Inter e di quello che rappresenta questa squadra e questa Società”. E’ questa, evidentemente, l’autostima di cui l’Inter ha bisogno, stando alla larga da ogni inutile piagnisteo e resistendo alla tentazione di lapidare il capro espiatorio di turno, vedi alla voce Juan Jesus, che ultimamente è stato oggetto di critiche francamente ingenerose: Non si deve dare la colpa a un singolo giocatore se una squadra non va bene. Evidentemente non riceve appoggio dal resto del gruppo, che a volte non è organizzato bene sul campo e quelli che pagano per primi sono sempre il portiere e i difensori. Juan ha sbagliato, è vero, ma poi ha sempre avuto la testa abbastanza forte per riprendersi durante la partita. Capita a tutti, lui è giovane e ha ancora tanta strada davanti a sé”.

Enrico Steidler

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